Home»Nonviolenza»Disarmo»PROVE TECNICHE DI BUON VICI-NATO

Ermete Ferraro

Non c’è che dire. Il Servizio Affari Pubblici del Comando NATO di Napoli e la dott. Diana Sodano, Responsabile delle Relazioni con la comunità, ce la stanno proprio mettendo tutta nel loro “sforzo di sensibilizzazione della comunità locale” residente in quel di Giugliano, dove sta per trasferirsi in pompa magna il Quartier Generale Alleato per il Sud Europa (JFC Naples, ex-AFSouth).

Hanno cominciato naturalmente con i più piccoli, ospitando alcuni alunni d’un paio di scuole locali (il 7 e l’11 maggio ed il 15 giugno scorsi) presso il Comando Alleato di Napoli, il Centro Radar di Licola e perfino al Carney Park di Quarto. La strategia comunicativa dello Staff napoletano della NATO aveva già cercato contatti diretti con alcuni cittadini giuglianesi, accogliendoli il 4 aprile nella nuova sede di Lago Patria “per agevolare la comprensione della comunità locale verso i suoi prossimi nuovi ‘vicini’ di Lago Patria”. Ed ora ecco che, nientedimeno, è lo stesso Staff a recarsi in visita all’Ospedale “San Giuliano”, per incontrarvi i responsabili sanitari ed il personale.  Lo scorso 11 luglio, infatti, la delegazione del JFC – guidata dall’immancabile dott.ssa Sodano – si è recata al locale presidio ospedaliero, descritto dalla nota sul sito JFC come “un’eccellenza nell’area di Giugliano, anche perché fornisce servizi di emergenza 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 e…vanta la fornitura di cure avanzate in cardiologia, ortopedia, chirurgia, ginecologia e terapia intensiva”.

E’ davvero un bene che il comunicato stampa della NATO ci fornisca queste utili informazioni, visto che il normale cittadino avrebbe difficoltà a reperirle direttamente, visto che il “San Giuliano” non dispone di un proprio sito web e vi si accede solo mediante il sito dell’ASL NA 2 Nord.

Ad esser sinceri, l’impressione non è proprio quella d’una struttura “di eccellenza”, visto che l’anno scorso la stessa Azienda Sanitaria decise di chiuderne i reparti di Urologia e di Gastroenterologia, suscitando peraltro la vivace reazione del Sindaco Giovanni Pianese. In una nota del 28 aprile 2011, lo ‘storico’ primo cittadino giuglianese – così si esprimeva. ““E’ l’ennesimo atto scellerato di una strategia in ambito ospedaliero lontana dalle esigenze della gente e del territorio. Questa Amministrazione raccoglie il grido di dolore del presidio ospedaliero San Giuliano che è punto di riferimento per 300mila utenti del territorio, rilanciandone con forza e determinazione l’importanza e l’utilità…”.

In effetti, consultando le pagine dedicate al “San Giuliano” si evince che quei due reparti ora non ci più, mentre restano operativi quelli di: Ostetricia e Ginecologia, Ortotraumatologia, Medicina Interna, Cardiologia-UTIC, Rianimazione e Terapia Intensiva, Patologia Clinica e Radiologia, oltre naturalmente al Pronto Soccorso ed alla Farmacia ospedaliera.

I militari NATOletani hanno incontrato la dr.ssa Anna Punzo, che ne è il Direttore Sanitario, e si sono intrattenuti “…con i dirigenti ospedalieri, i capi dei dipartimenti e dei medici, nella speranza di accrescere la comprensione reciproca e di continuare a sviluppare il rapporto tra la comunità della NATO e la comunità italiana locale”. Nel corso di questi cordiali colloqui, la dr.ssa Punzo ha dichiarato: “Ho atteso a lungo l’opportunità d’incontrarmi con i rappresentanti NATO e confido che questo trasferimento del personale della NATO verso la nuova base che si trova a Lago Patria rappresenterà un grande miglioramento per l’intera area. Spero di accrescere il rapporto e gli scambi di amicizia tra il mio staff e la comunità della NATO”.

A quanto pare la sua attesa è stata coronata da successo e ne siamo felici per lei. Un po’ più difficile da accettare, invece, è la sua azzardata affermazione che il trasloco sulle rive del Lago Patria del più grande ed importante comando militare dell’Europa meridionale sia classificabile come “un grande miglioramento” per un’area che è tra le più inquinate ed avvelenate d’Europa, da sempre controllata dalla camorra ed abbandonata al degrado ambientale e sociale. Sono cose ormai risapute e che la NATO e la US Navy conoscono benissimo, avendo svolto varie indagini nella zona, come con precisione riferiva il col. Giampiero Angeliin una intervista a “TERRA”:

“Nelle zone di Acerra, Regi Lagni e Castelvolturno è documentata la presenza di ogni tipo di inquinante chimico. Le certezze scientifiche ci sono. Gli americani hanno fatto un monitoraggio sull’acqua (in zona sorgono basi Usa, ndr): hanno rilevato solo il tetraclorotoluene nell’acqua. Hanno fatto una relazione sul rischio per la salute e hanno dichiarato questo rischio inaccettabile. E i valori da loro riscontrati sono molto più bassi rispetto a quelli trovati ad Acerra e Castelvolturno…”

Il col. Angeli, militare in pensione, in questi anni ha fatto di tutto per sollevare l’attenzione sulla sua sconcertante vicenda sanitaria, come indicatore di una situazione intollerabile di aggressione al territorio del litorale casertano ed ai suoi abitanti.

