Home»Articoli»Editoriale»Balducci, un umanesimo spogliato

Enrico Peyretti

Sarebbe ingratitudine dimenticare che non siamo soli, ma abbiamo padri, maestri, guide. In questo capannone, il “prefabbricato”, sento risuonare voci che ancora ci animano e incoraggiano: Michele Do, Umberto Vivarelli, David Turoldo, Raimon Panikkar, per dire solo alcuni “andati avanti”, ma a noi più presenti; voci che leggono i segni dei tempi, voci che pregano con la voce del cielo e della terra. Oggi in particolare ascoltiamo qualcosa di Ernesto Balducci. 

Ri-cordare padri e maestri vuol dire non solo “tenere in cuore”, ma “riprendere il loro cuore”, perciò ritrovare, riascoltare, raccogliere il loro cuore intelligente, e intelligenza cordiale, che è, in Balducci come in Turoldo, “ragione-con-passione”, e “passione-con-ragione”; assumere il loro compito, nella misura delle nostre possibilità, nella situazione nuova. 

Non si tratta di ripetere, ma di proseguire il lavoro che ci hanno consegnato: «fallo tu!». Un aneddoto su Balducci: gli chiesi di fare nelle ECP una storia delle lotte nonviolente. Mi disse: “Falla tu!”. Io non ero né sono in grado! Ma ho raccolto una bibliografia ampia “Difesa senza guerra”, da cui altri possono costruire una storia alternativa a quella delle potenze violente. Fare noi oggi.

Quali parole indicative di Balducci raccogliere fra le tante, quali scegliere? 

Del suo libro “Francesco d’Assisi” mi scrisse (lettera del 4-12-89): «Sono convinto, senza narcisismo, che si tratti, nel suo genere, di un libro importante, per la nostra causa intra ed extraecclesiale»

Allora, forse, il legato di Balducci, politico, culturale ed ecclesiale, è un umanesimo spogliato. 

Francescanamente spogliato 1) dalla violenza e 2) dalla superbia:

1) Un umanesimo spogliato dalla violenza (di cui vediamo almeno 4 tipi): 

1. violenza diretta (la legge delle armi), 

2. violenza strutturale (il sistema dell’ingiustizia, della relazione umana ridotta a mercato finanziario = oggi l’impero del denaro senza legge, che genera e nutre denaro, invece di nutrire la vita, e invece la divora), 

+ 3. violenza culturale (la teoria della ineguaglianza), 

+ 4. violenza fislosofia o metafisica: 

= 1) nell’antropologia: la teoria della natura necessariamente egoista e violenta dell’uomo (Balducci lo chiama il “sofisma machiavellico”); 

= 2) nella razionalità: la “ragione armata” dell’Occidente (Panikkar); 

= 3) nella religione: la religione impegnata più sul male che sul bene, quindi una teologia violenta. Queste sono tre negatività fondative. 

2. Un umanesimo spogliato dalla superbia

– superbia della potenza tecnologica e finanziaria, che domina la vita 

– superbia del potere sacralizzato e dal sacro imperializzato (Costantino, editto del 313, anniversario l’anno prossimo) 

superbia dell’autosufficienza culturale e religiosa, che seleziona l’umanità

Umanesimo spogliato, perciò povero, di quella povertà-verità, che ci riconduce all’immagine originaria dell’uomo, ricomparsa in Cristo, «immagine visibile e trasparente dell’invisibile volto di Dio, immagine alta e pura del volto dell’uomo come lo ha sognato il cuore di Dio» (Credo, di Michele Do):

Di Balducci raccolgo ora tre parole: 1) Non sono che un uomo 2) La Chiesa è umanità 3) Dio viene nel diverso 

1) Non sono che un uomo (Pietro in Atti 10, 26 a Cornelio, il pagano che vide un angelo) 

«Chi ancora si professa ateo, o marxista, o laico e ha bisogno di un cristiano per completare la serie delle rappresentanze sul proscenio della cultura, non mi cerchi. Io non sono che un uomo». (Balducci, L’uomo planetario, Camunia 1985, p. 203 [ultime parole del libro]) 

Cioè: 1- non rinnega certo l’essere cristiano; lo riconduce all’essere umano, al diventare umano. Vangelo: “diventare (non “ritornare”!) bambini” = ritrovare le origini dell’uomo, la genuinità. Perché sorridiamo ai bambini, per strada? Perché riconosciamo in loro ciò che eravamo e potremmo essere! La nostra vera immagine intatta. Non che la vita sia condanna alla decadenza, ma può resistere alla decedenza e dispaerazione e tristezza della vecchiaia solo se continua ad attingere all’origine. 

2- “Non sono che un uomo” = Pietro a Cornelio: non “Santità, Santo Padre, Pontefice” ma uomo come te, a Cornelio, che si prostra davanti ai suoi piedi 

= il cristiano diventa uomo, nella somiglianza a Cristo, teso a lui, cioè teso all’umanità-immagine-somigliante al Vivente; uomo planetario, insieme a tutti, plurale, inedito, uomo “u-topico” 

3- “Svolta antropologica”: Balducci, dopo il Concilio, deluso dal mancato rinnovamento della Chiesa (i suoi libri: Papa Giovanni, 1964; La Chiesa come eucaristia, 1969 ), si distacca dalla prospettiva ecclesiocentrica e anche eurocentrica (L’uomo planetario, 1985), si spende per la pace (difesa degli obiettori; guerra Vietnam; convegni fiorentini di Testimonianze sulla pace, anni ’80; nel 1986 fonda le Edizioni Cultura della Pace) 

Ora il suo problema è un nuovo ordine mondiale umano, la ricomposizione dell’umanità nella pace fra Le Tribù della terra (1991) (con Garaudy e Boff), e la prospettiva profonda sulla “transizione di epoca” nel grande ultimo libro La terra del tramonto, superamento dell’occidentalismo unico e conquistatore (libri postumi: Montezuma scopre l’Europa, 1992, nel 500° della Conquista, genocidio culturale; L’Altro, un orizzonte profetico, 1996). 

