Home»Articoli»Editoriale»Combattere l’antisemitismo, costruttivamente!

Johan Galtung

L’antisemitismo è un modo specifico di essere contro gli ebrei come tali; pre-giudicandoli tutti sulla base di alcuni, pars pro toto. L’essere anti- qualunque categoria cui gli umani appartengano per nascita – donna/uomo, nero/bianco – è una malattia fatale, in cui il pregiudizio si intensifica fino all’odio, conduce alla discriminazione, tracima in guerra, perfino in genocidio. C’è linearità; dai pepetratori alle vittime.

Per prevenire e curare questa malattia dobbiamo capirne le cause, le radici, e imparare che cosa fare e che cosa non fare. Essere contro la malattia non basta. Con la mente aperta data dalla libertà accademica, e la libertà di parola come diritto umano fondamentale, abbiamo esplorato malattie come il cancro per identificarne le radici, i carcinogeni. Fra i quali c’è il fumo, attivo e passivo; dirlo non equivale a “incolpare la vittima”. Le malattie sono sistemi con retroazioni, come pregiudiziodiscriminazione. Radicati nelle relazioni fra ebrei e altri, in traumi del passato, conflitti nel presente, e retroazione della vittima. Sonocircoli chiusi.

50 e più anni fa condussi una ricerca sul conflitto neri/bianchi per la desegregazione delle scuole di Charlottesville, Virginia, USA. Per conoscerne le cause, furono intervistati dei duri segregazionisti riguardo ai neri. Risposte: “sono neri per via dei microbi neri della sifilide nel sangue”; “ci odiano e hanno pugnali nascosti dietro la schiena”, “sono dei comunisti contro la nostra libera società americana”. Percepiamo razzismo, trauma, paura, conflitto per il potere politico ed economico.

Che fare? La prima cosa fu semplice pur se l’evidenza scientifica non riuscì ad arrivare ai più cocciuti. La seconda era in parte una questione di controllo della società nera sui propri estremisti. La terza fu mostrare con tanto di studi che anche i neri ambivano al Sogno Americano, convinti che il percorso fosse attraverso un’istruzione integrata, come per le ragazze. E la società USA ha abbastanza spazio per uguali opportunità. In breve, risolvere i conflitti sottostanti, in vari modi. Ci vollero decenni, ma funzionò.

Morale: mai confermare i pregiudizi negativi; negarli, sfatarli. Per capire, prevenire, curare e imparare per il futuro dobbiamo sapere come pensano gli estremisti antisemiti: “gli ebrei riducono gli altri in schiavitù da debiti”, “controllano i media e i politici”, “esercitano un potere sproporzionato”. Che fare? Qualche consiglio dalla psicologia, sociologia, politologia.

Psicologia: i pregiudizi predicono il comportamento; confermare le predizioni rafforza i pregiudizi, e negarli li indebolisce. Goldman Sachs, con una direzione ebraica e milioni di debitori asserviti, potrebbe reagire costruttivamente rifiutando il “capitalismo da casinò”, favorendo commissioni fisse su transazioni trasparenti raggiunte in modo aperto. L’AIPAC (Comitato d’affari pubblici israelo-americani) potrebbe smettere di manovrare i media e intimidire i politici con calunnie e pressioni, favorendo invece il dialogo, non soffocandolo dando dell’ “antisemita” ai critici.

Sociologia: quando una minoranza brilla economicamente-culturalmente e la maggioranza per potere politico-militare – armeni/turchi, ebrei/tedeschi, cinesi/indonesiani, tutsi/hutu – un approccio costruttivo permette alla maggioranza di stare meglio economicamente e culturalmente, come per i Mahathir in Malaysia.

Politologia: è controproducente proibire Mein Kampf e quelle falsità nefaste che incitano all’odio per gli ebrei, i Protocolli. Meglio contraddirle in dialoghi, e contrastarle con un’azione costruttiva.

Serve una profilassi sia primaria sia secondaria. Il rimedio ai traumi non è negarli ma la riconciliazione; ai conflitti non la violenza ma la risoluzione; al pregiudizio l’empatia; alla discriminazione l’equità. La profilassi secondaria sta nel rafforzare le vittime contrapponendosi al pregiudizio; nel negare come antisemitismo qualunque cosa cui attaccarsi.

