Home»Ecologia»Nel 2050 vegetariani per forza

Simone Cosimi

Vegetariani per scelta. O per forza. Questo lo scenario disegnato da un allarmante rapporto dello Stockholm International Water Institute, pubblicato in occasione della Settimana mondiale dell’acqua, una conferenza annuale che coinvolge oltre 2.000 esperti e 200 organizzazioni da tutto il mondo. La tesi di base è che nel 2050 ­­– questa la deadline stabilita dal documento – non ci saranno risorse idriche sufficienti ad alimentare gli attuali regimi alimentari delle popolazioni mondiali. In particolare quelle degli ex Paesi in via di sviluppo tipo i Brics, sempre più simili a quelle dell’opulento Occidente. 

Lo studio scandinavo ( qui la versione completa in pdf) è davvero molto severo: vi si trovano elaborati diversi quadri futuri di consumo di cibo, a loro volta incrociati con le stime (sempre più avare) sulla disponibilità d’acqua e, ovviamente, con il boom demografico previsto da oggi ai prossimi trentotto anni. La sentenza è quasi senza appello: “ Non ci sarà abbastanza acqua per produrre il cibo necessario ai due miliardi di persone in più che ci saranno nel 2050 – scrive Malin Falkenmark, autrice del capitolo del rapporto che affronta il tema nello specifico –­ soprattutto se si manterranno i trend attuali, che vedono il mondo avvicinarsi a una dieta di tipo occidentale con il 20% delle proteine assunte derivanti dagli animali”. Basti pensare che per farci trovare sul banco del macellaio, per esempio, un chilo di carne di manzo vengono impiegati nella lavorazione circa 16mila litri d’acqua. 

A firmare il rapporto, oltre agli esperti dell’istituto svedese, una dozzina fra scienziati della Fao e dell’ International Water Management Institute: “ Se oggi abbiamo ancora di fronte la sfida di nutrire un miliardo di persone su un totale di 7 miliardi, come pensiamo di raggiungere la sicurezza alimentare per una popolazione che nel 2050 toccherà quota 9 miliardi? – si domanda Torkil Jønch Clausen nell’introduzione al bel volume – la Fao ha stimato che per quell’anno bisognerebbe aumentare la produzione alimentare del 70%. Tuttavia, ciò aggiungerebbe ulteriori pressioni sulle nostre già scarsissime risorse idriche, in un momento per altro in cui abbiamo bisogno d’acqua anche per soddisfare la domanda globale di energia, che crescerà del 60% nello stesso periodo a beneficio di quasi un miliardo e mezzo di persone che ne sono prive”. 

A quanto pare, c’è un unico scenario ad apparire sostenibile – e che conserva nella dieta, seppur in minima parte, la carne: il consumo non dovrebbe superare il 5% del totale di ciò che finirà sulle nostre tavole. O meglio, delle calorie quotidiane.

Fonte: www.wired.it

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