Il centro prospettico di La terra del tramonto, a mio parere, è il capitolo L’uomo inedito (pp. 42-59). Impegno e occasione e necessità è la “mutazione antropologica” dalla competizione alla collaborazione, in una evoluzione propria dell’uomo aperto a ciò che lo trascende. Un uomo più vero è nascosto, inedito, dentro l’uomo attuale, storico. Questa mutazione non è un sogno fantasioso, ma una necessità e possibilità vitale: una delle “verità di Hiroshima” è che il destino umano è comune, la vita di tutti è la vita di ciascuno, la pace non è un bel miglioramento, ma condizione vitale

2) La Chiesa è l’umanità 

– «La chiesa non è che quella porzione di umanità in cui si è illuminata la coscienza delle promesse messianiche e del loro adempimento in Gesù Cristo. Le sue radici sono nel contesto dell’umanità». (…). 

– «Il popolo di Dio è il luogo in cui ciò che avviene nell’umanità nel suo insieme acquista una consapevolezza messianica. (…) 

– «L’ordine del giorno del popolo di Dio non lo detta il popolo di Dio, lo detta l’umanità. Questo è un concetto importante». 

– «Quando parlo del regno di Dio in maniera laica, come del regno della fraternità, dell’uguaglianza, della condivisione dei beni della terra, non riduco l’annuncio messianico, lo traduco». (Balducci, Il cerchio che si chiude, Intervista autobiografica a cura di Luciano Martini, Marietti 1986, p. 145, 151) 

– «Da anni conservo in me (…) la nostalgia degli anni in cui i cristiani non sapevano di essere cristiani. Sì cominciò ad usare questo appellativo nel 43 d.C. in Antiochia (Atti 11,26). Dopo la risurrezione, i discepoli di Gesù non si dicevano cristiani, essi erano paghi di chiamarsi fratelli, sorelle, discepoli, credenti. (…) Coloro che utilizzarono questo termine “cristiani” per la prima volta furono gli impiegati o i militari romani che, per motivi di ordine pubblico, consideravano i discepoli di Gesù come i membri di un partito politico con retroterra giudaico. Fu insomma il potere ad inventare questo nome! Ciò mi basta perché possa sentirmi libero di coltivare la nostalgia dei giorni durante i quali i cristiani non lo erano affatto [non erano un potere], in attesa di un tempo in cui i cristiani non lo saranno più». 

– «La nostra identità di cristiani si iscrive nella crisi del cristianesimo che dobbiamo comprendere ormai nel senso più radicale e dunque come morte del cristianesimo. (…) Per me, credente, è l’entrata del cristianesimo con tutta la sua identità, nelle tenebre del venerdì santo in cui, come in un oscuro crogiolo, si consumano le teologie, le istituzioni giuridiche, i patrimoni culturali. La mia stessa identità dì cristiano si dissolve nella Croce. Io non voglio restare cristiano se questo significa rimanere chiuso nella determinazione che un tale nome esprime per l’utopista poeta, per il marxista, per l’agnostico, per il commissario di polizia e forse anche per l’impiegato della Curia. No, io non sono un cristiano, sono soltanto un uomo, come diceva Pietro a Cornelio. Io sono un uomo che considera tutti gli uomini come suoi fratelli e che vuole essere considerato da tutti come fratello perché è in questo atmosfera fraterna il luogo del cristianesimo. Il cuore del cristianesimo non è costituito da “nuovi riti religiosi” ma semplicemente da un uomo chiamato Gesù che ha vissuto la realtà banale della condizione umana». (postfazione al libro di Paul Gauthier, Vangeli del terzo millennio, ed. Qualevita 1992 passim pagine 243-249) 

Cioè, la Chiesa non è un recinto, una rocca esclusiva di salvezza, ma è seme, lievito, sale, luce che viene da Cristo destinata in modi vari a tutta l’umanità, come il sole dà ad ogni cosa il suo particolare colore, non lo stesso colore. Anche Michele Do: «La Chiesa è l’umanità, è il cosmo» (Amare la Chiesa, p. 29 e 80)

3) Dio viene nel diverso, nell’ospite, nello straniero 

«Ecco cosa mi dico: il Cristo viene a te sotto le specie sacramentali del diverso: la donna, l’operaio, il nero, il musulmano, il buddista ecc. Il Dio di Gesù Cristo è nascosto in ogni diversità, egli è il Santo».

La “mutazione antropologica” attesa e intravista da Balducci albeggia in questo triplice [Non sono che un uomo; Chiesa-umanità; Dio viene nel diverso] spogliamento, semplificazione, povertà che avvicina all’umanità di tutti, e non permette più di contrapporsi e sovrapporsi. 

Questa “conversione evangelica della religione” (Chiesa povera, Concilio) in Balducci è un forte antidoto al 4° tipo di violenza detto sopra, cioè la violenza filosofica, metafisica (più profonda della violenza militare, culturale, economica) = 1) al “sofisma machiavellico” (anche Hobbes, Schmidt) risponde “l’uomo inedito”, della cooperazione e pace 

2) alla “ragione armata” risponde l’intelligenza del riconoscimento e amore per l’Altro 

3) alla religione impegnata più sul male che sul bene, alleata del potere, risponde l’annuncio di bene che è l’eu-angelion. 

Balducci profeta non certo “di sventura”, pur nel tempo tragico, ma di speranza impegnata. Ci chiama e ci muove.

Fonte: www.peacelink.it

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