Home»Tecno»Digitalizzare la pubblica amministrazione? Un risparmio di 20 miliardi l’anno

Andrea Curiat

Quando si parla di spesa pubblica, oggi, vengono subito in mente auto blu e consulenze dalla bolletta salata. Ma la pubblica amministrazione ha un costo occulto che non è da meno: il mare di lettere, fatture, libri contabili e altri documenti cartacei che ogni giorno fanno avanti e indietro tra gli enti locali, le aziende fornitrici dello Stato, gli ospedali, le scuole e tutti gli altri istituti statali. Spese di poco conto? Mica tanto. Secondo l’Osservatorio Agenda Digitale, realizzato dalla School of management del Politecnico di Milano, la digitalizzazione dei processi tra, da e verso le pubbliche amministrazioni potrebbe garantire risparmi per 20 miliardi di euro l’anno. E permetterebbe allo Stato di incassare 5 miliardi in più l’anno. Una ragione in più, insomma, per imporre al Paese una decisa e rapida sterzata verso le nuove tecnologie, soprattutto in un momento economico in cui la parola d’ordine del governo è spending review. 

Ecco nel dettaglio, passo dopo passo, cosa bisognerebbe fare secondo gli analisti del Politecnico. Primo punto: effettuare almeno il 30% degli acquisti delle Pa tramite e-procurement. Di che si tratta? In sostanza, di shopping elettronico. Gli enti pubblici, insomma, dovrebbero usare strumenti informatici per trovare fornitori di beni e servizi ed effettuare così gli acquisti, anche tramite aste o bandi di gara. Il principio non è diverso da quello applicato già da molti italiani quando si tratta di trovare buoni prezzi sul Web, ma ad oggi la percentuale di acquisti della Pa effettuata attraverso canali digitali è ferma al 5%. Incrementandola al 30%, il risparmio per lo Stato raggiungerebbe i 7 miliardi di euro l’anno. 

Il secondo step consiste nella diffusione della fatturazione elettronica anzichè cartacea. Le Pa risparmierebbero 1 miliardo di euro l’anno e i privati altri 4 miliardi di euro: un guadagno per tutti. A patto, però, di digitalizzare tutte le fatturazioni verso le pubbliche amministrazioni e almeno il 20% delle relazioni B2B in Italia. La legge che rende obbligatoria la fatturazione elettronica verso le Pa c’è già, ma è bloccata dal 2008 dalla mancanza di un decreto attuativo. 

Basta, poi, con i vecchi pagamenti in contanti o assegni. Meglio usare carte di credito e bonifici online. Se almeno il 30% dei pagamenti di Imu, Tarsu, multe e bolli auto avvenissero tramite il canale elettronico, il risparmio per lo Stato sarebbe di 600 milioni di euro l’anno. Raggiungendo il 30% di e-payment verso gli esercenti (siamo già al 20%), l’effetto anti-evasione sarebbe tale da garantire 5 miliardi di euro all’anno di gettito fiscale in più.  

E ancora, sarebbe necessario snellire tutti i processi interni alle pubbliche amministrazioni grazie all’impiego delle tecnologie informatiche. La digitalizzazione e la dematerializzazione negli enti pubblici permetterebbe di incrementare del 10% la produttività del personale. Il che si tradurrebbe in un risparmio pubblico pari a 15 miliardi di euro l’anno. 

Senza dimenticare le startup: con soli 300 milioni di euro di investimenti in favore degli aspiranti imprenditori si otterrebbe un effetto leva in grado di aumentare il nostro Pil di 10 volte tanto (sino a quota 3 miliardi di euro) entro i prossimi 10 anni. 

Alla fine dei conti, guardando alla relazione del Politecnico verrebbe da chiedere: allora, Italia, quando passiamo al digitale?

Fonte: www.wired.it

 

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • TECNO
  • ABOUT
  • CONTACT