Home»Ecologia»La Terra ha un nuovo stato: l’Unesco riconosce il Garbage Patch State
Garbage Patch State
Garbage Patch State

Andrea Spinelli Barrile 

Il Garbage Patch State è il riconoscimento ufficiale, da parte delle Nazioni Unite, dell’enorme “isola della plastica”: pur non comparendo in nessuna cartina geografica essa esiste e, da ieri, ha una costituzione, una bandiera e una capitale: Garbaland.

L’Unesco ha riconosciuto, simbolicamente, un nuovo Stato: si chiama Garbage Patch State ed è stato fondato dall’artista italiana Maria Cristina Finucci per sensibilizzare il pubblico sul tema del marine littering; il nuovo stato infatti nasce da una presa di consapevolezza: “Qualche anno fa fui colpita dalla notizia di un’isola fatta di rifiuti plastici, grande quanto il Texas e profonda trenta metri”, ha spiegato l’artista italiana.

In occasione di una cerimonia tenutasi ieri sera nella sede Unesco di Parigi l’isola della plastica, un fenomeno chiamato Pacific Trash Vortex (un accumulo nell’Oceano Pacifico, nell’Oceano Indiano e nel mar dei Sargassi, avvenuto negli anni, di una enorme quantità di rifiuti, sopratutto plastici, dispersi in mare), è stata finalmente riconosciuta, simbolicamente, come un nuovo Stato: ancora sprovvista di inno nazionale e, vivaddio, di abitanti, il Garbage Patch State è uno stato che non ha confini ma una capitale, Garbaland appunto, una costituzione, un governo ed una bandiera, disegnata dalla stessa artista italiana Maria Cristina Finucci. La bandiera, vortici rossi su sfondo azzurro, è rappresentativa dello stato stesso: plastica ed immondizia che si raggruppano nelle splendide acque oceaniche (e mediterranee, perchè questo fenomeno si verifica anche nel mare nostrum); a dare forma a Garbage Patch State ci ha pensato l’installazione Wasteland (un riferimento al poema di Thomas S. Eliot) della stessa artista: realizzata in collaborazione con l’Università veneziana Cà Foscari e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, Wasteland è realizzata da migliaia di tappi di plastica colorati racchiusi in sacchetti trasparenti.

Il simbolismo dell’installazione, piuttosto immediato, vuole rappresentare la gran quantità di rifiuti dispersi nei nostri mari.

“Lo Stato, che ha anche un sito internet aperto questa mattina, è una provocazione:

[…] il cosiddetto “garbage patch” è uno dei più gravi fenomeni di inquinamento creato dalla plastica dispersa e trascinata in mare dalle correnti in un unico luogo. Un fenomeno che sta assumendo le dimensioni di un vero e proprio continente in continua crescita. […] Il riconoscimento dello stato come entità concreta, anche se fittizia, darà corpo a un problema che, seppure diffuso su scala planetaria, non assume ancora agli occhi dell’opinione pubblica una consistenza tangibile”, ha spiegato l’artista Maria Cristina Finucci; l’opera sarà esposta dal 29 maggio al 24 novembre alla Biennale di Venezia, presso l’Università Cà Foscari. In settembre inoltre i romani potranno assistere ad un’altra performance dell’artista al museo MAXXI, iniziativa promossa da MAXXI education e Università La Sapienza di Roma.

La negligenza e la cecità mettono in pericolo la natura, i pesci e l’ecosistema marino. L’iniziativa della Finucci ci mette di fronte alla nostra responsabilità verso un pianeta che ci accoglie e nutre e verso le generazioni future.

Fonte: www.ecoblog.it

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