Home»Ecologia»Agricoltura biologica»Nell’Italia della crisi fioriscono agricoltori e orti fai da te

Alessandro Graziadei

Nelle sue uscite pubbliche lo scrittore e alpinista Mauro Corona non smette mai di ricordarlo: “una zappa ci salverà”. E forse mai come adesso la crisi, la voglia di cibo sano e il ritorno alla natura e alle relazioni non mediate dalla Rete gli danno ragione e fanno registrare il record di 1,1 milioni di metri quadri di terreno di proprietà comunale destinati stabilmente o occasionalmente da circa 21 milioni di italiani alla coltivazione di orti pubblici o adibiti al giardinaggio ricreativo. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sulla base del rapporto Istat sul Verde Urbano nel 2011 presentato in occasione di “Cibi d’Italia” il meeting organizzato dalla Fondazione Campagna Amica al Castello Sforzesco di Milano all’inizio di maggio.

Il vero e proprio boom degli orti urbani, che anche la trasmissione di Radio2 Caterpillar sta tentando di mappare con l’iniziativa “OrtoXmille”, non ha scopo di lucro e come ha ricordato la Coldiretti “gli orti sono assegnati in comodato ai cittadini richiedenti e forniscono prodotti destinati al consumo familiare e, oltre a rappresentare un aiuto per le famiglie in difficoltà, concorrono a preservare spesso aree verdi interstiziali tra le aree edificate per lo più incolte e destinate all’abbandono e al degrado”. Secondo il censimento effettuato dall’Istat quasi la metà, “circa il 44 per cento delle amministrazioni comunali dei capoluoghi di provincia ha previsto orti urbani tra le modalità di gestione delle aree del verde – ha spiegato la Coldiretti – con forti polarizzazioni regionali: il 72 per cento delle città del Nord-ovest, poco meno del 60 per cento e del 41 per cento rispettivamente nel Nord-est e nel Centro, con concentrazioni geografiche in Emilia-Romagna e Toscana, ma ben rappresentate anche in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e nel Lazio. Nel Mezzogiorno, infine, risultano presenti solo a Napoli, Andria, Barletta e Palermo”.

In generale per l’analisi dell’Istat possiamo dire che ogni abitante dispone in media di 30,3 mq di verde urbano, con valori più contenuti al Centro (23 mq per abitante) e al Nord-ovest (24,3 mq), mentre nelle città del Nord-est il valore medio è quasi doppio rispetto a quelle del Centro e del Nord-ovest (45,4 mq per abitante) e anche nel Mezzogiorno è comparativamente elevato (37,1 mq tra le città del Sud e 26,7 mq nelle Isole). Nel 15% circa dei capoluoghi poi “la disponibilità di verde urbano è pari o superiore ai 50 mq per abitante, mentre nel 17,7% non si raggiunge la soglia dei 9 mq pro capite, soprattutto nelle Isole e al Sud”. Nel complesso circa un quinto delle città italiane presenta valori superiori alla media sia per densità che per disponibilità del verde urbano, tra queste Sondrio, Trento, Potenza e Matera, mentre valori notevolmente più bassi per entrambi gli indicatori caratterizzano la metà dei capoluoghi del Belpaese, quasi il 70% tra quelli del Sud.

Anche se non omogeneo, si tratta di un vero e proprio “patrimonio verde” che fotografa una tendenza in costante crescita. Così nell’Italia della crisi fioriscono agricoltori e orti fai da te come in una riedizione in chiave moderna degli orti di guerra nati al centro delle grandi città americane ed europee (famosi sono i victory gardens degli Stati Uniti e del Regno Unito che nel 1945 sopperivano al 10 per cento della richiesta di cibo) e italiane per garantire approvvigionamenti alimentari, qui nell’osservanza dell’imperativo del Duce, “non un lembo di terreno incolto”. Sono negli annali della storia le immagini del foro Romano e di piazza Venezia trasformati in campi di grano e la mietitura svolta in piazza Castello nel cuore di Torino, come forse lo diventeranno il verde pubblico e privato urbano contemporaneo, con giardini e balconi delle abitazioni trasformati in orti per la produzione “fai da te” di lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini, zucchine, melanzane, ma anche di piselli, fagioli fave e ceci da raccogliere all’occorrenza.

