Home»Ecologia»NON DOBBIAMO PERMETTERE L’APOCALISSE

Chris Hedges

Gli esseri umani dovranno immediatamente applicare una serie di misure drastiche per fermare le emissioni di carbonio, se non vorranno prepararsi al collasso di interi ecosistemi o all’evacuazione, alla sofferenza e alla morte di centinaia di milioni di abitanti della Terra, secondo quanto emerge da un rapporto commissionato dalla Banca Mondiale. La persistente incapacità di rispondere in modo aggressivo al cambiamento climatico, avverte il rapporto, significa che il nostro pianeta subirà un aumento della sua temperatura di circa 4° C (7,2° Fahrenheit) entro la fine del secolo: l’inizio di un’apocalisse. 

Le 84 pagine di documento, intitolato “Turn Down the Heat: Why a 4°C Warmer World Must Be Avoided ”(1), è stato redatto per la Banca Mondiale dal PIK (2) e da Climate Analytics (3) e pubblicato la scorsa settimana. Il quadro che dipinge di un mondo sconvolto dall’aumento delle temperature è una miscela di caos di massa, un collasso di sistemi e di sofferenze mediche come quella, tra le peggiori, della peste nera, che nel 14° secolo uccise tra il 30% e il 60% della popolazione europea. 

Un innalzamento della temperatura del pianeta di 4°C – e osserva il rapporto che la tiepidezza delle promesse di emissione e gli impegni della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici renderanno tale aumento quasi inevitabile – causerà una perdita nei raccolti, assieme alla scomparsa di molte specie di pesci e ad una preoccupante carestia e fame nel mondo. 

Centinaia di milioni di persone saranno costrette ad abbandonare le loro case nelle zone costiere e sulle isole che verranno sommerse con l’aumentare del livello del mare. Ci sarà un’esplosione di malattie come la malaria, il colera e la (febbre) dengue. Devastanti ondate di calore e siccità e inondazioni, specie nelle aree tropicali, renderanno parti della Terra inabitabili. La foresta pluviale che copre il bacino amazzonico scomparirà. Le barriere coralline, così come numerose specie animali e vegetali, molte delle quali sono di vitale importanza per il sostentamento delle popolazioni umane, si estingueranno. Mostruose tempeste cancelleranno la biodiversità, assieme a intere città e comunità. E quando questi eventi estremi cominceranno a verificarsi simultaneamente in diverse regioni del mondo, rileva il rapporto, ci saranno “tensioni senza precedenti nei sistemi umani”. La produzione agricola globale alla fine non sarà in grado di riparare. I sistemi sanitari e di emergenza, così come le istituzioni destinate a mantenere la coesione sociale e l’ordine pubblico, si sgretoleranno. I poveri del mondo saranno coloro che in un primo momento subiranno le maggiori sofferenze. Ma alla fine tutti noi soccomberemo alla follia e all’arroganza dell’era industriale. E nonostante tutto, non facciamo niente.

“È utile ricordare che un aumento della temperatura media globale di 4°C si avvicina alla differenza tra le temperature odierne e quelle dell’era glaciale, quando gran parte dell’Europa centrale e del nord degli Stati Uniti erano coperte da chilometri di ghiaccio e le temperature medie globali erano inferiori ai 4,5°C e i 7°C”, si legge nella relazione. “E questa rilevanza del cambiamento climatico, causato dall’uomo, è in corso da oltre un secolo, non da millenni”. 

Nonostante i travolgenti dati scientifici, nel mondo industrializzato, le élite politiche e aziendali continuano ad anteporre il profitto a breve termine e i propri interessi alla protezione della vita umana e dell’ecosistema. L’industria dei combustibili fossili è permessa con lo scopo di determinare il nostro rapporto con il mondo naturale, condannando le future generazioni. L’anidride carbonica (CO2), il principale gas serra, ha subito una crescita, dalla sua concentrazione durante il periodo pre-industriale, da circa 278 parti per milione (ppm) a più di 391 ppm, nel settembre 2012, con un tasso di crescita ora pari a 1,8 ppm all’anno. Abbiamo già superato la soglia di 350 ppm; al di sopra di tale livello, la vita come l’abbiamo conosciuta non può essere sostenuta. La concentrazione di CO2 è maggiore oggi rispetto a qualsiasi momento negli ultimi 15 milioni di anni. Si prevede un aumento di emissioni di CO2, attualmente di circa 35 miliardi di tonnellate all’anno, a 41 miliardi di tonnellate all’anno entro il 2020. 

