Home»World News»Medio Oriente»I retroscena del trailer che ha infiammato l’Islam

Caterina Visco

Non si placano le proteste in Libia e in Egitto causate dal trailer di The Innoncence of Muslims pubblicato su YouTube, che ieri hanno portato alla morte dell’ambasciatore statunitense in Libia e di suoi tre collaboratori in un attacco diretto contro il consolato di Bengasi e alcuni edifici vicini. Nel frattempo anche l’ambasciata Usa in Egitto è sotto attacco, nonostante il presidente egiziano Mohammed Morsi, pur condannando il film prodotto negli Stati Uniti, abbia dichiarato che il governo difenderà le sedi diplomatiche ospitate dal suo paese. 

Ma torniamo indietro di qualche settimana. All’inizio dello scorso luglio, un tale Sam Bacile, il nome è uno pseudonimo di un cittadino californiano di 52 anni israelo-statunitense non ancora identificato, carica su You Tube il trailer di 14 minuti di un film chiamato The Innoncence of Muslims. Il film è un attacco all’ Islam e alla figura di Maometto,  che viene dipinto come un donnaiolo a favore della pedofilia. Il film è stato realizzato nell’estate del 2011 e a quanto pare ed è costato 5 milioni di dollari, secondo quanto dichiarato all’Associated Press dallo stesso Bacile che è irreperibile da martedì notte, ottenuti da finanziatori ebrei statunitensi. 

Per diverse settimane il filmato passa sotto silenzio, riceve poco più di 20mila visite e non crea nessun caso. Secondo il Wall Street Journal le acque hanno cominciato a smuoversi una decina di giorni fa quando il video clip è arrivato nella casella di posta di alcuni reporter. Il caso è scoppiato però martedì, in occasione dell’anniversario dell’attacco al World Trade Center, quando Terry Jones (il famoso pastore della Florida che nel 2011 ha bruciato una copia del corano scatenando una protesta che ha causato 14 morti) richiama l’attenzione sul film dichiarandolo pubblicamente “una produzione americana disegnata non per attaccare i musulmani ma per mostrare l’ideologia distruttiva dell’Islam”. 

A quel punto una versione tradotta del filmato, come riporta Mashable, viene trasmessa dalle televisioni del Nord Africa scatenando le proteste della popolazione musulmana, Mercoledì, racconta il New York Times, le proteste sono culminate a Bengasi con un attacco condotto da un gruppo armato contro il consolato statunitense che ha portato alla morte dell’ambasciatore J. Christopher Stevens e di altri tre diplomatici. Contemporaneamente anche l’ambasciata statunitense al Cairo in Egitto è stata presa d’assalto. Le proteste sono ancora in corso in entrambe i paesi e si stanno diffondendo in altri, come lo Yemen. 

Immediata la reazione statunitense: sia il Presidente Barack Obama, sia il Segretario di Stato Hillary Clinton hanno condannato il filmato e ogni attacco alla religione musulmana, e hanno sottolineato che l’assalto omicida è stato condotto da un ristretto gruppo armato e non dai cittadini libici che stavano dimostrando. Allo stesso tempo però hanno anche specificato che non lasceranno impunita la morte dei cittadini statunitensi e che non permetteranno a questo episodio di rovinare gli sforzi diplomatici degli scorsi mesi. Per buona misura, intanto, due navi da guerra statunitense fanno rotta verso l’Egitto. 

Meno rapida è stata la reazione di Google. La proprietaria di YouTube infatti ha lasciato visibile il filmato a lungo, anche dopo l’inizio delle proteste. Solo nella giornata di ieri lo ha temporaneamente bloccato senza eliminarlo dal portale. Ecco la dichiarazione ufficiale: “ Lavoriamo duro per creare una comunità nella quale ognuno è libero di esprimere diverse opinioni. E talvolta questo può essere molto difficile perché ciò che non crea problemi in una nazione può essere offensivo altrove. Questo video risponde ai criteri che abbiamo espresso nelle nostre linee guida e quindi resterà su YouTube. Tuttavia, considerata la difficile situazione in Libia e in Egitto, abbiamo temporaneamente bloccato l’accesso al filmato in questi due paesi. I nostri cuori sono con le famiglie delle persone assassinate nei due attacchi di ieri in Libia”. 

E mentre le proteste non accennano a placarsi, nuovi particolari emergono per quanto riguarda il filmato. Sembra infatti, come spiega BuzzFeed, che sia stato malamente ridoppiato: tutti i nomi sono stati cambiati e sovrapposti a quelli originali, soprattutto quello di Maometto, facendo supporre che originariamente il film avesse tutt’altro argomento. Inoltre le scene sembrano montate in maniera alquanto incoerente, come prese da momenti diversi del film e attaccate una all’altra per creare una nuova storia. Inoltre, sembrano arrivare da diversi filmati: ci sono evidenti discrepanze sia per quanto riguarda le location sia gli attori. 

La conferma di un grosso lavoro di editing su materiale ufficialmente destinato ad altro arriva dalle dichiarazioni degli attori rilasciate alla Cnn: “ L’intero cast e la squadra di tecnici sono terribilmente turbati e si sentono strumentalizzati dalla produzione”, dicono in un comunicato congiunto. “ Siamo al 100 per cento estranei a questo film e siamo stati ingannati riguardo i suoi intenti e obiettivi. Siamo scioccati dalle drastiche modifiche alla sceneggiatura e dalla bugie che sono state raccontate a tutti coloro che vi hanno lavorato. Siamo inoltre profondamente addolorati per le tragedie avvenute nelle ultime ore”. 

Una delle attrici avrebbe raccontato che il film era originariamente intitolato Desert Warriors e che affrontava fatti storici: “ Sarebbe dovuto essere un film che raccontava come erano le cose 2.000 anni fa. Non aveva niente a che fare con la religione, era solo una descrizione della situazione egiziana del tempo. Non vi era nessun riferimento a Maometto o all’Islam”.

Fonte: www.daily.wired.it

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