Home»World News»Asia»India: spopola un sito per denunciare la corruzione

Alessandro Graziadei

Il signor Thoniparambil Raguhanandan è un pensionato che ha lavorato per oltre trent’anni negli uffici della pubblica amministrazione della regione indiana del Karnataka. Nel 2010, stanco di tutte le mazzette che ha visto circolare nel corso della sua carriera pubblica per “vendere servizi dovuti” e “comprare posizioni privilegiate” in barba alla giustizia, ha deciso con Swati Ramanathan, suo marito Ramesh e Sridar Iyengar di realizzare il sito “Ho pagato una mazzetta” (I paid a bribe) che gestisce a tempo pieno con l’aiuto di numerosi volontari.

Sin dal primo giorno in cui il portale è stato attivato, gli accessi non hanno mai smesso di aumentare, al pari degli episodi denunciati. “In India – ha spiegato Raghunandan – stiamo assistendo a un fenomeno per cui internet sta diventando un punto di aggregazione per i movimenti di massa contro la corruzione. Ipaidabribe.com è stato uno dei principali interpreti di questo fenomeno, perché forniamo un luogo virtuale dove i cittadini possono raccontare le proprie storie ed esperienze rispetto alla corruzione”. Un fenomeno che mischia citizen journalism, denuncia e testimonianza, destinato a diventare sempre più importante e, dato che il numero di persone connesse alla Rete è in rapida crescita in India e nel Mondo, è probabile che la sua influenza diventi sempre maggiore.

Raguhanandan, con i suoi collaboratori, si è preso, così, una civile rivincita, mettendo in crisi, in brevissimo tempo, il sistema di corruzione sul quale si basa una buona parte della società indiana e alimentando forse un graduale cambio di mentalità nelle persone. A Bangalore per esempio, Bhaskar Rao, responsabile dei trasporti nello stato di Karnataka, ha utilizzato i dati raccolti da I paid the bribe per riformare il suo dipartimento, diffidando una ventina dei funzionari più anziani sospettati di corruzione e offrendo dei corsi di educazione alla legalità agli altri impiegati. Secondo Rao, come si legge sul blog di I paid the bride, questi cambiamenti non sarebbero stati possibili senza “Ipaidabribe.com, che mi ha fatto capire quanto la gente fosse arrabbiata per gli atti di corruzione di cui era continuamente testimone e mi ha aiutato a convincere i miei superiori che dovevamo fare qualcosa per risolvere il problema.”

Non è un caso che oggi il sito conti più di 1 milione di visitatori e raccolga oltre 22 mila segnalazioni in 484 città diverse dell’India. Il segreto del successo? Oltre l’insofferenza per il fenomeno corruttivo c’è sicuramente la voglia di cambiamento di gran parte della popolazione indiana vessata da episodi incredibili raccolti e raccontati nelle tre sezioni “Ho pagato una tangente”, “Mi sono rifiutato di pagare” e “Non ho avuto bisogno di pagare” dove ciascuna delle pagine chiede al visitatore di inserire il tipo di tangente richiesta, la quantità di soldi pagati, la data e l’ufficio dell’estorsione. Il sistema è diretto, semplice, ma efficace. Una volta raccontata la propria vicenda, questa viene analizzata dalla redazione del sito e successivamente pubblicata in una delle tre sezioni. L’unico problema rimane l’impossibilità di verificare la realtà delle storie raccontate. Tutte le testimonianze raccolte, infatti, sono rigorosamente anonime, per garantire la sicurezza dei segnalatori. Tuttavia le testimonianze raccolte sono comunque ritenute estremamente attendibili da numerosi soggetti, tra cui anche la Transparency International che con la sua classifica del Corruption Perceptions Index 2011 ha posizionato l’India al 95° posto, poco distante dall’Italia, che arranca in 69esima posizione e ben distante dalla Nuova Zelanda, che apre questa speciale classifica dei paesi “onesti”.

La maggior parte delle testimonianze lasciate nella prima sezione del sito raccolgono storie molto simili, in cui rappresentanti delle istituzioni e pubblici ufficiali chiedono la cosiddetta “bustarella” in cambio di servizi che dovrebbero svolgere gratuitamente. Moltissimi i casi in cui i cittadini sono costretti a pagare privatamente i poliziotti per lo svolgimento di pratiche burocratiche, come il rilascio del passaporto (costo medio dell’operazione, 1.000 rupie) o le tangenti pagate alla dogana, dove a Chennai un cittadino indiano membro della community di I paid the bribe, per il permesso a trasportare alcuni mobili durante un trasloco, è arrivato a pagare 9.500 rupie, circa 170 dollari. “Nel tempo abbiamo raccolto moltissime storie incredibili, come una segnalazione a Pune, una città a due ore da Mumbai, dove un cittadino ha dovuto pagare una mazzetta per far imbalsamare il suo migliore amico per poter imbarcare la salma su un aereo diretto a Delhi dai suoi genitori”, ha aggiunto Raguhanandan.

Ma on line non si incontrano solo storie negative. I paid the bribe raccoglie anche testimonianze di senso civico e servizi esemplari, in cui i cittadini si sono rifiutati di pagare le tangenti richieste, oppure gli uffici pubblici si sono distinti per correttezza e trasparenza. Un esempio di onestà utile allo sviluppo, visto che secondo le stime del progetto negli ultimi quattro anni l’economia del Paese avrebbe perso “circa 8,5 trilioni di rupie, un’equivalente di 94 miliardi di dollari”, a causa della corruzione, dell’evasione fiscale e della debolezza governativa.

Ora il fenomeno Ipaidabribe.com si sta diffondendo in tutto il Mondo e, spiega Raguhanandan, “non viene usato solo come una piattaforma dove si raccolgono segnalazioni di corruzione e la voglia di cambiamento, ma anche per esprimere i sentimenti di frustrazione, senso di colpa, rabbia e miseria”. Negli ultimi mesi in Africa è stato attivato lo stesso sistema di denuncia anonima online in Zimbabwe, Nigeria e Kenya, mentre la scorsa estate in Cina sono nati diversi siti con uno scopo molto simile, tutti prontamente censurati dalle autorità locali. E in Italia? Anche qui un gruppo di avvocati, giuristi e amministratori volontari ha deciso di assistere i cittadini che vogliono denunciare casi di corruzione, dando vita al sito www.signorirossi.it e offrendo il supporto informativo e tecnico per un “Sos corruzione” utile ai cittadini.

Ci permettiamo di concludere citando Robert Klitgaard uno dei maggiori esperti di corruzione: “la corruzione è un reato basato sul calcolo, non sulla passione. Le persone tendono a corrompere o a essere corrotte quando i rischi sono bassi, le multe e punizioni minime, e le ricompense grandi”. Ben vengano i siti di denuncia, quindi, ma il consiglio che se ne deduce è che probabilmente aumentare la severità della punizione basterebbe per diminuire la propensione alla corruzione.

Fonte: www.unimondo.org

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