Home»Ecologia»Agricoltura biologica»Smart Farm, la tendenza italiana fa scuola

Michela Dell’Amico

Olio extra-vergine di oliva, ortofrutta, cereali: di qualità, ma anche a impatto zero e a basso costo. Le smart farm d’Italia fanno scuola, e insegnano che risparmiare significa farsi più competitivi, battere la crisi e vivere meglio. Ce lo racconta Vincenzo Netti, titolare di un’azienda agricola 2.0 e presidente della Agia-Cia di Bari, ovvero la parte under 40 della Confederazione italiana agricoltori. “La mia era una vecchia azienda zootecnica ereditata dalla famiglia – racconta. Dapprima l’ho convertita in azienda agricola per avere un po’ più di tempo libero, poi mi sono guardato intorno e ho capito che potevo massimizzare la produzione e ridurre i costi, quindi avvantaggiarmi rispetto alla concorrenza e avere un introito in più, senza dispendio di ulteriori energie e nel pieno rispetto dell’ambiente”.  

Nel corso dell’ultima Conferenza Onu Rio+20 la Cia ha presentato il modello italiano delle fattorie intelligenti, multifunzionali e autosufficienti dal punto di vista energetico, capaci di valorizzare gli scarti agricoli per arrivare al ciclo chiuso in azienda, ovvero all’impatto zero.

Il contributo dell’Italia alle emissioni inquinanti di derivazione agricola è già al di sotto della media europea: un 5,4% del nostro Paese contro il 10,2% dell’Ue a 15. Inoltre, le nostre emissioni sono compensate dall’assorbimento del 5,8% dei gas da parte del comparto forestale. “ Si tratta dell’unico comparto produttivo a vantare un bilancio ambientale positivo”, spiega la Cia. Ad abbracciare la filosofia e i vantaggi concreti di queste nuove aziende agricole sono stati soprattutto i giovani: lo fa il 7,2% del totale, contro un 4% degli agricoltori senior.  

Via libera quindi a pannelli solari e mini impianti eolici sui tetti dei capannoni; mezzi meccanici alimentati da biocarburanti auto-prodotti; sfruttamento delle biomasse agricole, come i residui della potatura di vigne e di alberi da frutto; scarti dei cereali, da convertire in energia pulita e in risparmio sonante. Ancora, tecniche colturali a basso impatto ambientale con un uso ridotto di concimi e fitofarmaci e un conseguente risparmio di soldi ma anche di suolo, che ne risulta meno impoverito; e un notevole risparmio idrico con la sostituzione dell’impianto a pioggia con quello a goccia. “ Il primo passo – spiega Netti – è stato per me un impianto fotovoltaico che garantisse alla mia azienda  l’indipendenza economica. Associato a un impianto micro-eolico, che funziona di notte o in assenza di sole, riesco a coprire interamente le spese e addirittura ho una nuova fonte di reddito nell’energia in eccesso, che vendo all’Enel, e mi rende come lo stipendio di un operaio.

Ho toccato con mano l’effettiva convenienza di queste tecnologie nel campo agricolo e da allora le promuovo tra gli altri agricoltori come una ricetta vincente”.  

A fronte di un investimento complessivo di 45mila euro che si ripagherà in 5 anni, Netti ha un risparmio enorme, riesce ad abbattere i prezzi e ad aumentare le vendite, migliora la qualità dei suoi prodotti ed è diventato un simbolo del cambiamento possibile, contro la crisi e contro l’inquinamento, nonostante la sua azienda sia una piccola realtà di 12 ettari. “ Guadagno una media giornaliera di 30-40 euro per 365 giorni l’anno solo da solare ed eolico, senza bisogno di preoccuparmi della manutenzione o altro, e allo stesso tempo risparmio enormemente sulla bolletta e lo farò almeno per i prossimi 30 anni”.  

“Certo – ricorda – ho tirato fuori i 45mila euro di tasca mia, perché in maniera del tutto arbitraria le banche non concedono crediti per investimenti di questo tipo ai giovani imprenditori, a meno che non si accettino condizioni impossibili o ipoteche. Quindi ho dovuto dare fondo a tutti i miei risparmi, ma i fatti mi hanno dato ragione: dall’inaugurazione dell’impianto – due anni fa – il prezzo dell’energia è salito costantemente e si prevedono nuovi rincari”.  

Il passo successivo è stato destinare una parte del raccolto al bio-carburante, che oggi alimenta trattori e macchine agricole della sua azienda. “Ho iniziato a seminare colza e girasole per ottenere il bio carburante da usare al posto della benzina. Un altro costo enorme praticamente azzerato, che mi ha regalato ulteriore competitività. Inoltre, abbiamo calcolato che le emissioni che derivano dalla combustione di questi oli sono comunque azzerate dalla crescita delle piante nella stagione successiva: insomma chiudo il ciclo della Co2 portandolo a zero”.  

Il futuro? Insieme a Cia, Netti sta cercando il modo di applicare all’agricoltura i bio-carburanti di seconda generazione. “ Si studiano nuove forme di energia, come quelle a idrogeno, oppure la carbonella che risulta dalla gassificazione delle biomasse legnose. Quest’ultimo processo porta il ciclo di Co2 in negativo perché imprigiona il gas nel sottosuolo. Allo stesso tempo, rende più fertile il terreno grazie alle polveri di carbone: un altro modo per usare lo scarto come concime”. Ma la sfida più grande è portare avanti la battaglia che Agia e sindacati conducono per avere strumenti normativi in grado di favorire questo tipo di scelte da parte degli agricoltori. “Vorrei divulgare la mia esperienza – conclude Netti – e farla diventare pratica comune per tutti gli agricoltori d’Italia”.

Fonte: www.wired.it

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