Home»Libri»“Perché la Rete ci rende intelligenti”. Rheingold spiega il suo “manuale digitale”

Howard Rheingold
Howard Rheingold

Ernesto Assante

E’ uscito un libro che andrebbe rapidamente letto da chiunque ha voglia di capire meglio il mondo in cui viviamo, quello in cui vivremo, e ha la necessità, il bisogno o il desiderio di usare al meglio quello straordinario strumento che è Internet. Il titolo è assai singolare, ma proprio per questo stimolante: “Perché la Rete ci rende rende intelligenti“, lo ha pubblicato l’editore Cortina ed è firmato da uno dei grandi pensatori dei nostri tempi, Howard Rheingold, autore di alcuni altri preziosi libri come “La realtà virtuale”, del 1993, “Comunità virtuali: Parlare, incontrarsi, vivere nel ciberspazio”, del 1994 e il bellissimo “Smart mobs. Tecnologie senza fili, la rivoluzione sociale prossima ventura”, che nel 2003 già dipingeva lo scenario delle “rivoluzioni” nate usando smartphone e twitter.

Dire che “Perché la rete ci rende intelligenti” è il più importante libro uscito negli ultimi anni per quello che riguarda Internet e i nuovi media potrebbe apparire come una franca esagerazione. Ma non lo è, perché il libro di Rheingold è un perfetto manuale non solo di “sopravvivenza” per chi la Rete la subisce e non la ama, ma anche e soprattutto una eccellente guida per le giovani generazioni, che conoscono la Rete ma possono sfruttarla al meglio.

Rheingold, in maniera chiara e approfondita, mette in luce tutte le problematiche legate alla nostra vita “always on” ma sottolinea anche come con attenzione, partecipazione, condivisione, possiamo rendere non solo migliore la nostra vita, ma anche quella di qualcun altro. L’obbiettivo è quello di rendere il lettore “intelligente a misura di Rete”, ovvero una persona “net smart”, in grado di espandere la propria intelligenza con un uso accorto di Internet.

Le virtù di Internet sono tutte ampiamente spiegate e motivate da Rheingold nel libro, ma attenzione non si tratta del saggio di un fanatico, ma dello studio di un conoscitore, che vuole condividere la propria visione delle possibilità aperte da Internet con il pubblico più ampio possibile. Il concetto è semplice: se non si sa usare l’alfabeto non si può parlare o scrivere, se non si prende la patente non si può guidare, se non si impara a usare la Rete sarà difficile vivere nel mondo e sarà impossibile sviluppare la propria intelligenza nella maniera giusta. Rheingold quindi, conoscendo bene non solo i pregi, ma soprattutto i limiti e i rischi della Rete, mette su un perfetto manuale per cercare di evitare i rischi e esaltare i pregi, una guida approfondita ed essenziale per migliorare la nostra conoscenza e diventare, almeno un po’ di più “net smart”.

Signor Rheingold, perché ha deciso di scrivere un libro come questo?

“Sono personalmente affascinato dai media digitali fin dall’avvento dei primi personal computer. Nei primi anni ottanta ero impegnato nel rimpiazzare la mia macchina da scrivere con un word processor ma quando guardai alle origini e al futuro dei personal computer, capii che erano nati per essere molto di più che delle macchine da scrivere migliorate. Così scrissi “Tools for Thought: The History and Future of Mind-Amplifying Technology”. Quel libro, pubblicato nel 1985, parlava del futuro dei media digitali. Quindi nei primi anni Novanta scritti “Comunità virtuali”, sull’uso dei network di computer per le comunicazioni sociali. Nel 2002 ho pubblicato “Smart mobs” sui new media che emergevano dalla combinazione dei telefoni mobili, i personal computer  e Internet. Quando ho scritto ognuno questi libri, critici o studenti (ma anche io stesso) mi hanno sempre chiesto “queste tecnologie sono buone o cattive per noi come individui, comunità, società?”. Dopo circa trent’anni di pensieri, studi su questa domanda, sono arrivato alla conclusione che la risposta sia: “Se queste tecnologie dimostreranno di essere buone o cattive per noi dipenderà dall’alfabetizzazione, da quante persona sapranno come usare queste tecnologie per il miglioramento personale e collettivo”. Ho realizzato che io sapevo qualcosa su come i media digitali vanno usati e, come scrittore, sapevo come trovare e intervistare degli esperti e costruire delle spiegazioni comprensibili della letteratura della ricerca scientifica. Così ho creato una guida per tutti, per far crescere l’intelligenza collettiva rendendo accessibile a molti quello che gli esperti dell’uso dei social media sanno”.

