Home»Ecologia»L’irrazionalità della ragione: malattia della mente. Proviamo a farci spiegare se esiste un perché

Leonardo Boff

Non siamo lontani dalla realtà se pensiamo che la tragedia che vive oggi l’umanità non possa darci una spiegazione della sua crisi e che non possa proiettare su di noi un’aura di speranza, dobbiamo quindi tornare indietro e provare a considerare quale sfacelo abbia provocato il modello di ragione che ci ha accompagnato negli ultimi cinquecento anni.

Con tutti gli indizi che abbiamo a disposizione non si riesce a trovare il bandolo in mezzo alle tante contraddizioni che la ” ragione” ci ha trasmesso. È stato già detto in altra sede come avvenne, a partire da quel momento, cinquecento anni fa, la scissione tra la ragione oggettiva (la logica delle cose) e la ragione soggettiva (gli interessi del sé) quando la seconda si è sovrapposta alla prima,  fino a instaurarsi come unica forza capace di guidare l’organizzazione storica e sociale.

Questa ragione soggettiva si è intesa come volontà di potere e di potere come dominio sulle persone e sulle cose. La centralità delle cose si è spostata verso il potere dell’ “Io”, che si è imposto come esclusivo portatore della ragione e del suo progetto. E questo potere dell’ “io” ha fatto quello che era nella sua natura: ha usato l’individualismo come riaffermazione suprema dell’ “Io”, che ha preso corpo nel capitalismo, il cui motore è l’accumulo privato e individuale, senza tener conto di nessuna altra valutazione sociale o ecologica.

Affidare esclusivamente alla ragione soggettiva la struttura di tutta la realtà è stata una decisione culturale altamente rischiosa, che ha determinato una vera dittatura della ragione che ha represso o distrutto tutte le altre forme di impiego della ragione, come la ragione sensibile, simbolica ed etica, che sono fondamentali per una vita sociale equa.

L’ideale che l'”Io” ha inteso perseguire irrefrenabilmente è stato un progresso senza limiti ipotizzando, senza metterlo mai in discussione, che anche le risorse della Terra fossero illimitate. E’ una malattia che ha colpito la mente dell’uomo moderno.  L’ infinito del progresso e l’infinito delle risorse hanno costituito un “a priori ontologico e un partito preso” ( ontologico = proprio della natura dell’uomo)

Ma ecco che, dopo cinquecento anni, ci siamo dovuti rendere conto che i due infiniti sono stati delle illusioni. La Terra è finita e piccola. Il progresso ha ormai raggiunto e toccato tutti i limiti sulla Terra. Non c’è nessun sistema per oltrepassarli.  

Adesso è cominciato il tempo del mondo finito.

Il non voler rispettare questa condizione di “finitezza” significa togliere la capacità di riproduzione alla vita sulla Terra e, con questo, mettere in pericolo la sopravvivenza della specie. Si è compiuto il tempo storico del capitalismo e trascinarlo avanti ancora a lungo costerà tanto caro che finirà per distruggere sia la socialità che il futuro: se persisteremo in questo tentativo, avremo la dimostrazione del carattere distruttivo della irrazionalità della ragione.

La cosa più grave è che il capitalismo e l’individualismo hanno introdotto due logiche che sono in conflitto tra loro: quella degli interessi privati degli ” io” e quella delle imprese e degli interessi collettivi dei “noi” cioè della società. Il capitalismo è per sua natura antidemocratico: non ha nessuna inclinazione per la cooperazione ma richiede solo competitività.

Ci sarà qualche via di uscita? Se faremo solo riforme e nuove regole, restando in questo sistema, come vorrebbero i keynesiani come Stiglitz, Krugman e altri, detto tra di noi, no.  

Dobbiamo cambiare, se ci vogliamo salvare.

Per fare questo cambiamento, prima di tutto, bisognerà costruire un nuovo accordo tra la ragione obiettiva la ragione soggettiva. Ma questo implica ampliare la ragione e così liberarla dalle catene di strumento al servizio del potere-dominante, per farla diventare una ragione emancipatoria. Per il nuovo accordo, diventa urgente riscattare  anche la ragione sensibile e quella  cordiale che insieme daranno vita alla ragione strumentale.

Questa ragione strumentale dovrà ancorarsi al cervello limbico, quello che è apparso più di duecento milioni di anni fa, quando, con i primi mammiferi arrivarono impetuosamente anche i sentimenti, gli affetti, le passioni, le attenzioni, l’amore e fu scoperto tutto il mondo dei valori. Tutta quella parte del cervello che ci permette di dare una lettura emozionale e valutativa dei freddi dati scientifici della ragione strumentale che si è generata nella neocorteccia del cervello, solo negli ultimi cinque/sette milioni di anni. E’ la ragione sensibile che risveglia in noi l’incanto e l’amore per la vita e per la conservazione della madre terra.

Poi, si impone una nuova centralità: non più l’interesse privato, ma l’interesse comune, il rispetto per il bene comune dell’umanità e della Terra che sono patrimonio di tutti, per questo l’economia dovrà ritornare a svolgere la sua vera funzione naturale: garantire le condizioni fisiche della vita, la cultura e lo sviluppo spirituale di tutti i gli uomini. La politica dovrà essere fondata su una democrazia senza fine, quotidiana,  capace di rivolgersi a tutti gli esseri umani perché siano tutti soggetti attivi della storia e non osservatori o approfittatori.

Infine, un nuovo mondo non potrà avere un volto umano se non poggerà su valori etici e spirituali condivisi accettando il contributo di molte culture da amalgamare con la tradizione giudaico-cristiana, che fino ad oggi ha indirizzato la ragione. Tutti questi punti sono molto utopici. Ma è proprio l’ utopia l’unica strada che oggi può aprirci la mente e permetterci di  non affondare nella palude degli interessi aziendali e privati.

Fortunatamente da molte parti  stanno spuntando dei saggi e si vedono dei segnali anticipatori di un nuovo ciclo, come l’economia solidale, la sostenibilità e la cura degli esseri viventi come paradigmi di riproduzione e di perpetuazione di tutto ciò che esiste e vive.

Non rinunciamo al desiderio ancestrale della “ commensalità”: il mangiare e bere tutti insieme come fratelli e sorelle nella Grande Casa Comune.

Fonte: www.peacelink.it

 

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