Con la crisi fare l’orto è diventato una tendenza assai diffusa – ha sostenuto la Coldiretti – che ha raccolto molti appassionati che possono oggi scegliere tra le tante possibilità agricole a seconda dello spazio disponibile. A volte basta solo un balcone e poche decine di euro. Per la Coldiretti nel caso di orto su un balcone di medie dimensioni si può ipotizzare un costo che oscilla fra i 40 e i 50 euro per 2 contenitori da 80 centimetri di lunghezza, con la giusta quantità di terra e 6 piantine orticole più diverse essenze aromatiche, dove la maggior parte del costo è rappresentato proprio dai vasi che certamente non si buttano via a fine stagione, ma possono essere riutilizzati per più anni. Le singole piantine orticole possono costare fra i 25 e i 30 centesimi per confezioni multiple. “Il segreto del piccolo orto sul balcone sta nell’ottimizzare gli spazi all’interno degli stessi vasi – ha aggiunto la Coldiretti – alternando piante più alte come pomodorini, peperoni e melanzane, con alla base composizioni di prezzemolo, basilico ed erbette. L’ideale è attrezzare un lato del balcone con le orticole e l’altro con le aromatiche come timo, salvia e menta”.

Se invece si ha a disposizione un piccolo appezzamento di terreno, in appena 10 metri quadrati si possono coltivare: 4 piante di pomodori, 4 piante di melanzane, 2 piante di zucchine, 8 piante di insalata e 4 piante di peperoni per una produzione media di oltre 25 chili di verdura. “Oltre a quello sul balcone o al tradizionale a terra, a causa degli spazi sempre più ristretti nelle città – ha concluso la Coldiretti – stanno nascendo sempre nuove tipologie di orti: da quelli a parete che si appendono all’esterno e nei quali trovano spazio fragoline, peperoncini, insalatine ed erbe aromatiche o quelli pocket costituiti da mini vasi in materiale riciclabile che possono essere sistemati senza problemi anche a bordo finestra sui davanzali più stretti”.

Ma chi sono gli “hobby farmers”? Nel dettaglio l’identikit dell’agricoltore cittadino lo ha stilato la Confederazione italiana agricoltori ed è un ritratto molto preciso: ”Ha in media 45 anni, una buona istruzione, sensibilità ambientale e una buona dose di tempo libero. È diplomato nel 55 per cento dei casi e molto spesso ha una laurea (30 per cento). In genere si avvicina all’agricoltura mosso prevalentemente da input culturali. Solitamente è un insegnante (20 per cento) o un impiegato (13 per cento), meno frequentemente un operaio (10 per cento) e un imprenditore (3 per cento)”. Se è vero che è un hobby che piace anche ai giovani, gli studenti rappresentano il 5 per cento, sono soprattutto i pensionati, circa il 40 per cento, che si avvicinano al lavoro della terra innanzitutto per risparmiare in tempi di crisi economica, oltre che per una maggiore familiarità con le tradizioni contadine.

E allora indipendentemente dai dati e dai profili statistici viva l’autoproduzione cittadina che fa bene alla salute e allo spirito, massimo esempio dell’agricoltura di prossimità e della filiera corta. Ma non si tratta soltanto di un fatto di risparmio e salute, l’orto è oggi anche e soprattutto l’occasione per ricavarsi un’isola appassionatamente analogica nella frenesia digitale dei nostri tempi, fatta di centinaia di amici virtuali e di poche decine di amici reali. Di questi ultimi si sente sempre un gran bisogno anche dietro ad una zappa, con buona probabilità quella che ci “salverà”, in questi tempi di crisi economiche e relazionali.

Fonte: www.unimondo.org

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