Lei stabilisce alcune regole essenziali per essere “net smart”. La prima, quella sull’attenzione, è preliminare a tutte le altre. Ma lei sa bene che la nostra società è oggi parzialmente costruita sulla distrazione. Come si può davvero cambiare una simile situazione?

“Sia le antiche tradizioni contemplative che la moderna neuroscienza dichiarano che noi non dobbiamo essere vittime di un’attenzione incontrollata, ma che la gente può imparare come disciplinare e controllare l’attenzione. Nel libro offro molti collegamenti e riferimenti in modo che i lettori possano andare alle fonti e controllare loro stessi queste affermazioni. E offro anche semplici tecniche per ottenere il controllo di come usiamo la nostra attenzione online. La distrazione può essere vista come un effetto collaterale di un’attenzione non allenata”.

Partecipazione, collaborazione e “web smartness” sono essenziali per il futuro. Come si è evoluto il suo pensiero da “Smart mobs” a oggi?

“Smart Mobs parlava del modo in cui i new media attivino azioni collettive, politicamente, socialmente, culturalmente, economicamente. Nei tempi recenti abbiamo visto molti modi benefici e alcuni risultati distruttivi delle migliorate capacità delle persone di fare cose in concerto con altre. Io scrivo di come partecipare online perché la partecipazione nei social media, creare pagine web, blog, contribuire a Twitter, curare presentazioni di link con tecnologie di cura, fare e commentare video, imparare e insegnare, sono cruciali sia per il benessere degli individui che della comunità online. Gli individui che sanno come partecipare conquisteranno potere intellettuale, economico e politico. Le persone che sanno come cercare saranno in grado di migliorare la propria salute e accrescere la loro comprensione di temi di vitale importanza nella sfera politica. Questo è l’aspetto del “empowerment” individuale. Ma il web non era stato creato da un governo o un industria. E’ stato creato da milioni di persone che hanno pubblicato delle pagine web e le hanno linkate le une alle altre. La salute della comunità online del futuro dipende da quante persone, non solo quelle ricche e potenti, parteciperanno e consumeranno i media”.

La politica è ogni giorno più “connessa”, E’ una buona notizia per la democrazia?

“Anche in questo caso dipende dall’alfabetizzazione. Quando la stampa è stata inventata ci sono voluti due secoli prima che la democrazia rimpiazzasse le monarchie. Questo lasso di tempo è stato necessario affinché una porzione sufficiente della popolazione non soltanto arrivasse ad essere in grado di leggere e scrivere, ma anche che ci fosse una sufficiente crescita della discussione libera e informata tra i cittadini. Il popolo non può governare se stesso che non ha una buona informazione e se non forma una pubblica opinione. Noi siamo in un periodo simile oggi, nel quale Internet ha creato la possibilità di nuove alfabetizzazioni. Ma la salute della democrazia dipende dal fatto che un’ampia porzione della popolazione capisca il potere che i media digitali offrono e usi questo potere per influenzare la politica e le politiche. Se non lo faranno, quelli che già hanno ricchezza e potere li useranno certamente per manipolare gli altri”.

Quali sono le principali differenze tra imparare a scrivere e imparare a usare Internet?

