Home»Ecologia»Le buone pratiche green di cui non ci si deve vergognare

Lisa Vagnozzi

Vi è mai capitato di avere difficoltà  nel tradurre in pratica i vostri buoni propositi e principi green, anche quelli che vi stanno più a cuore, perché ostacolati dalla domanda “chissà cosa penseranno gli altri” oppure “chissà che idea si faranno di me”? Per farla breve: vi è mai capitato di vergognarvi un po’ delle vostre scelte e dei vostri comportamenti ecosostenibili? È molto probabile che la vostra risposta sia un timido “sì”: d’altra parte, in un mondo ossessionato dall’immagine e da fenomeni di inclusione-esclusione sociale fondati sulla standardizzazione dei comportamenti, essere o provare ad essere ecologici significa spesso andare controcorrente e comportarsi in un modo che a qualcuno può persino sembrare un tantino “stravagante”.

Tuttavia, ogni volta in cui vi le vostre convinzioni vi provocano un po’ di disagio, provate a ripetervi, come mantra di incoraggiamento, che le risorse naturali non sono infinite, che abbiamo a diposizione un solo pianeta e lo stiamo portando allo stremo, e che ciascuno di noi, nel suo piccolo, può svolgere una parte importante nell’evitare gli sprechi e contenere ragionevolmente i consumi.

Ad esempio, ecco 7 buone pratiche green di cui non dovreste davvero vergognarvi ma che, al contrario, dovreste promuovere e diffondere anche tra vostri amici e conoscenti: e chissà che la vostra ecosostenibilità non finisca per rivelarsi contagiosa…

1. Riempire la doggy bag al ristorante

In casa non provate alcuna remora nel riporre in frigorifero il cibo che avanza dopo pranzo o cena, per consumarlo in un momento successivo. Questa buona abitudine, invece, non vi accompagna in occasione di pranzi o cene al ristorante, con piatti e portate che magari tornano indietro quasi intatti, per poi finire inesorabilmente nella spazzatura.

Richiedere al cameriere gli avanzi del vostro pasto e portarli a casa nella cosiddetta doggy bag può essere, in alcuni casi, un motivo di disagio, tanto da indurre qualcuno a desistere dal pur lodevole proposito. Eppure si stima che ogni anno nel mondo vadano sprecati circa 37 miliardi di euro di cibo: una cifra enorme, che potrebbe sfamare ben 44 milioni di persone e che invece finisce dritta nei cassonetti, contribuendo ad incrementare una già elevata produzione di rifiuti e ad incidere sull’inquinamento del pianeta. È di questo genere di sprechi che sarebbe il caso di vergognarsi, non vi pare?

Per questo, ogni volta in cui, al ristorante, siete assaliti dal dilemma “Chiedo di riempire la mia doggy bag oppure no?”, pensate piuttosto allo sperpero che potete evitare con un piccolo gesto: a lungo andare, finirete per non curarvi più delle reazioni e dei giudizi altrui. Tanto più che, in molti locali, sta prendendo piede l’abitudine di anticipare la richiesta dell’avventore, proponendogli di portare via quello che è avanzato del suo pasto e sollevandolo così da ogni eventuale imbarazzo. E se poi c’è anche una trendsetter come Michelle Obama a dare il buon esempio…

2. Chiedere l’acqua del rubinetto al bar

Immaginate un’afosa giornata d’estate e una sosta in un bar del centro per dissetarvi con un bel bicchiere d’acqua. Ma… quale acqua?

Se la prospettiva di richiedere l’acqua del rubinetto vi intimidisce un po’, provate a convertire il vostro disagio in slancio propositivo ricordando che in Italia la produzione e la distribuzione di bottiglie di acqua minerale generano ogni anno più di 5 milioni di tonnellate di gas serra, vale a dire quanto una centrale a carbone di medie dimensioni. A questo dato bisogno sommare anche il costo, in termini di CO2, delle bottiglie di plastica in cui l’acqua viene generalmente commercializzata.

Tuttavia, a dispetto degli ingenti costi ambientali e nonostante il consumo di acqua minerale sia economicamente molto più svantaggioso rispetto a quello di acqua del rubinetto (si calcola che il costo sia di circa mille volte più elevato, senza che ciò implichi controlli di qualità più frequenti o più accurati), l’Italia ne detiene il primato europeo.

Siete proprio certi di voler contribuire a questo record? Probabilmente no: non vi resta, quindi, che farvi coraggio e richiedere al barista un bel bicchiere di acqua del rubinetto.

 3. Riciclare i regali

Se per il vostro compleanno o per la vostra laurea avete ricevuto in regalo oggetti, accessori o indumenti che non utilizzerete mai, perché tenerli a prendere polvere o a creare ingombro in qualche cassetto di casa? Donateli piuttosto a qualcun altro che potrebbe apprezzarli e farne davvero un buon uso: in questo modo: 1. eviterete di accumulare oggetti inutili, 2. risparmierete un po’ e 3. non produrrete un surplus di emissioni andando ad acquistare un nuovo regalo.

Anche in questo caso, non c’è nulla di cui vergognarsi: la regola d’oro è di essere sempre cordiali quando si riceve un dono, ringraziando come si deve, mentre l’unica avvertenza consiste nel ricordare sempre chi vi ha fatto un regalo e che cosa vi ha donato, in modo da non incorrere in spiacevolissime gaffe.

