Home»Articoli»Politica»Cos’è la democrazia diretta e come si ottiene con il Web

Fabio Deotto

I cittadini devono essere coinvolti in programmi e proposte, grazie alla Rete. Si riprende a parlare di democrazia diretta digitale, dopo le polemiche scatenate dal fuori onda di Giovanni Favia, che accusava Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, cofondatori del MoVimento 5 Stelle, di aver messo in secondo piano la base. Ma cos’è la democrazia diretta? E come può essere ottenuta grazie alle risorse del Web? 

Nel suo discusso e spavaldo saggio In difesa dell’Anarchia, il filosofo Robert P. Wolff sconfessava categoricamente gli odierni sistemi politici basati sulla democrazia rappresentativa, al grido di “un governo per il  popolo è benevola schiavitù, un governo del popolo è vera libertà”. Nell’esporre la questione, si spingeva anche a definire un concetto assoluto (e per lui ideale) di democrazia diretta, ipotizzando una situazione in cui ogni individuo è chiamato ad esprimersi su diverse questioni e in cui le decisioni vengano prese necessariamente all’unanimità. 

Era il 1970, e al tempo diversi addetti ai lavori bollarono le idee di Wolff come utopia spicciola, buona forse per infiammare le coscienze meno allenate al cinismo. In 42 anni, però, qualcosa è cambiato. C’è stato l’avvento di Internet, l’esplosione e l’espansione del Web, dei forum e dei social network. La gente si è abituata a commentare, esprimere giudizi, alzare e abbassare pollici in calce a qualsiasi tipo di contenuto, a firmare petizioni, e soprattutto,  creare piattaforme di discussione e attività politica direttamente in Rete (basti pensare al caso di Seconde Generazioni, il portale tramite cui gli immigrati di seconda generazione fanno sentire la propria voce). 

Certo, parlare di decisioni prese all’unanimità è un’inapplicabile forzatura (nonché scomodo presupposto di alcune teorie anarchiche). Il concetto di democrazia diretta, o meglio: di democrazia diretta elettronica, invece, ha perso in parte quell’aura utopica che impediva di prenderlo seriamente in considerazione.   

L’argomento è diventato di spiccata attualità prima nel 2011, quando le proteste del movimento 15M e di Occupy Wall Street hanno visto migliaia di giovani invadere le piazze urlando “Democrazia Reale Ora”; poi lo scorso maggio, quando il Partito Pirata Tedesco ha raggiunto l’8.3% nelle elezioni statali della regione Schleswig-Holstein e il 7,5% in Nord Reno Vestfalia, basandosi su un’organizzazione interamente votata alla democrazia diretta online; infine in questi giorni, quando un fuorionda strappato al consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Giovanni Favia, ha imposto nella discussione politica il tema della democrazia diretta organizzata in Rete. 

Tra tutti gli strumenti che hanno tentato un approccio digitale alla democrazia diretta il più celebre e utilizzato è sicuramente LiquidFeedback. Sviluppato da Public Software Group, su richiesta del Partito Pirata Tedesco, LiquidFeedback è software progettato per coordinare proposte, votazioni e deleghe degli appartenenti a un certo movimento o un certo partito. Mediante un sistema (piuttosto discusso) di autenticazione, i membri di un’organizzazione accedono alla piattaforma e hanno la possibilità di esprimere il proprio voto su una determinata proposta, proporne una alternativa o delegare un altro membro perché voti al proprio posto. Questa ultima possibilità ha creato non poche perplessità, dal momento che introduce il rischio che alcune personalità arrivino ad accumulare potere collezionando le deleghe di membri che magari non hanno veramente interesse a esprimere la propria posizione (per questo motivo, gli sviluppatori hanno introdotto un sistema per eliminare automaticamente gli utenti inattivi). 

Fino a oggi, LiquidFeedback è stato utilizzato, per gestire le decisioni interne all’organizzazione, da diversi Partiti Pirata europei (in Germania, Italia, Austria, Svizzera e Brasile) e, recentemente, dal alcuni gruppi locali del Movimento 5 Stelle (il MeetUp di Bergamo, per esempio). Altri software simili a Liquid Feddback sono Adhocracy e CrowdVote. 

Tecnicamente, più che strumenti di democrazia diretta, si tratta di strumenti di democrazia liquida, dal momento che consentono di delegare il proprio voto a una o più persone, creando una concatenazione di deleghe che riprende alcuni principi della democrazia rappresentativa. Per quanto invece riguarda la democrazia diretta elettronica, dalla metà degli anni ’90 ad oggi sono fiorite decine di progetti che oggi vengono catalogati alla voce Metagoverno. 

Un particolare tipo di democrazia elettronica è chiamato Wikidemocrazia, strumenti come Candiwi e Openpolitics propongono una soluzione collaborativa al processo decisionale. Sostanzialmente, chiunque è libero di modificare lo statuto, il programma, le direttive politiche di un movimento, ma il suo contributo deve essere prima accettato dall’intero gruppo (in questo senso, è il tipo di democrazia diretta elettronica che più si avvicina a quella postulata da Wolff). L’ approccio wiki viene spesso utilizzato più per operare brainstorming propositivi che per prendere vere e proprie decisioni. 

Ci sono poi progetti che si concentrano nella creazione di un’ alternativa alla situazione governativa attuale, è il caso del governo ombra online sperimentato in Finlandia e di altre iniziative come White House 2.0, che tra il novembre del 2008 e il dicembre del 2010 ha condotto un esperimento volto a mostrare come gli Stati Uniti potrebbero essere governati se le decisioni fossero prese direttamente dai cittadini connessi in Rete. 

Gli embrioni di democrazia liquida, collaborativa e diretta presenti in Rete sono innumerevoli, ma pochi sembrano avere la lucidità e la preparazione necessaria a risolvere quelle criticità che ancora oggi serrano il concetto di democrazia diretta nei ranghi dell’utopia: mancanza di un sistema di autenticazione imparziale e affidabile, difficoltà nel garantire l’accesso agli strumenti decisionali a tutte i cittadini interessati, poca visibilità per le posizioni di minoranza (che in assenza di un numero sufficiente di supporter rischiano di scomparire anzitempo dal tavolo delle discussioni), e infine, il problema della gestione di questi portali (chi assicura che i dati e i numeri non vengano falsati?).  

In Australia, il partito Senator Online si batte per dare ai cittadini la possibilità di esprimere un voto elettronico registrato per ogni singola proposta di legge che transiti per il Senato. Tuttavia, è ancora irragionevole credere di poter introdurre i principi della democrazia diretta nei parlamenti democratici come un ariete in un portone (non a caso, Senator Online fatica a raccattare lo 0,1% dei voti). Gli strumenti a cui abbiamo accennato sono quasi tutti in fase alfa, sono oggetto di continuo perfezionamento, ma devono ancora passare diverse fasi di test per poter essere spogliati di ogni criticità. Ma se un’applicazione di questi strumenti alla politica governativa è ancora fuori discussione, i partiti e i movimenti possono essere un ottimo terreno di prova.

Fonte: www.wired.it

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