“In un certo senso imparare a scrivere è più difficile, ci vogliono degli anni! Se la vediamo da un altro punto di vista la conoscenza alfabetica è più semplice, perché la gente ha necessità di imparare una sola conoscenza. Oggi ci sono la conoscenza del video, quella della scrittura online, quella dell’uso abile dei social media, quella di curare (selezionare le migliori informazioni dalla straordinaria quantità di informazione disponibile e renderle disponibili per altri), la conoscenza per creare nuove applicazioni e usi sociali dei media digitali. Nessuno può facilmente diventare esperto di tutte queste cose, ed è questo il motivo per il quale io ho scelto cinque fondamentali conoscenze che ogni persona dovrebbe possedere; l’attenzione, l’identificazione delle bufale, la partecipazione, la collaborazione, e la conoscenza dell’uso del network”.

Pensa che ci sia una possibilità che in futuro la conoscenza di Internet sarà così importante da farla studiare nelle scuole, come oggi si studiano le lingue?

“Io credo sia essenziale. Fino all’avvento di Internet, abbiamo imparato a scuola a fidarci dell’autorità dei testi. Quando uno studente prendeva un libro della libreria per usarlo come riferimento in uno studio, si presumeva che c’erano stati redattori, controllori dei fatti, editori e librai che assicuravano che i contenuti di quei libri erano accurati. Noi siamo in un mondo, oggi, dove la risposta a ogni domanda è disponibile ovunque per merito dei motori di ricerca e degli smartphone. Ma adesso è compito dei consumatori dell’informazione di determinare se il link che hanno trovato attraverso un motore di ricerca conduce a informazioni accurate, inesatte o a disinformazione. Non ci possiamo più concentrare ad insegnare agli studenti un set di fatti statici. Dobbiamo insegnare loro come trovare la conoscenza, come testare quello che hanno trovato, come pensare criticamente e come imparare nuovi modi di pensare una volta che lasciano la scuola”.

E gli anziani? Possono imparare come usare nella maniera giusta i media digitali o resteranno esclusi?

“I più anziani hanno dei nipoti con i quali possono comunicare attraverso Instagram o Twitter. Hanno problemi di salute o finanziari per i quali possono trovare aiuto attraverso delle ricerche attente. Ma dobbiamo trovare modi migliori per far arrivare questa conoscenza agli anziani: non è impossibile per una persona anziana diventare “tech savy”. Io ho 65 anni, qualcuno mi definirebbe anziano…”

Siamo ancora nell’infanzia del web e di Internet. Cosa accadrà in futuro?

“C’è voluto più di un secolo e una montagna di denaro per cablare tutto il mondo. Ci sono oggi più di due miliardi di account Internet  e 5 miliardi di telefoni mobili, più di un miliardo di questi sono smartphone. Improvvisamente la maggior parte del mondo ha accesso alla conoscenza, a tecnologie per il commercio e lo studio, e ognuno ha accesso ad altre persone. La incertezza più importante è se un numero sufficiente di queste persone imparerà a usare il potere che queste tecnologie offrono. Il futuro dipende da questo”.

E quanta libertà ci verrà concessa su Internet?

“La libertà richiede sempre vigilanza e difesa. Nel campo esoterico delle leggi sul diritto d’autore e dei regolamenti delle telecomunicazioni, interessi potenti stanno cercando di privatizzare e circondare le comunità online. Non c’è alcuna certezza che i nostri nipoti avranno la possibilità di inventare nuove industrie nel dormitorio della loro università o che i cittadini abbiamo la capacità di organizzare azioni collettive. Un maggior numero di persone deve prendere coscienza di cosa è in gioco in questi conflitti, deve educare se stessa e gli altri e deve far sentire la propria voce. La pubblica opinione può essere potente, ma emerge sono quando un numero sufficiente di cittadini informati discute pubblicamente le materie che interessano”.

Fonte: www.repubblica.it

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