Home»Ecologia»Agricoltura biologica»Orto urbano, a Roma diventa materia scolastica

Giuseppe Scarpa

“Non hai voglia di studiare? Vai a zappare!” Un detto che all’Istituto scolastico comprensivo di via dei Sesami, nel quartiere Centocelle a Roma, hanno quasi preso sul serio. Non è impiegato però come metodo per punire alunni indisciplinati o maleducati. Bensì come nuovo modo per insegnare e apprendere. E così il detto cambia e si trasforma in un più istruttivo: “Si impara anche zappando”. 

Fiorirà per il quarto anno, nel parco dell’istituto che ospita bambini di materna ed elementare e adolescenti della media, l’orto scuola. E a promuovere l’iniziativa anche Pietro Lucisano, docente di Pedagogia all’ Università La Sapienza: “ Finalmente un programma scolastico dove la teoria abbraccia la pratica”. 

“Piantiamo ortaggi di stagione e alberi come melograno e giuggiolo – spiega Paola Turroni, insegnante di sostegno e tra i responsabili dell’orto scuola – i bambini delle varie classi a rotazione contribuiscono al lavoro”. Si tracciano i solchi per i semi, si innaffiano le pianticelle o più semplicemente si osserva. 

“In questo modo i bambini – sottolinea Lucisano – apprendono sul campo le conseguenze delle loro azioni. Se innaffio la pianta cresce e vive. Al contrario muore e non ne ottengo il frutto. Si innesca un processo di responsabilizzazione”. 

Tra gli alunni, non mancano nemmeno i ragazzi con handicap. “In tutto sono 50 – afferma Turroni – ma non sappiamo quanti di loro quest’anno parteciperanno”.  Anche per loro, precisa Lucisano, “vale ugualmente il concetto della responsabilizzazione”. Ma non è tutto. Secondo il docente non c’è miglior insegnamento che quello della pratica che segue la teoria. “I bambini studiano dietro ai banchi i processi di vita della pianta.            L’impollinamento per esempio. E dopo la lezione hanno la possibilità di vedere nell’orticello quello che hanno studiato. Apprenderanno di più e meglio”. 

E sui risultati e sull’entusiasmo dei bambini, Paola Turroni non ha dubbi e racconta: “Oltre all’orto c’è anche un laboratorio di cucina. Dove i bambini con gli insegnati si confrontano sulle ricette per utilizzare al meglio i prodotti  coltivati. In questo modo il circuito si chiude”. Insomma si pianta, si coltiva e si cucina. Un piccolo fazzoletto verde, 40 metri quadri, per quello che è considerato da molti un grande progetto. 

“Ma non un nuovo progetto – sottolinea il docente di pedagogia – Già nei primi del ‘900, in Italia, ‘le maestre giardiniere’, le sorelle Agazzi, insistevano sull’uso del giardino al fine di occupare il bambino in un lavoro utile e all’aria aperta, dare la soddisfazione di veder nascere un frutto, opera del loro impegno,  istruirli sul ciclo delle stagioni e la vita della natura, educare il senso della proprietà e della responsabilità. Quello che bisogna fare – conclude Lucisano – è riappropriarsi di questo metodo pratico di insegnamento”.

Fonte: www.life.wired.it

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