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Angelina Jolie al festival del cinema di Berlino l’11 febbraio 2012. (Fabrizio Bensch, Reuters/Contrasto)
Angelina Jolie al festival del cinema di Berlino l’11 febbraio 2012. (Fabrizio Bensch, Reuters/Contrasto)

Sei una famosa attrice internazionale e il tuo corpo è famoso in tutto il mondo. Hai perso tua madre per un cancro al seno e hai sei figli. Il tuo rischio di avere un tumore alla mammella è alto, e devi fare una scelta. È il riassunto di quello che ha scritto Angelina Jolie sul New York Times: e la scelta è stata una doppia mastectomia. Fermiamoci un attimo a pensare, scrive su Salon Mary Elizabeth Williams.

“Il suo gesto è stato definito coraggioso, e indiscutibilmente serve una grande forza per prendere una decisione simile e condividerla con il mondo. Ma spero anche che, dopo i titoloni e gli applausi, continueremo a parlare di quella che Peggy Orenstein ha definito ‘la nostra rassicurante guerra al tumore al seno’ che ha portato a un aumento incredibile degli esami clinici e delle mastectomie preventive. La paura è legittima. Ma ho capito che il modo in cui la affrontiamo, le nostre reazioni, le nostre emozioni possono essere manipolate, impacchettate, commercializzate e vendute, talvolta proprio da chi dice di essere dalla nostra parte”.

“Sono contenta che Angelina Jolie sia felice, ma tutti noi dobbiamo mantenere un atteggiamento scettico, interrogativo e profondamente attivo in ciò che riguarda la nostra salute e le nostre scelte. Dobbiamo ricordare che le analisi e gli interventi chirurgici servono a un’industria che è sempre più fiorente, come quella dei macchinari per la mammografia e quella della chirurgia plastica. La nostra è una cultura ossessionata dal seno e vedo troppe donne che si fanno spaventare da un mercato della sanità che si arricchisce sulle loro paure. Anche perché nella vita pensare di poter avere il controllo su tutto è spesso un’illusione”.

Williams e Orenstein hanno avuto un tumore, ed entrambe puntano il dito contro l’ossessione statunitense per i protocolli di prevenzione, molto cari e invasivi. Un articolo di Time spiega quali sono i punti ancora poco chiari dei test genetici (il calcolo delle percentuali di rischio è corretto? Alle donne sono spiegate esattamente le procedure e le possibilità che hanno?) e quali alternative hanno le donne per prevenire e curare il cancro al seno o alle ovaie 

Fonte: www.internazionale.it

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