Home»Tecno»Apple, dopo Jobs inizia il declino?

Martino De Mori

È finito l’effetto Jobs e Apple ha iniziato il suo declino? Sono le criticatissime Mappe di Apple introdotte nel nuovo iOS 6 a innescare la domanda che sta circolando in Rete. Ma anche le caratteristiche del nuovo iPhone e altre analisi a ritroso sulle mosse di Apple del post-Steve. 

Il compianto ceo di Apple avrebbe approvato la release di un software del genere? Cosa avrebbe fatto quel Jobs che, quando divenne chiaro il fallimento di MobileMe nel 2008, raccolse il team in un auditorium, sbraitò senza pietà contro tutti e rispedì a casa il responsabile, umiliandolo davanti alla platea? 

Conosciamo bene dalla biografia scritta da Walter Isaacson il livello di perfezionismo e di intolleranza agli errori del padre di Apple. A lui si ascrive il merito della rinascita della Mela e dell’invenzione di nuovi prodotti-che-fanno-il-mercato come iPod, iPhone e iPad. Ma poi? 

Apple rimarrà l’azienda n.1 al mondo anche nel 2012 e iPhone 5 promette un altro sfracello di vendite (anche se inferiori al previsto), ma per molti la percezione è che il nuovo smartphone non sia quel passo avanti che ci si aspettava da Apple, che non abbia nulla di innovativo. Per dire, il Nokia Lumia 920 ha entusiasmato molto di più per le sue novità (la fotocamera e la ricarica wireless, almeno). Poi ci sono critiche sulla tenuta dell’alluminio della scocca. E sulla lentezza del wi-fi.

E c’è la questione delle Mappe: i clienti sono infuriati dalla scarsa qualità del servizio, infinitamente inferiore rispetto a quelle di Google. Un errore pericoloso in un momento in cui le mappe sono diventate una caratteristica fondamentale in uno smartphone. Certo, i bug verranno come al solito riparati, a costo di un altro dispetto a Google, ma incomincia a serpeggiare la sensazione che il faro Apple che illuminava la scena e indicava la via stia perdendo un po’ di luce. Anche fra i designer.

Ammesso che sia così, le ipotesi possono essere infinite, così come i tweet dei fan delusi dal nuovo servizio. C’entra davvero qualcosa la scomparsa di Steve Jobs? Non si diceva che avesse lasciato prodotti per stupire ancora il mondo nei prossimi 4-5 anni? Ad Apple è rimasto solo un gran senso del marketing? O solo una base di fan ancora molto ampia? È possibile alzare sempre l’asticella dell’innovazione? Ha senso farlo in questo momento storico? 

Lo scopriremo solo vivendo, diceva quello. E di sicuro scioperi e scontri alla Foxconn non aiutano. Intanto un interessante articolo uscito sul Sydney Morning Herald analizza la situazione di Apple facendo un paragone con Microsoft. Pensiamo all’azienda di Bill Gates: 15 anni fa, dopo una lunga rincorsa, si trovava sulla vetta, era la società più potente del mondo IT. Proprio per questo si innescò un meccanismo tipico delle industrie che giocano nel capitalismo globale: la difesa del proprio modello di business. 

A Redmond non osarono più e si limitarono a sfruttare la diffusione dei propri software per vendere altri prodotti, senza innovare più davvero. Fu lì che arrivò Jobs con la sua Apple, una società con molti problemi che riuscì a inventare nuovi modelli di business vincenti, fino a raggiungere il top della chart. Ora è il suo turno per il gioco in difesa: lo dimostrano le battaglie legali contro Samsung e la politica dell’imporre ai clienti solo prodotti propri anche se non di qualità (vedi appunto le Mappe), oltre ad altre controversie che distrarrebbero Cupertino dalla sua missione. E il destino è, teoricamente, di inevitabile declino, come sostengono su The New Republic.

In questa dinamica industriale, però, la figura di Steve Jobs e il suo ruolo messianico-salvifico diventa meno importante: raggiunto il vertice, con o senza di lui Apple avrebbe iniziato a difendere le posizioni invece che continuare ad attaccare il mercato. Anche se forse non avrebbe rilasciato delle mappe come quelle.

Fonte: www.wired.it

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