Poiché circa il 90% del calore in eccesso intrappolato dall’effetto serra del 1955 si trova momentaneamente negli oceani, abbiamo iniziato un processo che, anche se oggi fermassimo tutte le emissioni di carbonio, ciò provocherebbe un innalzamento dei livelli del mare e maggiori sconvolgimenti climatici, incluso il continuo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia e dell’Antartico, nonché l’acidificazione degli oceani. Il rapporto stima che se il riscaldamento arrivasse ai 4°C, i livelli marini aumenterebbero dallo 0,5 a 1 metro., o forse più, entro il 2100. Il livello del mare aumenterà di diversi metri in più nei secoli a venire. Se questo riscaldamento può essere mantenuto a 2° o ad una percentuale inferiore, il livello del mare continuerà lo stesso a salire, di circa 20 centimetri entro il 2100, e probabilmente continuerà ad aumentare tra 1,5 e 4 metri sopra i livelli attuali entro il 2300. L’innalzamento del livello del mare, conclude il rapporto, è probabile che resti al di sotto di 2 metri solo se il riscaldamento viene mantenuto al di sotto di 1,5°. L’aumento del livello del mare non sarà uniforme. Le zone costiere nelle regioni tropicali saranno inondate dal l’aumento del livello del mare che è fino al 20% superiore rispetto a quello delle più alte latitudini. 

“In particolare, lo scioglimento delle calotte di ghiaccio, ridurrà la forza di attrazione gravitazionale sul mare verso le lastre di ghiaccio e, di conseguenza, l’acqua dell’oceano tenderà a gravitare verso l’Equatore”, si legge nella relazione. “I cambiamenti nel vento e nelle correnti oceaniche, a causa del riscaldamento globale e altri fattori, potranno anche modificare l’aumento del livello regionale del mare, come modelli di oceano riscalderanno l’assorbimento e il calore. Gli impatti dell’aumento del livello del mare sono progettati per essere asimmetrici anche all’interno di regioni e paesi. Tra gli impatti previsti per 31 paesi in via di sviluppo, solo 10 città rendono conto di 2/3 dell’esposizione totale alle alluvioni estreme. Città altamente vulnerabili si trovano in Mozambico, Madagascar, Messico, Venezuela, India, Bangladesh, Indonesia, Filippine, e Vietnam. Per i piccoli stati insulari e le regioni del delta dei fiumi, l’aumento dei livelli del mare possono avere conseguenze negative a lunga distanza, specialmente se combinate con il progettato aumento dell’intensità dei cicloni tropicali in molte regioni tropicali, altri eventi climatici estremi e effetti di cambiamenti climatici indotti sugli ecosistemi oceanici (ad esempio, la perdita di barriere di protezione a causa dell’aumento della temperatura e l’acidificazione degli oceani)”. 

Nel momento in cui la concentrazione raggiungerà circa 550 ppm (corrispondente ad un riscaldamento di circa 2,4°C nel 2060), è probabile che le barriere coralline in molte aree cominceranno a dissolversi”, si legge nella relazione. “La combinazione di eventi di sbiancamento indotti termicamente, l’acidificazione degli oceani e l’aumento del livello dei mari minaccia grandi frazioni di barriere coralline anche a 1,5°C di riscaldamento globale. L’estinzione, a livello regionale, di interi ecosistemi di barriere coralline, che potrebbero verificarsi ben prima che vengano raggiunti i 4°C, potrebbero avere conseguenze disastrose sia per le specie che per le persone che dipendono da esse per il proprio sostentamento, per il reddito, per il turismo e per la protezione delle coste”. Il rapporto prevede che i tassi di variazione dell’acidità degli oceani, nel prossimo secolo, sarà “senza precedenti nella storia della Terra”. 

