Home»Nonviolenza»Salute naturale»Se il dottore prescrive un po’ di “sano ottimismo”

Simone Cosimi

Certo, fare esercizio mezz’ora ogni giorno, sconfiggere il vizio del fumo, mangiare bene, poca carne tanta frutta e verdura. Tutto sacrosanto. Però, come diceva il povero Tonino Guerra in quel famoso spot, sembra proprio che l’ottimismo sia il sale della vita. A provarlo un illuminante studio del Melbourne Institute of Applied Economic and Social Research capitanato dalla direttrice Deborah Cobb-Clark. Detta più scientificamente, e andando un passo oltre, pare che i due fattori siano di fatto collegati: nei soggetti che sfoggiano un’attitudine alla vita più ottimistica, slanciata verso il futuro, concreta e proattiva, anche le scelte salutari vengono di conseguenza e risultano più semplici da mettere in pratica ogni giorno. 

Una ricerca sostanziosa, quella australiana, che ha coinvolto 3.412 uomini e 3.901 donne fra i 15 e i 69 anni, quindi con una forchetta molto rappresentativa, già a loro volta inclusi in alcune massicce indagini svolte fra il 2003 e il 2010. Ebbene, i ricercatori hanno individuato una fortissima correlazione fra la consapevolezza della propria vita e delle proprie scelte quotidiane (vale a dire uno sguardo positivo sul suo sviluppo) e uno stile di vita sano. Decisamente più accentuata rispetto a quella di chi, invece, per natura o per sventura, è portato a legare i fatti dell’esistenza al puro fato. 

Gli scienziati capitanati dalla Cobb-Clark hanno anche riscontrato che maschi e femmine hanno percezioni piuttosto divergenti su cosa significhi davvero essere in salute: per i primi, infatti, il concetto è più collegabile a uno stato fisico, un risultato quasi di tipo atletico. Mentre per le seconde il cerchio è più largo e significa saper sfruttare quotidianamente i piccoli benefici di una vita condotta senza vizi ed esagerazioni, gustandone tutte le sfumature. Insomma: avere fiducia sul futuro è tanto importante quanto rinunciare alle sigarette, stare attenti ai propri pasti prediligendo razioni discrete e cibi genuini o rinunciare alla carne e muoversi almeno tre volte alla settimana. Senza la premessa, più che altro, non arrivano le conseguenze. 

Lo studio, ancora inedito (è uscito solo su un “discussion paper” per specialisti ed è in attesa di pubblicazione) promette oltre tutto di svelare nuovi risultati, confermando le tesi di alcune ricerche recenti. Per esempio, quella pubblicata sul British Medical Journal che ha mostrato come gli investimenti effettuati in abitudini salutari da giovani vengano poi riscossi (con gli interessi) in tarda età: fino a cinque anni in più di vita fra le donne e sei fra gli uomini. Un altro documento, invece, letto sulla rivista Aging, ha mostrato come un’inclinazione positiva (inclusi spiccato senso dell’humour e bassi livelli di nevrosi) fosse un tratto comune fra i centenari. Qualcosa vorrà pur dire, se tutti i nonnini hanno preso la vita con un tocco di leggerezza e uno sguardo rilassato sull’avvenire.

Fonte: www.wired.it

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