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Charles Darwin
Charles Darwin

L. Chinigiolii

Nel 1831 Darwin, a 22 anni, si imbarca per un viaggio di 5 anni attorno al mondo, fondamentale per la sua maturazione come scienziato, in cui però inizia a manifestare i sintomi di una strana malattia che nessuno ne tra i medici di allora ne tra i biografi e medici contemporanei hanno saputo ben definire (sindrome di Meniere, ulcera duodenale, disturbi psicosomatici, morbo di Chagas?). Su una cosa però sono tutti concordi: Darwin era seriamente malato. Nausea persistente, vomito più volte al giorno, vertigini, palpitazioni cardiache, foruncoli ovunque, emicrania, insonnia, debolezza, tremore, un insieme di sintomi che di anno in anno peggioravano in frequenza e a cui si aggiunsero, nel 1847, ben 10 anni dopo la fine del viaggio, veri e propri collassi con disturbi della vista. Nel Marzo 1849 Darwin scrive che gli è impossibile lavorare per più di un giorno su tre e per più di venti minuti di seguito e di sentirsi ormai prossimo alla fine.
Il 10 Marzo 1849, cedendo alle insistenze di parenti e amici, non senza riluttanza e profondo scetticismo, Darwin accetta di farsi ricoverare presso una clinica per l’idroterapia di proprietà di un certo dott. Manby Gully. 
I biografi sbrigativamente, si limitano ad affermare che le cure idroterapiche funzionarono. In realtà Darwin fu sottoposto a cure omeopatiche non idroterapiche!
Il 19 Marzo, poco più di una settimana dopo il suo ricovero scrive: “Mi rammarica profondamente dover dire che il Dr. Gully, tre volte al giorno, mi somministra medicinali omeopatici: li prendo con obbedienza ma senza la minima fiducia”. Pochi giorni dopo questo suo appunto i disturbi sembrano peggiorare e poi si manifesta una reazione cutanea che gli ricopre entrambe le gambe: un cosiddetto aggravamento omeopatico e una salutare crisi di eliminazione attraverso l’emuntorio cutaneo (nonostante lo scetticismo di Darwin, altro che placebo!) tanto da annotare che il suo stato fisico e mentale è migliorato dopo l’eruzione cutanea.
Il 29 Marzo 1849 Darwin scrive: “Sono dieci giorni che non vomito: è così insolito per me!” e modifica il suo giudizio sull’omeopata che lo sta curando: “Ho cambiato parere sul Dr. Gully: lo tengo in alta considerazione e stima”.
Dopo un mese e mezzo di cura omeopatica, il 19 Aprile, scrive: “Sto riacquistando peso, sono trenta giorni che non ho disturbi, il che significa il triplo di quanto al massimo poteva accadermi nell’ultimo anno. Ieri sono riuscito a passeggiare per 7 miglia (12 km)! Mi sto tramutando in una vera e propria macchina capace di camminare e mangiare”.
Che il Dr. Gully stia esercitando un’abile influenza psicologica sul malato in modo da suggestionarlo e ottenere una straordinaria ma momentanea, apparente guarigione? Lo stesso Darwin lo esclude affermando che il medico non ha atteggiamenti baldanzosi e che non mostra piena fiducia nella possibilità di guarigione se non in tempi lunghi.
Darwin non fa mai ufficiale menzione di essersi curato omeopaticamente a più riprese (non sono pochi i personaggi illustri ritrosi a dichiararlo), ma lo riporta nelle lettere e appunti conservati nel suo immenso archivio personale. 
Migliorato nella salute (per il resto della vita continuerà a soffrire di tanto in tanto dei suoi disturbi), fa esperimenti su piante usando sostanze preparate in maniera omeopatica…ma dopo, naturalmente, essersi finalmente dedicato all’opera che gli ha dato la fama e così tanta influenza ha avuto sul piano scientifico, culturale, sociale, antropologico, economico, religioso ecc. ecc.: “L’origine della specie”.
Darwin conduce esperimenti su una pianta carnivora, la “Drosera rotundifolia”, da cui si ricava un ben noto medicinale omeopatico sperimentato da Hahnemann per primo. Usa il fosfato di ammonio preparato omeopaticamente, resta sbalordito e turbato dall’osservare che una sostanza così diluita possa avere un effetto sulla pianta, riproducibile e sempre lo stesso: movimento foglie, modificazione della secrezione ecc. Incredulo, chiede ai figli di ripetere l’esperimento da lui fatto: i risultati sono identici, come egli scrive nel 1875: 
“Gli esperimenti sono stati ripetuti per parecchi anni. Due miei figli, increduli quanto me, hanno confrontato parecchie foglie simultaneamente immerse in soluzioni deboli, diluite ed in acqua semplice e osservato, senza ombra di dubbio, che vi erano evidenti differenze…”.
Per di più, con i suoi ripetuti esperimenti, si rende conto che le foglie di Drosera reagiscono solo a poche sostanze preparate omeopaticamente, non a tutte quelle che sottopone ad esperimento: altrimenti detto, conferma il principio omeopatico di individuare il medicinale omeopatico cui un soggetto è sensibile.
Senza dubbio interessante il rapporto tra Charles Darwin, uno dei padri della scienza moderna, e l’omeopatia.
Tornando al titolo dell’articolo potremmo affermare, forse con un pò di presunzione, che senza omeopatia non ci sarebbe stata L’origine della specie e quel che ne è seguito.
Nel 1849 Darwin è malato di non si sa cosa e la sua opera fondamentale è ancora ben lontana dall’essere pronta: recuperata la salute vi si potrà dedicare a tempo pieno e, superati i dubbi dettati dalla cautela di scienziato e i comprensibili imbarazzi suscitati dalla consapevolezza del putiferio che avrebbe scatenato, darla alle stampe nel 1859, esattamente 150 anni fa.

Bibliografia
Dana Ulmann – The Homeopathic revolution: why famous people & cultural herpes choose Homeopathy, MPH, North Atlantic Ed., Berkeley, California, 2007.
Dana Ulmann – The surprising story of Charles Darwin and his homeopathic doctor – Homeopathic Educational Services,http://www.homeopathic/ .com, 2007.
Darwin Charles – Autobiografia – Einaudi Torino, ET Classici, 2006.
Bryson Bill – Breve storia di (quasi) tutto – TEA Ed., Milano, 2009.

Fonte: “Il granulo”, anno IV, N.10, 2009

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One Response to "Charles Darwin e l’omeopatia"

  1. Unoqualunque   9 marzo 2013 at 22:07

    Penso non sia vero nulla dato che non scrisse mai nulla sulla vicenda. Inoltre il 49 è il periodo in cui si rinchiuse nella sua villetta privata e non fece più una vera e propria vita sociale fino al 1858 quando riprese anche le corrispondenze con vari scienziati e pubblico la sua idea più originale. Oltre a questo ci sono varie incongruenze nella vicenda che mi fanno pensare più ad una bufala montata ad arte che alla realtà.

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