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Obesità
Obesità

Michela Dell’Amico

Il benessere ci ha reso più sani? L’accesso alle cure, un’alimentazione ricca e variegata, le campagne sulla prevenzione, i passi svelti della ricerca medica, la più diffusa scolarizzazione hanno reso i figli del progresso – a partire dai baby boomers, i nati dopo la Seconda Guerra Mondiale – più sani, come dimostra la crescente aspettativa di vita? Niente di più falso. Stando a un ampio studio pubblicato da JAMA Internal Medicine, e ripreso da Time i nati tra il 1946 e il 1964 – 78 milioni di persone solo in America – sono parecchio meno in salute delle generazioni che li hanno preceduti. 

Il diffondersi del fumo, ma soprattutto un’alimentazione troppo ricca di grassi e proteine, li ha resi la prima generazione a soffrire in massa di malattie croniche come l’ipertensione, il diabete, l’obesità e il colesterolo alto. Mentre solo il 13% dei baby boomers considera la propria salute eccellente, la percentuale è quasi tripla nelle persone della generazione precedente. Il 7% dei primi utilizza un sostegno per camminare, come un bastone, mentre solo il 3% ne aveva bisogno tra i secondi. Ancora, il 13% dei boomers soffre di limitazioni nel compiere semplici gesti quotidiani, come salire le scale o radere l’erba del prato, contro l’8,8% dei predecessori. “ Si vive qualche anno di più, ma afflitti da malattie croniche e disabilità”, hanno concluso gli studiosi.

Del resto anche Lancet aveva recentemente descritto il problema come devastante: ad oggi l’obesità è il primo allarme sanitario del mondo, e ha superato la malnutrizione come causa di malattie. Insomma si muore più di appetito che di fame, o meglio, si soffre. Perché – riportava lo studio – se è vero che l’aspettativa di vita si è allungata, passiamo però almeno gli ultimi 14 anni a fronteggiare malattie spesso debilitanti. La ricerca che ha analizzato i baby boomers ha raccolto informazioni dalle indagini governative condotte in Usa dal National Health and Nutrition Examination Survey. Ricercatori della West Virginia University School of Medicine hanno poi confrontato i dati, calcolando le differenze tra i “baby boomers” che tra il 2007 e il 2010 avevano tra i 46 e i 64 anni con quelli che avevano un’età simile nel 1988 e nel 1994.

È emerso nel dettaglio che l’ipertensione è particolarmente incisiva nel determinare il nostro scarso stato di salute. Sia perché è molto frequente, sia per i danni cardiovascolari che ne risultano: il 35% della generazione “vecchia” tra quelle prese in considerazione aveva la pressione alta, contro una cifra più che doppia – il 75% – nei baby boomers.

E poco importa la crescente consapevolezza circa i rischi di una tale condizione, strettamente correlata allo stile di vita e quindi ampiamente prevenibile; mentre evidentemente poco possono anche i test di screening e i trattamenti farmacologici più evoluti. 

Un altro nemico infatti – notano i ricercatori – è la tendenza oggi a non affrontare direttamente il problema, mentre preferiamo affidarci a cure che lo tamponino. Un altro esempio è l’ obesità, in costante crescita in tutti i Paesi sviluppati, e curata tipicamente con farmaci che abbassano il colesterolo o interventi di bypass: “L’uso di medicinali è senza dubbio aumentato e li utilizziamo come bastoni d’appoggio: per tirare avanti alla meglio”, hanno commentato i ricercatori. “Siamo diventati iperdipendenti da queste ‘soluzioni’ e le preferiamo a una effettiva salute”.

Fonte: www.wired.it

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