Home»Ecologia»Agricoltura biologica»In India l’uomo degli alberi ha piantato una foresta di 550 ettari
Jadav Payeng
Jadav Payeng

Marina Perotta

L’insolita storia di un eroe contemporaneo è quella di Jadav Payeng che ha piantato una foresta di 550 ettari su un banco di sabbia nei pressi del fiume Brahmaputra in India.

Il sito si è ripopolato di specie animali grazie alla presenza degli alberi e una tigre ha dato recentemente alla luce due cuccioli.

La zona è di difficile accesso e si trova a Jorhat a 350 km dalla strada per Guwahati. Per arrivare al fiume bisogna abbandonare la strada principale e prendere una piccola strada lunga circa 30 km. Se si è fortunati si trovano i battellieri per passare sulla riva nord. Dopo 7 km di cammino a piedi si arriva da Jadav Payeng e le persone chiamano oramai questa zona Molai Kathoni, il bosco di Molai dove Molai è il soprannome di Payeng.

La storia di Payeng inizia nel 1979 quando trovò numerosi serpenti morti sul banco di sabbia rilasciati dalle onde del fiume dopo un’alluvione. I serpenti erano morti a causa del calore poiché non c’era alcun albero a dare ombra. Racconta Payeng che all’epoca aveva 16 anni:

Mi sono seduto e ho pianto per quei corpi senza vita. Fu una carneficina. Avvisai il ministero delle Foreste chiedendo loro se potevano piantare degli alberi. Mi risposero che non potevano e mi dissero di piantare dei bambù. Fu dura ma ci riuscì. Non c’erano persone ad aiutarmi.

Payeng dunque decide di lasciare gli studi e la sua casa e inizia a vivere sul banco di sabbia. Ma non è un Robinson Crusoe per cui accetta volentieri questa solitudine. (In India è comune che tra gli induisti ci siano i sannyasin o rinuncianti). Inizia così a arricchire il boschetto di bambù e allora decide di iniziare a piantare veri alberi.

Racconta ancora Payeng:

Ho portato delle formiche rosse dal mio villaggio poiché hanno la capacità di cambiare le proprietà del suolo. Infatti poco dopo sono spuntati varie specie di fiori mentre iniziavano a arrivare sempre più animali come il rinoceronte e la tigre reale del Bengala. Dopo 12 anni sono arrivati gli avvoltoi e gli uccelli migratori sono giunti in massa, cervi e bovini hanno attirato i predatori. La natura ha creato una catena alimentare: chi proteggerà gli animali se noi, gli esseri superiori apriamo la caccia?

Il ministro delle Foreste dell’Assam venne a conoscenza della foresta di Payeng nel 2008, dopo che un centinaio di elefanti dopo aver devastato un villaggio vi si rifugiò. Distrussero anche la capanna di payeng. E uno dei funzionari Gunin Saikia incontrò Payeng proprio in quella circostanza:

Siamo rimasti sorpresi nel trovare una foresta così densa su un banco di sabbia. Gli abitanti del villaggio distrutto volevano abbattere la foresta a causa dei pachidermi che vi si erano rifugiati ma Payeng rispose che li avrebbe difesi ammazzando chi si fosse avvicinato. Cura gli alberi e gli animali come se fossero sui figli e dunque abbiamo deciso di contribuire al progetto. E’ da considerare un eroe.

Fonte: www.ecoblog.it

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