Home»Ecologia»La dieta del riscaldamento globale, addio patate benvenute banane!

In un mondo surriscaldato bisogna puntare su colture in grado di resistere alle alte temperature per sfamare una popolazione mondiale in costante e vertiginosa crescita. Partendo da quelle piante che stanno mostrando di adattarsi meglio ai cambiamenti climatici e stanno trovando un clima fertile in regioni prima proibitive, abbiamo visto il caso delle banane in Sicilia, sempre più coltivate e con maggiori probabilità di successo rispetto al passato. Ebbene, secondo una recente analisi commissionata dall’ONU agli esperti del CGIAR, proprio le banane si candidano a sostituti delle patate nella dieta da riscaldamento globale.

Secondo gli scienziati, nei Paesi in via di sviluppo le banane potrebbero rappresentare una fonte di sostentamento valida per milioni di persone, in difficoltà a reperire altri prodotti ortofrutticoli a causa delle alte temperature e della siccità.

Spiegano gli esperti che dovremo abituarci a nuovi menu e che gli agricoltori dovranno variare le colture in funzione dei cambiamenti climatici. Dall’analisi emerge infatti che le tre principali colture (sia sul fronte nutrizionale che per superfici coltivate), mais, riso e frumento, diminuiranno in molti Paesi in via di sviluppo (e lo stanno già facendo). A soffrire sarà anche la patata che cresce meglio in climi più freschi e patirà le alte temperature. Ad altitudini più elevate, dove vengono piantate oggi le patate, ci sarà dunque spazio e terreno fertile per piantagioni di banane.

Philip Thornton, autore dell’analisi, precisa che le piantagioni di banane potrebbero rappresentare una valida alternativa in special modo per i piccoli produttori agricoli. Gli esperti hanno individuato anche altre colture in grado di resistere ai cambiamenti climatici. In Asia meridionale, ad esempio, si potrebbe puntare sulla manioca, pianta tropicale che ha una radice a tubero commestibile, importante fonte di carboidrati. Per quanto riguarda le proteine, per sopperire alla mancanza di una fonte importantissima come i germogli di soia, sensibili ai cambiamenti climatici, si pensa al fagiolo dell’occhio, conosciuto nell’Africa sub-sahariana come la carne dei poveri.

Fonte: www.ecoblog.it

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