“…Nel dicembre scorso, ha inviato una petizione popolare alle massime cariche dello Stato per sollecitare provvedimenti «di massima urgenza a tutela della salute pubblica nelle province di Napoli e Caserta», territori dove per anni sono stati sversati milioni di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, metalli pesanti, polveri d’abbattimento fumi, olii minerali, piombo, fanghi industriali (smaltiti nelle campagne come fertilizzanti: 40mila tonnellate, inchiesta “Madre Terra 1” del 2004 della Procura di S. M. Capua Vetere a Castelvolturno e Villa Literno). Ma anche cromo, nikel, rame (utilizzati come concime per i pomodori, come rivelato dall’inchiesta del 2004 della Procura di Rieti tra Lazio, Toscana e Campania). Nella petizione è altresì ricordato che nell’audizione del 21 dicembre del 2005 presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, i dirigenti della Sogin dichiararono che «in molte zone caratteristiche e ben note (…) abbiamo riscontrato una presenza di diossina centomila volte superiore ai limiti del decreto n. 471». La pubblicazione Siti contaminati (2008) dell’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente, riporta le analisi effettuate negli ex mattatoi comunali di Marcianise, S. Nicola la Strada, Villaricca, Melito: i campioni sono risultati tutti positivi per presenza di diossine, furani, policlorobifenili e, a Marcianise, anche per berillio e stagno. Le richieste della petizione hanno il solo scopo di poter avere, dopo oltre vent’anni, certezza sulle conseguenze sulla salute pubblica degli errori della pubblica amministrazione e dei crimini dell’ecomafia. A oggi non ha avuto alcuna risposta.” (ivi).

Ebbene, date queste premesse, crede davvero, la responsabile sanitaria dell’ospedale “San Giuliano”, che l’arrivo di migliaia di militari della NATO in zona ne migliorerà le condizioni ambientali e socio-economiche? E’ proprio sicura che la presenza di un mega-comando bellico – corredato di enormi ed inquinanti antenne per telecomunicazioni e che presenta 85 chilometri quadrati di superficie coperta con due misteriosi piani interrati sottostanti –  sia il tipo di installazione che renderà Giugliano più sicura e più salubre? Non sta forse sottovalutando, quanto meno, l’accresciuto impatto del traffico veicolare in un’area già ampiamente congestionata, nonché quello degli scarichi fognari e dei rifiuti in una zona condannata ad ospitare svariate discariche (abusive ed ufficiali) ed ora perfino un orribile inceneritore?

“Vedo molto positivamente lo spostamento della base NATO in questo settore” ha dichiarato il Prof. Nunzio Tricarico, Capo del Dipartimento di Chirurgia “, per un reciproco scambio di relazioni in campo sia medico e sociale, sperando in una buona collaborazione e sostegno.”

Evidentemente il prof. Tricarico è una persona fiduciosa ed ottimista, visto che non mi risulta che l’esperienza di decenni d’ingombrante presenza della NATO sul territorio napoletano abbia mai fatto registrare alcun elemento di “collaborazione” e tanto meno di supporto o di “reciproco scambio” tra le autorità sanitarie militari ‘alleate’ e statunitensi e quelle locali. D’altra parte, gli ‘americani’ hanno il loro ospedale militare a qualche decina di chilometri di distanza, presso la base della US Navy di Gricignano di Aversa (CE) e lo stesso Comando sarà certamente dotato quanto meno di ambulatorio medico e pronto soccorso.

In un mio precedente contributo su quello che definivo “un preoccupante neo-NATO”  ho già manifestato chiaramente quelli che ritengo siano i rischi per la sicurezza, per la salute e per l’ambiente che deriveranno dalla ormai prossima apertura del Comando AFSouth 2000 di Lago Patria. La strisciante strategia della NATO per rassicurare i residenti e per accreditarsi come il cordiale “vicino della porta accanto”, quindi, mi sembrano solo dei goffi e un po’ ruffiani tentativi di “captatio benevolentiae” da parte della comunità locale, peraltro già tendente alla rassegnazione dopo decenni di dominazione mafiosa e di promesse elettorali tradite.

Non basterà però quest’accattivante strategia di… “buon viciNATO” per convincere i residenti e l’opinione pubblica che l’arrivo degli “Alleati” sulle rive del Lago Patria di scipioniana memoria – renderà più “felix” quella Campania che è dalla fine della guerra sotto la loro occupazione militare e che si è trasformata nel cuore della loro strategia guerrafondaia.

Pare che proprio Scipione l’Africano abbia affermato che:“Hosti non solum dandam esse viam ad fugiendum, sed etiam muniendam” (Al nemico non solo bisogna concedere una via per scappare, ma anche rendergliela sicura ). Beh, quello che è certo è che chi ha progettato una mega-base militare vicino alla sua “ingrata patria”, pur essendo teoricamente un ‘alleato’ e non un ‘nemico’, non ci ha concesso una sicura via di fuga dal pericolo di guerra.

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