4. Usare i propri guanti al reparto frutta del supermercato

Le colonnine di buste e guanti monouso presenti nei reparti ortofrutticoli di tutti i supermercati producono ogni giorno una quantità esorbitante di rifiuti. Perché, quindi, non provare ad ingegnarsi e ad escogitare una soluzione? Ad esempio, è possibile utilizzare più volte lo stesso guanto, magari portandoselo da casa: va benissimo un comune guanto di gomma, di quelli che si usano normalmente in bagno o in cucina. L’importante è provvedere alla sua igiene, avendo cura di lavarlo dopo ogni uso.

Allo stesso modo, se avete preso un guanto usa e getta dalla colonnina del reparto ortofrutticolo, non buttatelo via immediatamente: portatelo a casa e riutilizzatelo per le pulizie domestiche.

5. Utilizzare carta da regalo e bigliettini di auguri fai-da-te

Dovete confezionare un regalo e non volete 1. sfigurare, 2. spendere una fortuna o 3. essere poco sostenibili? Tranquilli, non state chiedendo la luna! Esiste infatti una soluzione per mettere d’accordo estetica, portafoglio e ambiente e consiste nel realizzare un pacchetto e un bigliettino di accompagnamento recuperando quello che avete già in casa e abbinandolo nel modo più originale, gradevole e personale possibile. Bastano pazienza, un po’ di tempo e qualche “ingrediente” che non faticherete a trovare nei cassetti o armadi di casa, e con la giusta dose di creatività otterrete risultati che non vi faranno certo vergognare!

Ad esempio, per confezionare il vostro dono in carta regalo ecologica, potete riciclare la carta e i fiocchi usati e in buono stato che avete avuto cura di conservare in casa, oppure dei fogli di vecchi giornali, fumetti e riviste, oppure delle buste della spesa in carta grezza da decorare a piacere, o, infine, dei foulard o degli scampoli di tessuto colorati. Il segreto del successo della vostra opera sta soprattutto nella fantasia con cui realizzerete ornamenti e abbinamenti.

Ovviamente, la regola del riuso e del fai-da-te vale anche per i biglietti di auguri: potete ricorrere al riciclo di biglietti e cartoline usati, associandolo magari al patchwork o al collage oppure scegliendo decorazioni al 100% green, come semi, foglie, fili di lana, bottoni…

6. Ricorrere all’autostop online

Avete qualche esitazione nel cercare su internet un passaggio in auto, per fare il tragitto fino al posto di lavoro o verso il vostro luogo di villeggiatura in compagnia, e con il vantaggio di risparmiare anche un po’? Tranquillizzatevi: la pratica del car pooling è sempre più diffusa anche in Italia, tanto che sono nati numerosi siti e piattaforme web appositamente dedicati, per far conoscere ed incontrare le persone che potrebbero condividere esigenze, fasce orarie e destinazioni.

Oltre a favorire la socializzazione e a determinare un risparmio notevole sui costi di carburante, parcheggio e pedaggio, il car pooling ha il merito di ridurre il numero di veicoli in circolazione, migliorando lo stato dl traffico e determinando una riduzione delle emissioni. Insomma, cosa c’è da vergognarsi?

7. Preferire i pannolini lavabili a quelli usa e getta

Per i loro piccolini, le mamme e i papà desiderano solo il meglio, tanto da lasciarsi spesso convincere da suadenti e rassicuranti claim pubblicitari. Ma siamo certi che la scelta più pubblicizzata e popolare sia anche la migliore? Ad esempio, perché non provare a sostituire i tanto reclamizzati pannolini usa e getta con dei pannolini lavabili? A ben vedere, infatti, l’usa e getta non presenta altro vantaggio se non quello di essere pratico e comodo per il genitore.

Per prima cosa, l’uso del pannolino lavabile non ha controindicazioni per la salute del bambino: al contrario, essendo realizzati in fibre naturali traspiranti, i pannolini in tessuto prevengono arrossamenti, irritazioni e reazioni allergiche. Inoltre, il bambino cresciuto con i pannolini lavabili passa al vasino con quasi un anno di anticipo rispetto ai bambini abituati, e un po’ viziati, dall’usa e getta: con il pannolino ecologico, infatti, viene meno quell’innaturale sensazione di asciutto e pulito che contraddistingue l’usa e getta e il piccolo è stimolato a diventare autonomo.

Insomma, potete stare tranquilli: i vostri bambini non risentiranno del passaggio al pannolino lavabile. Piuttosto, sarete voi a dovervi sforzare un po’ di più, cambiandoli più spesso e lavando accuratamente il pannolino in tessuto dopo ogni uso. Le vostre fatiche saranno compensate sia da un vantaggio di ordine economico (il costo dei pannolini ecologici nei primi anni del bambino, dalla nascita all’uso del vasino, si attesta, a seconda della quantità e della tipologia, tra i 200 agli 800 euro, mentre quello dei pannolini usa e getta viaggia tra i 1.500 e i 3.000 euro), sia da un vantaggio in termini di rispetto e tutela dell’ambiente. I pannolini usa e getta sono infatti dei rifiuti indifferenziabili e rappresentano il 10% degli scarti che si producono nelle nostre città. Una percentuale decisamente importante.

Tirando le somme, nel passaggio dall’usa e getta al lavabile non c’è proprio nulla di cui un genitore dovrebbe vergognarsi.

 

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