Home»World News»America Latina»Messico, nuove minacce di morte per la giornalista che denunciò traffico di donne e pedopornografia

“Ti abbiamo già avvisato, puttana, non ti mettere contro di noi. È evidente che non hai appreso la lezione del giretto che ti abbiamo fatto fare. La prossima volta ti facciamo a pezzetti, a pezzetti ti rimandiamo a casa, idiota”.

Questo è ciò che Lydia Cacho ha ascoltato da una ringhiosa voce maschile quando, il 29 luglio, ha risposto a una chiamata su un’utenza telefonica di emergenza che conoscevano pochissime persone.

Quella domenica Lydia era a lavorare nella sua casa di Cancun, nel Messico sudorientale. Dopo aver denunciato la telefonata minatoria alla Procura della repubblica, ha dovuto allontanarsi.

Giornalista di fama internazionale, protagonista nella difesa dei diritti umani in Messico e popolare anche in Italia, Lydia riceve minacce e intimidazioni dal 2005, l’anno in cui ha denunciato nel suo libro “I demoni dell’Eden” le attività criminali e miliardarie di un giro di pedopornografia protetto da politici e uomini d’affari degli stati di Quintana Roo e Puebla.

Nel dicembre 2006, è stata rapita e minacciata di morte (l’espressione “il giretto che ti abbiamo fatto fare” dovrebbe riferirsi a questo episodio) da un gruppo di sicari che, come emerse dalle intercettazioni telefoniche utilizzate nell’inchiesta, era collegato ad alti funzionari del governo statale di Puebla. Ha raccontato questa drammatica esperienza in “Memorie di un’infamia” (Fandango Libri).

Tutto questo non ha distolto neanche un attimo Lydia dal suo giornalismo d’inchiesta al servizio dei diritti umani. Uno dei temi su cui è più sensibile, la violenza contro le donne, l’ha portata ad aprire a Cancun un rifugio per le donne sopravvissute alla violenza sessuale.

Le minacce sono proseguite nel 2010, quando in un nuovo libro, “Schiave del potere” (Fandango Libri) rivelò i nomi di alcune persone coinvolte in un gigantesco e, di nuovo, miliardario traffico internazionale di ragazze e bambine.

Questo è il suo blog.

E questo l’appello di Amnesty International al governo del Messico affinché indaghi sull’ultima minaccia ricevuta da Lydia Cacho e le garantisca misure di protezione efficaci.

Non lasciamo sola Lydia!

Fonte: www.corriere.it

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