Home»Ecologia»Pubblicati i dati shock del Gip di Taranto su morti e tumori nei quartieri vicini all’Ilva

I numeri su morti e tumori nei quartieri di Taranto vicini all’Ilva ci sono già. Sono pubblici, raccolti da epidemiologi di chiara fama, passati al vaglio della peer review (revisione tra pari, il metodo usato dalla comunità scientifica internazionale). Sono accessibili gratuitamente on line, sono impressionanti e, ahimè, sono ignorati dal teatrino della politica che si sviluppa attorno all’Ilva di Taranto.

Li ha pubblicati la rivista scientifica Epidemiologia & Prevenzione, nell’ambito di uno studio che fotografa la situazione nella sola Taranto: nei quartieri prossimi all’Ilva la mortalità per tutte le cause aumenta dell’8-27%, i tumori maligni del 5-42%, le malattie cardiovascolari del 10-28%, le malattie respiratorie dell’8-64%.

Lo studio è stato effettuato su richiesta del Gip di Taranto, Patrizia Todisco, nel corso del procedimento riguardante l’Ilva di Taranto.

Secondo me i numeri contenuti in questo studio dovrebbero essere al centro del dibattito. Il teatrino della politica si è invece concentrato sulle anticipazioni (impressionanti anch’esse, niente da dire) dello studio Sentieri, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. Le ha diffuse Angelo Bonelli, Verdi; a suo dire il Governo coverebbe gelosamente i dati nei cassetti. Querele, controquerele, scambi di accuse.

Sentieri, tuttavia, mette a confronto vita, malattie e morte dei residenti a Taranto e dei residenti in Puglia. I dati sui quartieri prossimi all’Ilva vengono, per così dire, annegati in quelli dell’intera città.

Invece, come dimostra lo studio pubblicato su Epidemiologia & Prevenzione, all’interno della stessa Taranto esistono differenze significative fra i quartieri vicini e i quartieri lontani dall’Ilva. Si intitola “Studio di coorte su mortalità e morbosità nell’area di Taranto”.

Epidemiologia & Prevenzione è la rivista dell’Associazione italiana epidemiologia. Sottolineo che gli autori dello studio su Taranto, oltre ad essere epidemiologi di chiara fama, hanno svolto il lavoro per conto della magistratura, cui hanno consegnato i dati in primavera.

Non sono stati “arruolati” dai comitati ambientalisti o dell’Ilva. Non possono essere quindi sospettati di pregiudizi, preconcetti, desiderio di stiracchiare i numeri da una parte o dall’altra.

I ricercatori si sono concentrati su circa 320.000 persone residenti a Massafra, Statte e nei nove quartieri di Taranto, scelte in modo tale da costituire un campione rappresentativo dell’intera popolazione. Hanno considerato dati anagrafici, ricoveri ospedalieri, diagnosi, morti negli anni 1998-2010.

Risultato. Nei quartieri di Taranto limitrofi all’area industriale (Tamburi, Paolo VI, Borgo) e a Statte (situato in gran parte a ridosso dell’area industriale tarantina) si muore di più, ci si ammala di più, si finisce più spesso all’ospedale rispetto al resto della città.

Di mio aggiungo che, certo, nell’area industriale di Taranto non c’è solo l’Ilva ma dalle carte del tribunale emerge che la stessa Ilva ha dato un contributo stratosferico all’inquinamento della zona, e alle sue emissioni sono riconducibili i livelli di diossina e PCB accertati nei terreni circostanti all’area industriale di Taranto.

Torno allo studio pubblicato su Epidemiologia & Prevenzione. Cito la parte conclusiva, aggiungendo il neretto

Anche dopo aver considerato i determinanti sociali,Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e Statte hanno mostrato una mortalità totale più elevata (in particolare Tamburi e Paolo VI per entrambi i sessi) rispetto al riferimento.

Il differenziale maggiore nei maschi è stato osservato a Paolo VI, con eccessi importanti per tumori maligni (+42%), tra cui il pancreas e il polmone, malattie cardiovascolari, respiratorie e del sistema digestivo. Nel quartiere Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro) si è riscontrato un eccesso di tumori maligni nei maschi (specie la prostata) e di malattie cardiovascolari, specie l’infarto del miocardio.

Nelle donne di Paolo VI, gli eccessi sono dovuti alle patologie tumorali, in particolare del fegato, e alle malattie cardiovascolari e dell’apparato digerente. Sono risultati molto elevati nel quartiere Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro) gli eccessi per cause cardiovascolari e malattie renali nelle donne.

(…) Il quadro che è emerso dall’analisi della mortalità ha trovato sostanziale conferma per molte cause di ricovero e ha indicato chiaramente Tamburi (con Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro) e Paolo VI come i quartieri in cui lo stato di salute della popolazione è più compromesso, con eccessi compresi tra 20% e il 400% (pneumoconiosi nel quartiere Paolo VI)

I numeri di Taranto sono già qui. Non vedo cosa ci sia ancora da aspettare e da discutere prima di prendere atto di una tragedia.

Su Epidemiologia e Prevenzione Studio di coorte su mortalità e morbosità nell’area di Taranto con il relativo comunicato stampa, l’abstract e le Faq (ne emerge chiaramente la differenza fra questo studio e Sentieri).

Fonte: www.blogeko.it

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