A causa delle temperature in aumento, la produzione mondiale di mais e grano è stata in costante declino dal 1980. Ma questo declino potrebbe notevolmente accelerare negli anni a venire, poiché un aumento delle temperature, porterebbe anche fame cronica e malnutrizione. Ci sarà un aumento di una varietà di malattie epidemiche mortali. Persistenti inondazioni contamineranno l’acqua potabile, diffondendo malattie diarroiche e respiratorie. La siccità del 2012, che ha colpito l’80% dei terreni agricoli negli Stati Uniti, diventerà la norma. Nell’America Sud tropicale, nell’Africa centrale, e in tutte le isole tropicali del Pacifico, dice il rapporto, è probabile che regolarmente ondate di calore di grandezza senza precedenti, rendendo la vita umana in queste zone difficile, se non impossibile, da sostenere. 

“In queste nuove regioni climatiche ad alta temperatura, i mesi più freddi è probabile che diventino sostanzialmente più caldi rispetto ai mesi più caldi verso la fine del 20° secolo.”, si legge nella relazione. “In regioni come il Mediterraneo, il Nord Africa, il Medio Oriente e l’altopiano tibetano, quasi tutti i mesi estivi è probabile che si presentino più caldi rispetto alle ondate di calore più estreme attualmente sperimentate. Ad esempio, il luglio più caldo nella regione del Mediterraneo potrebbe superare di 9°C l’attuale temperatura più calda registrata fino ad oggi”. Si rileva che questi cambiamenti “hanno potenzialmente superato le capacità di adattamento di molte società e sistemi naturali”. 

Lo stress e l’insicurezza causati dal collasso del clima, “avranno effetti negativi sulla saluta psico-fisica”. E ciò porterà ad un aumento dei “livelli di conflitto e violenza”. Questi cambiamenti “avranno conseguenze nell’identificazione nazionale e altereranno la dinamica delle culture tradizionali”. 

Il rapporto invita i leader del mondo industrializzato a fare immediatamente dei passi radicali – tra cui la cessazione della dipendenza dai combustibili- per mantenere la temperatura del globo ad un livello inferiore di 2°C, anche se il rapporto ammette che un aumento inferiore ai 2° comporterebbe gravi danni per l’ambiente e per le popolazioni umane. Senza un massiccio investimento in infrastrutture verdi, che possano adattarsi al calore e ad altri nuovi eventi meteorologici estremi, e nella costruzione di efficienti reti di trasporto pubbliche e di sistemi di energia rinnovabile, per ridurre al minimo le emissioni di carbonio, metteremo a repentaglio la nostra stupidità. 

Una mancata risposta assicurerà un incubo ecologico al quale molto probabilmente seguirà una crisi economica, sociale e politica. La specie umana attraverserà “soglie critiche del sistema sociale” e, ”le esistenti istituzioni che avrebbero sopportato l’adattamento sarebbero probabilmente diventate inefficaci se non addirittura sparite.” “Gli stress che la salute umana dovrebbe sopportare, come le ondate di calore, la malnutrizione e la diminuzione di acqua potabile a causa dell’intrusione dell’acqua di mare, hanno il potenziale per sovraccaricare i sistemi di assistenza sanitaria fino al punto in cui l’adattamento non sarà più possibile, e saremmo costretti ad uno spostamento”. 

“Non vi è inoltre la certezza che l’adattamento ad un mondo con temperatura di 4°C sia possibile, perché sarebbe quello in cui le comunità, le città e i paesi si troverebbe ad affrontare gravi perturbazioni, danni e trasferimenti e molti di questi rischi non si diffonderebbero di pari maniera. È probabile che i poveri soffriranno di più e la comunità globale potrebbe diventare più fratturata e diseguale rispetto ad oggi. Il previsto riscaldamento a 4°C semplicemente non si deve permettere che si verifichi.- il calore deve essere respinto”. 

Chris Hedges tiene una rubrica su Truthdig.com. Si è laureato alla Harvard Divinity School ed è stato per quasi due decenni corrispondente estero per il New York Times. Egli è l’autore di molti libri, tra cui: War Is A Force That Gives Us Meaning, What Every Person Should Know About War, and American Fascists: The Christian Right and the War on America. Il suo libro più recente è Empire of Illusion: The End of Literacy and the Triumph of Spectacle. 

Fonte: www.commondreams.org

Traduzione a cura di ASIA per www.comedonchisciotte.org

NOTE:

(1) http://www.climateanalytics.org/publications/turn-down-heat-why-4%C2%B0c-warmer-world-must-be-avoided

(2) Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico, sito: http://www.pik-potsdam.de/

(3) http://www.climateanalytics.org/

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