La Germania post-shoah combatté il nazismo con l’autorità della legge, i diritti umani e la democrazia. Ma la Germania oggi ha la periferia UE in schiavitù da debito. Meglio imparare dal passato, essere costruttivi, incoraggiare l’autosufficienza, negoziare una remissione del debito per prevenire che odio e violenza lacerino l’UE. Gli ebrei sono stati utilizzati come capri espiatori durante le crisi economiche, come nella Germania di Weimar. Gli USA stanno procedendo in quella stessa direzione; ne potrebbe conseguire un massiccio antisemitismo. Imparare, stroncandolo sul nascere, reagendo,ora.

Consideriamo gli anti-antisemiti. Sono contro l’antisemitismo, come dovremmo esserlo tutti. Ma possono avere anche altre motivazioni: una proiezione di repressione a livello micro, una lotta per il potere a livello meso, una protezione di paesi in preda al rimorso da accuse di nuovo antisemitismo a livello macro, uno scontro di civiltà a livello mega. I protestanti-evangelici possono volere ebrei insediati in Palestina non per loro interesse ma per una Armageddon che accelererà la Seconda Venuta di Cristo.

Definire pubblicamente “antisemiti” intellettuali come Jimmy Carter, Desmond Tutu, Richard Falk, Günter Grass, Judith Butler, Evelyn Hecht-Galinski, Richard Dawkins, Mairead McGuire, Noam Chomsky e altri è una falsa calunnia di persone per nulla antisemite, con prospettive importanti. Il discorso “corretto” non ci porta da alcuna parte: Israele ha sempre ragione; i critici d’Israele hanno sempre torto.

La democrazia si basa sulla trasparenza e sul dialogo. L’etichetta-calunnia di antisemita è proibitiva-punitiva, accompagnata da pressioni economiche, minacce, e dal rifiuto del dialogo; non esplicativa-preventiva-curativa-costruttiva. Alcuni anti-antisemiti fanno un pessimo servizio agli ebrei e a Israele, alla democrazia, alla libertà di espressione e alle istituzioni accademiche in quanto luoghi di libertà di ricerca.

La politica israeliana oggi è il risultato di mancanza di dialogo, dell’essere protetta dai mediamainstream più preoccupati di denunciare, ostracizzare e zittire i critici che di alternative costruttive, come una soluzione a 2 stati entro una Comunità Mediorientale a 6 stati, come la Comunità Europea, nell’ambito di un dispositivo di sicurezza di oltre 20 stati, simile all’ OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.

Lo stesso vale per la shoah. Che avrebbe potuto essere evitata se gli Alleati avessero revisionato il Trattato di Versailles, se Weimar avesse sollevato le condizioni del ceto inferiore tedesco; boicottando Hitler finanziariamente anziché negoziando il trasferimento in Palestina di 60.000 ebrei tedeschi, con più azioni nonviolente quali quella della Rosenstrasse a Berlino del febbraio 1943, e con meno cooperazione ebraico-nazista.

Morale: Conosci il passato per imparare a prevenire un genocidio in futuro.

Fonte: www.transcend.org

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3 Responses to "Combattere l’antisemitismo, costruttivamente!"

  1. Iacopo Benigni   19 dicembre 2012 at 17:28

    Tanto ormai la figura del bischero l’ho fatta:

    allora mi sono riletto e ho capito che con antisemita ci si riferisce all’accezzione comune di razzismo contro gli ebrei.

    Rimane però la mia perplessità. Criticare il sionismo e evidenziarne le sue criticità non ha niente a che vedere con il razzismo. Sarebbe come dire che se io critico le azioni e i messaggi dei membri della comunità ebraica di Firenze sono razzista nei confronti degli abitanti di Tel Aviv.

  2. Iacopo Benigni   19 dicembre 2012 at 17:18

    Scusate ho letto adesso che l’articolo è stato fatto partendo da una lettura di Galtung, potrei se e dove Galtung dice queste cose?

  3. Iacopo Benigni   19 dicembre 2012 at 17:16

    C’è un problema in questo articolo secondo me: anche i palestinesi sono semiti come parte degli israeliani che non sono tutti semiti tra l’altro.

    Se io voglio criticare Israele quando sbaglia posso farlo perché voglio che i diritti umani di chi abita a ovest del fiume Giordano siano garantiti. Sia esso semita o meno. Faccio “un pessimo servizio a Israele”? Che i governi israeliani imparino a fare un buon servizio a se stessi e evitino di violare i diritti umani allora.

    Non sarebbe più semplice quando si parla di israeliani usare la parola isreliani?

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