Home»Tecno»DeRev, la prova della piattaforma per le rivoluzioni

DeRev

Silvio Gulizia

Cos’è DeRev? Se lo sono chiesti in tanti quando si è diffusa la notizia che questa sconosciuta startup napoletana aveva racconto 1,25 milioni di euro da Vertis Venture e WithFounders per sviluppare un’idea che sul Web aveva convinto oltre 60mila persone a iscriversi sulla fiducia. Abbiamo visto DeRev, che poi sta per De Revolutione, in anteprima e abbiamo fatto alcune domande a Roberto Esposito, il Ceo di questa startup che è riuscito prima a convincere Fulvio Sicurezza e Antonio Mottola a co-fondare l’azienda insieme a lui e poi a coinvolgere persone e aziende sulle base di una promessa: trasformare le idee in rivoluzioni. La startup ha già raccolto pubblicità per 80mila euro e ospiterà i principali candidati alle primarie del centro sinistra per una sessione di domande e risposte con gli utenti. 

DeRev è una piattaforma in un certo senso simile a WordPress, Tumblr o Joomla. Permette di creare tre tipi di progetto: crowdfunding, petizione o rivoluzione generale. Il primo è piuttosto semplice: si tratta di uno strumento per finanziare un’idea come ce ne sono altri in Italia e all’estero. Che il timing sia perfetto lo dimostra la celebrazione due settimane fa del primo evento dedicato al tema in Italia,  Crowdfuture. Con DeRev è possibile raccogliere fondi come in Kickstarter o creare una lista di oggetti da acquistare o progetti da realizzare a cui il finanziatore può contribuire con soldi, donazioni oppure offrendo il proprio tempo e le proprie conoscenza. Le onlus possono anche raccogliere fondi in modo continuativo per la propria attività. La petizione è l’unico strumento che consente di esportare i dati. Si tratta in sostanza di una raccolta firme online che però può essere usata anche come strumento per il tesseramento da parte di partiti o fan club. La rivoluzione generale è l’unico progetto a tempo indeterminato. Nello specifico prevede strumenti di discussione e interazione con gli utenti, fra cui anche video e audio streaming. Utile alle amministrazioni locali per lanciare progetti di democrazia partecipata. Chi lo fa però deve spiegare se e come una proposta dei cittadini è stata accetta o rifiutata. In comune i tre tipi di progetti hanno l’url personalizzata derev.com/nomeprogetto, a cui si può far redirigere un dominio esterno come nomeprogetto.it, e strumenti quali blog, forum, box per presentare il team, video presentazione, box social per gli account Facebook e Twitter e per fare cross posting. 

Un altro strumento a parte è la cassetta di frutta virtuale rappresentata dallo Speaker’s Corner e ispirata a quella di Hyde Park, dove chiunque può salire per dire la sua. Si pagano due euro via PayPal e si parla per cinque minuti davanti a un pubblico che può fare domande e risposte. Il team di DeRev monitora il tutto per garantire la qualità dello streaming. Così come quella dei progetti creati. Non tutti infatti verrano accettati, ma solo quelli ben fatti. Alcuni sono già pronti, altri verranno selezionati durante la prima settimana che sarà dedicata allo scouting e alla comunicazione. E nulla vieta ai diversi progetti di essere collegati fra loro. 

Gli utenti possono scegliere chi seguire e creare un account per monitorare e ricevere informazioni da diversi progetti. DeRev replica il concetto di utente fidato di eBay: più punti uno ha e più è ritenuto affidabile. 

Lo Speaker’s Corner è una delle novità più interessanti. Una specie di Ted in versione YouTube. Politici, startup e gruppi musicali hanno già prenotato uno spazio, spiega Esposito. Il quale vanta una capacità di marketing attraverso i social media non comune. Nel suo curriculum c’è la comunicazione Web dell’ America’s Cup svoltasi a Napoli: è riuscito a rastrellare 740 mila spettatori sul Web, un pubblico superiore a quello ti tutte le altre tappe messe insieme, racconta. È su questo anche che hanno scommesso gli investitori. “A differenza dei nostri competitor – spiega Esposito – noi garantiamo il marketing necessario per sostenere i vari progetti”.

Quanto all’aspetto economico, il Ceo di DeRev ci ha spiegato che “l’obiettivo è andare a break even in 15 mesi. Prenderemo una commissione sui progetti in crowdfunding e venderemo spazi pubblicitari a partner e inserzionisti in cerca di un pubblico profilato”. 

De Revolutione è per tanti, ma non per tutti. Ci sono sei categorie: arte e cultura, politica e democrazia, business e tech, cause e attivismo, azioni di massa, gruppi e fan club. E poi varie sotto categorie. Si può usare per esempio per creare un flash mob od organizzare una protesta, non è detto che si debba essere per forza un politico o una startup per trarne beneficio. Il progetto parte in Italia questa settimana e dal secondo trimestre del prossimo anno punterà a espandersi in Europa.

Fonte: www.wired.it

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