Home»Diritti umani»Fa scrivere al suo alunno “sono un deficiente”. Prof. condannata

Una professoressa è stata condannata a 15 giorni di reclusione dopo aver punito uno studente di 11 anni facendogli scrivere per cento volte sul quaderno la frase “sono un deficiente”. Lo ha deciso la Cassazione, confermando la condanna in Appello. Utilizzando metodi prepotenti, si legge nella motivazione, gli insegnanti “finiscono per rafforzare il convincimento che le relazioni personali sono decise da rapporti di forza o di potere”. L’insegnante, docente di una scuola media statale di Palermo, scrive la Suprema Corte nella sentenza, è senz’altro colpevole “di aver abusato dei mezzi di correzione e di disciplina” ai danni dello studente, per averlo “mortificato nella dignità” venendo così meno al “processo educativo in cui è coinvolto un bambino”, ossia – aggiunge la Cassazione rifacendosi alla convenzione Onu sui diritti dell’infanzia – “una persona sino all’età di 18 anni”.

“Non può ritenersi lecito l’uso della violenza, fisica o psichica, distortamente finalizzata a scopi ritenuti educativi – continua la sentenza – e ciò sia per il primato attribuito alla dignità della persona del minore, ormai soggetto titolare di diritti e non più, come in passato, semplice oggetto di protezione (se non addirittura di disposizione) da parte degli adulti”. E sia perché – si legge ancora – “non può perseguirsi, quale meta educativa, un risultato di armonico sviluppo di personalità, sensibile ai valori di pace, tolleranza, convivenza e solidarietà, utilizzando mezzi violenti e costrittivi che tali fini contraddicono”.

Insomma la prof merita il carcere per aver punito in una maniera così “umiliante” l’allievo che, secondo lei, stava tenendo “un atteggiamento derisorio ed emarginante nei confronti di un compagno di classe”. “Costituisce abuso punibile anche il comportamento doloso che – come in questo caso – umilia, svaluta, denigra o violenta psicologicamente un bambino, causandogli pericoli per la salute anche se è compiuto con una soggettiva intenzione educativa o di disciplina”. Riconosciuto alla prof, tuttavia, uno sconto di pena – rispetto alla condanna d’appello pari a 30 giorni di reclusione – eliminando l’aggravante di aver provocato nell’adolescente un “disturbo del comportamento”, ipotesi avanzata dallo psicologo, ma non provata con certezza.

Fonte: www.cadoinpiedi.it

 

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