Home»Città possibile»A Milano la prima critical mass “a piedi” per una Mobilità Nuova
Critical mass a piedi
Critical mass a piedi

Matteo Scarabelli

Meno automobili, strade sicure per pedoni e ciclisti, servizi più efficienti per i pendolari. Ma soprattutto città più pulite e più belle, per tutti. È questo il progetto della Rete per la Mobilità Nuova, una cordata di quasi 200 associazioni che ha convocato a Milano migliaia di persone per la manifestazione l’ Italia cambia strada. L’appuntamento è per sabato 4 maggio, alle ore 14.30 di fronte alla Stazione Centrale: da qui partirà la prima critical mass “a piedi” della storia che, dopo via Vittor Pisani, Piazzale Oberdan, Corso Venezia, Corso Europa e Piazza Fontana, si concluderà di fronte al Duomo. 

Attivissima nei giorni scorsi sul web (i suoi hashtag #mobilitànuova e #cambiastrada sono entrati nei Trend Topics di Twitter) e fuori (in diverse città sono state proiettate le locandine della manifestazione sulle facciate dei palazzi), la Rete è composta da realtà apparentemente lontanissime tra loro: da Legambiente a Slow Food, da #salvaiciclisti al sindacato Spi-Cgil, da Coldiretti a Libera, dal Gruppo Abele ai Genitori Antismog. Proprio questa eterogeneità testimonia quanto sia “sentito” il problema e quanto siano urgenti i cambiamenti nel campo della mobilità, i cui effetti hanno conseguenze significative non soltanto sull’inquinamento e la vivibilità delle città ma, indirettamente, anche a livello economico e sociale. 

Per questa ragione la Rete propone il superamento del sistema auto-centrico, ormai diventato insicuro, inefficiente, anti economico, oltreché fattore di degrado ambientale. La Mobilità Nuova ruota attorno a quattro perni fondamentali: l’uso delle gambe, della bicicletta, del trasporto pubblico locale e della rete ferroviaria, con l’utilizzo occasionale dell’auto in condivisione, ovvero nelle modalità car-sharing, car-pooling e taxi. 

Come si fa a realizzare tutto questo? Riequilibrando gli investimenti destinati ai trasporti: “Partiamo dalla constatazione che la sfida di una mobilità efficiente deve essere impostata a partire dai bisogni reali delle persone, che oggi sono largamente insoddisfatte e per le quali il ricorso all’automobile costituisce un ripiego e non una scelta”, spiega Simone Dini, portavoce della Rete Mobilità Nuova. 

“È nelle aree urbane che si concentra l’80% della domanda di spostamento delle persone, invece le risorse in infrastrutture strategiche viaggiano su tutt’altra direttrice, che si tratti di nuovi e improbabili raccordi autostradali o di linee ad alta velocità che costano il triplo di quanto costerebbero se realizzate in qualsiasi altro Paese europeo”. Una tesi supportata dai numeri di Legambiente secondo cui, oggi, il 75% delle risorse pubbliche del settore vengono impiegate per soddisfare il 2,8% della domanda di mobilità: questa infatti è la quota di spostamenti quotidiani superiori ai 50 km. Mentre agli interventi nelle aree urbane, al pendolarismo, al trasporto pubblico locale, alla ciclabilità e al trasporto individuale non motorizzato vengono lasciate le briciole. 

Questo è il cambiamento che intende realizzare la Rete per la Mobilità Nuova e la critical mass milanese è soltanto il primo passo. È già pronta, infatti, una proposta di legge di iniziativa popolare che vincola le risorse destinate alle amministrazioni locali a obiettivi di mobilità sostenibile. Una sorta di bonus/malus che premierà i comuni che sapranno favorire gli spostamenti a piedi e in bicicletta e l’uso del trasporto pubblico.

Fonte: www.wired.it

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