Home»Nonviolenza»Nascita senza violenza. Venire al mondo senza la paura dell’ignoto

Frédérick Leboyer è un medico francese che si è dedicato alla nascita senza violenza non solo attraverso il suo mestiere, ma soprattutto il suo contatto con l’India ed una personale psicoanalisi. 

La nascita nonviolenta assume così il significato di venire al mondo senza il terrore causato dalle luci accecanti, dal terribile frastuono delle voci, dal taglio prematuro del cordone ombelicale, dall’essere afferrato come un pollo per i piedi con la testa in giù, schiaffeggiato affinchè pianga, lavato e vestito con indumenti freddi ed asettici. 

Quando il neonato viene al mondo c’è davvero bisogno che emetta un grido? 

La risposta è si, c’è la necessità che egli emetta un grido schietto, sonoro e vigoroso, testimonianza che il tono somatico è perfetto. 

Successivamente sarebbe auspicabile che l’approccio con il mondo esterno avvenisse il più dolcemente possibile. Ciò è possibile solamente parlando il “suo” linguaggio e cioè un linguaggio anteriore alle parole, un linguaggio del paradiso perduto, un linguaggio d’amore. 

Così come fanno gli amanti. Essi infatti non si parlano, si toccano!

E per accarezzarsi, scoprirsi, trovarsi, sfiorarsi si mettono al buio, nella penombra della luna per lasciare sapzio ai loro sensi. 

Questo è ciò di cui ha bisogno il neonato perchè la sua nascita sia senza paura, senza il terrore dell’ignoto, ma accompagnata dall’amore. 

Come prima cosa durante il parto infatti non occorono lampade scialitiche e proiettori puntati per vedere il momento dell’uscita del bambino ed in ogni modo sarebbe auspicabile ed opportuno spegnerle nel momento il cui vediamo la testolina del piccolo. 

Una sola lampadina, in grado di creare una penombra, sarà più che sufficiente. 

Gli occhi del bambino infatti sono estremamente sensibili alla luce ed in questo modo gli verrà risparmiato un dolore ed uno shock del tutto gratuito. 

Il bambino che nasce deve essere rispettato nell’essere accolto alla vita. 

Abituato a trovarsi nel ventre materno, avvolto in un liquido caldo ed accogliente, linfa di vita, egli è abituato a percepire i suoni in maniera delicata, ovattata e filtrata. 

E’ importante così che il suo venire al mondo sia contornato, oltre che da un ambiente in penobra, anche dal silenzio, dandogli così una sesazione di rilassatezza. 

In questo modo, senza nessuno sforzo, si stabilisce una pace profonda. 

Penombra, silenzio e raccoglimento sono la triade fondamentale per accogliere il piccolo alla vita. 

Eccoci quindi pronti ad accoglierlo, ma quale luogo sarà più adatto per ricevere il bambino? 

Ovviamente il ventre della mamma è il posto ideale per il piccolo per adattarsi alla vita, cullandosi nel ritmo della respirazionene della sua mamma, accarezzando ed odorando il calore della pelle del suo caldo ventre e lasciando così la possibilità di non dover interrompere immediatamente il suo contatto con la vita uterina tramite i cordone ombelicale. 

Tagliare il cordone appena il bambino è uscito è un atto di enorme crudeltà. 

Per prima cosa infatti è importante proseguire con quel raccoglimento e quella lentezza con cui ci siamo preparati alla nascita per rispettare ancora il ritmo del bambino. 

Il feto ancora nella pancia non ha ancora sviluppato il funzinamento dei polmoni per cui accade che nell’utero materno la placenta prenda la funzione di polmone.

Il sangue infatti si rigenera nella placenta, non al contatto dell’aria, bensì a contatto col sangue materno. La madre quindi respira per il bambino. 

Con la nascita il sangue si avventura nei polmoni del bambino per condurlo verso una respirazione autonoma ed indipendente. 

La mancanza di ossigeno potrebbe causare lesioni irreversibili al cervello. 

Quindi il passaggio tra la respirazione placentare e quella polmonare dovrebbe avvenire in maniera del tutto naturale, e cioè sempre seguendo il ritmo del bambino, rispettandone i tempi e lasciandogli l’opportunità di abituarsi con gradualità al nuovo modo di respirare con dolcezza e lentamente. 

Una volta nato, il bambino resta legato alla mamma tramite il cordone ombelicale che continua a pulsare poderosamente per alcuni minuti, dando così la possibilità al nascituro di alternare la respirazione e sperimentare il nuovo metodo di ossigenarsi senza pericoli e senza scosse. 

Se invece il taglio del cordone avviene appena il bambino è uscito, il cervello viene brutalmente privato dell’ossigeno e la respirazione del bambino nasce solo come risposta all’aggressione.

Questo cambia radicalmente il modo in cui si stabilisce la respirazione e di conseguenza il gusto stesso della vita. 

Nascere vuol dire collocarsi nella respirazione, una respirazione libera, una respirazione ostacolata: ecco che il mondo cambia!

Libero dalla paura, è pronto per la sua nuova avventura.

E’ passato di cambiamento in cambiamento, da una scoperta ad una novità con tanta lentezza e circondato e sorretto da tante attenzioni ed amore che ora accetta con fiducia e con gioia tutto quello che gli succede.

Non c’è più nulla che possa spaventarlo, restando in silenzio e godendosi la sua nascita. 

“La paura della nascita e la paura della morte sono la stessa cosa. La paura è la stessa perchè non si sa dove si va. E’ un cambiamento di livello, un mutamento di coscienza. Se l’uomo potesse nascere libero dalla paura, forse potrebbe andare senza paura anche incontro alla morte.”

Bibliografia: Per una nascita senza violenza – Il parto dal punto di vista del bambino; di Frédérick Leboyer; Ed. Bompiani

Fonte: www.professionemamma.it

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • NONVIOLENZA
  • ABOUT
  • CONTACT