Home»Foto»Tutti i segreti del raid contro Bin Laden

Anna Lisa Bonfranceschi

Non è ancora arrivato nelle librerie, uscirà la prossima settimana, ma già comincia a suscitare scalpore No Easy Day, il resoconto del raid che portò alla morte di Osama Bin Laden nel maggio del 2011 scritto da un ex marine che prese parte alla missione. Perché dalle cronache di Matt Bissonette, parte dell’unità dei Navy Seal che condusse le operazioni, nascosto sotto lo pseudonimo di Mark Owen, escono fuori nuovi particolari che riaprono il dibattito sul raid. 

Dall’Huffington Post, già in possesso di una copia, emerge così che, quando venne ucciso, Bin Laden sarebbe stato disarmato, diversamente da quanto affermato finora e più volte da altre fonti. Ma non solo: il numero uno di Al Qaeda sarebbe stato ferito a morte prima dell’ingresso dei Navy Seal nella camera da letto del covo di Abbottabad. 

Ma se le cose non fossero andate come da programma doveva essere pronta anche una versione ufficiale per tenere nascosto il fallimento della missione. Questa: lì, nei territori del Pakistan, le forze speciali della marina americana si trovavano per dare la caccia a un drone andato perso, come riporta Wired.com. Una versione, a detta dello stesso Bissonette alquanto ridicola: “Ridemmo tutti. La storia era assurda. Eravamo alleati con il Pakistan sulla carta, così che se avessimo perso un drone, il Dipartimento di Stato avrebbe potuto negoziare direttamente con il governo pakistano per riaverlo indietro. La storia non si reggeva e sarebbe stato molto difficile tenervi fede durante le ore di interrogatorio… La verità è che, se fossimo arrivati a quel punto, nessuna storia avrebbe potuto giustificare 22 membri Seal con 60 libbre (circa 27 kg, nda ) di materiale hi-tech sulla schiena”. 

E non solo sulla schiena. Durante l’attacco a bin Laden l’ex-marine – che secondo Foxnews rischierebbe un’ azione legale da parte del Pentagono per violazione di segreti militari con la pubblicazione del libro – avrebbe indossato un costosissimo casco per potenziare la visione  notturna. 

Tra gli altri particolari si scopre poi che per l’operazione Bissonette uscì con 200 dollari in tasca, per ogni evenienza (come corrompere qualcuno, scrive) e una macchinetta fotografica con cui avrebbe raccolto immagini del corpo di Bin Laden. Da cui una volta morto vennero prelevati campioni di saliva, sangue e midollo osseo per essere certi dell’identità del capo di Al Qaeda, come stabilirono poi le discusse analisi del dna. Riguardo l’operazione stessa l’ex marine ricorda inoltre con quale attenzione vennero condotte le operazioni di preparazione prima dell’arrivo in Pakistan. Addestramenti segreti nelle foreste del Nord Carolina, dove il covo di bin Laden era stato riprodotto alla perfezione. 

E, non ultimo, da No Easy Day emerge anche come la morte di bin Laden avrebbe potuto diventare uno strumento politico per favorire – ricordando l’impresa dell’uccisione del numero uno dei terroristi – la rielezione del presidente in carica, Obama. E in tempo di campagna elettorale in Usa è alquanto improbabile che la questione passi inosservata.

Fonte: www.wired.it

 

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • WORLD NEWS
  • MEDIA
  • ABOUT
  • CONTACT