Home»Nonviolenza»Disarmo»L’azienda Morellato rifiuta una commessa militare. Quando una scelta etica è più forte della crisi

La ditta pisana ha detto no a una commessa da 30mila euro della Wass, azienda del gruppo Finmeccanica che contribuisce allo sviluppo di tecnologia militare. Nonostante i dipendenti in cassa integrazione a rotazione e una crisi del settore che quasi inevitabilmente porterà a una riduzione del personale, i lavoratori e la proprietà hanno condiviso la scelta: “Non ce la sentiamo di mettere le nostre competenze al servizio di un’opera che potrà sviluppare tecnologia bellica”

Valerio Morellato ha 32 anni e da quando ne aveva 24 fa l’imprenditore. Nel 2004 ha creato Morellato Energia per affiancare l’azienda di famiglia, la Morellato Termotecnica che dal 1965 si occupa di riscaldamento e climatizzazione, ma soprattutto per dare vita a un sogno. Quasi conclusi gli studi in ingegneria decide che non tenterà la strada universitaria né cercherà la miglior offerta di lavoro sul mercato. L’idea che la sua vita sia nelle mani di un’occasione frutto del caso, magari di un lavoro che lo porterà all’estero a impiegare le sue energie in qualcosa che potrebbe essere lontano dal suo modo di vedere il mondo non lo convince. Vuole rimanere sul suo territorio, coltivare la sua passione e farne un lavoro.

Una passione che è fatta di rispetto per l’ambiente e per l’uomo e che trova nel Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Francuccio Gesualdi una guida. “Con il consumo critico – spiega Valerio – abbiamo capito che come consumatori possiamo essere attivi, influire con le scelte che facciamo tutti i giorni. Ma come lavoratori come possiamo mettere in pratica la nostra esigenza di coerenza?”.

Tutto nasce da questa domanda. Con la sua azienda Valerio cerca di sviluppare idee e poi prodotti che possano far bene sia a chi li acquista ma anche all’ambiente. Il settore è quello del fotovoltaico che nel 2004 è un’attività da pionieri: tre gli impianti montati nel giro di un anno. Le cose cominciano a cambiare tra il 2006 e il 2007, quando in attuazione del protocollo di Kyoto il Governo italiano vara il Secondo Conto Energia, quello che porterà al boom del fotovoltaico. I fatturati raddoppiano anno dopo anno, così come il numero di dipendenti. Le due aziende di famiglia raggiungono complessivamente circa una ventina di dipendenti, la maggior parte assunti con contratto a tempo indeterminato e la massima attenzione a tutto ciò che è sicurezza sul lavoro.

Le cose cambiano bruscamente nel marzo 2011 con il decreto Romani che nel giro di una settimana interrompe gli incentivi al settore. La vittoria referendaria di giugno, con il sonoro No all’energia nucleare, è solo una pallida speranza di ripresa. A settembre la realtà è quella di una crisi economica che rischia di mettere in ginocchio anche il settore delle energie rinnovabili. A questo si aggiungono scelte politiche che sembrano infondere scarsa fiducia e un nuovo conto Energia – il quinto – che entrerà in vigore il prossimo 27 agosto – che rispetto al precedente è nettamente meno incentivante.

“C’è poi il problema delle banche – continua Valerio Morellato – poiché il settore del fotovoltaico non è più considerato ‘sicuro’ e dunque molto spesso non si riescono ad ottenere finanziamenti. 9 volte su 10 chi acquista un impianto deve farselo finanziare, le banche hanno stretto i cordoni, ed è per questo che abbiamo visto svanire commesse che sembravano sicure”.

Iniziano così le difficoltà per l’azienda, i dipendenti in cassa integrazione a rotazione – “abbiamo scelto che nessuno rimanesse a zero ore” spiega Valerio – e prospettive poco rassicuranti per il futuro. “Quasi sicuramente andremo verso una inevitabile riduzione di personale – continua – per dare un’idea della crisi del settore basta dire che ben quattro dei nostri fornitori sono falliti nel giro di 10 mesi”.

Questo il quadro in cui la scorsa settimana è arrivata in ditta una richiesta di sopralluogo e, successivamente di preventivo per una commessa importante. Tutto sembra andare per il verso giusto fino a quando una delle dipendenti si accorge che la ditta in questione, la Wass è un’azienda che fa parte del gruppo Finmeccanica e che contribuisce allo sviluppo di tecnologia militare. In parole spicciole produce siluri.

La proposta per la Morellato Termotecnica – la ditta del gruppo che si occupa di idraulica, climatizzazione e solare termico – è una commessa da circa 30mila euro, 8-10 mila di utile, per diversi interventi tra cui un sistema di raffreddamento per una vasca da 10mila litri, usata nei loro laboratori. “E’ una cifra importante – spiega Valerio – che potrebbe corrispondere a quello che si potrebbe ottenere con l’installazione di 38 climatizzatori o di 12 impianti di solare termico e che ci aiuterebbe a tamponare almeno temporaneamente i problemi economici. Gli stessi problemi che ci hanno messo nelle condizioni di dover scegliere tra coerenza e necessità, tra accettare una commessa che avrebbe dato ossigeno alle casse ma derogando sui principi etici oppure rifiutare in nome di una coerenza di base, ma contraddicendo le basi della razionalità economica”.

Una coerenza che per Morellato è sempre stata non solo idea, ma anche pratica e che ha portato l’azienda a partecipare alla nascita del Distretto di Economia Solidale Altro Tirreno. “Di fronte a questa situazione c’è sembrato naturale aprire una discussione interna ed un confronto con OdES, l’Officina dell’Economia Solidale di Pisa, a partire dal Patto per il Distretto di Economia Solidale che ci siamo impegnati a sottoscrivere lo scorso maggio e che definisce la cornice di coerenza e di cooperazione reciproca all’interno della quale gli aderenti al patto dovrebbero muoversi ed agire”.

Un confronto che ha portato a sviluppi importanti: “Lunedì scorso – continua Valerio – dopo una riflessione sofferta, abbiamo deciso di mandare un’email alla Wass confermando l’intenzione di non procedere con la proposta commerciale, nonostante la crisi aziendale non sia risolta né migliorata nel corso degli ultimi giorni”.

“Abbiamo deciso – si legge nella mail inviata alla Wass – che non presenteremo la nostra offerta per l’impianto da installare […]. Siamo consapevoli che il nostro contributo alla realizzazione della struttura militare sarebbe stato marginale e certamente ci sarà un’altra azienda che ci sostituirà, ma non ce la sentiamo di mettere le nostre competenze al servizio di un’opera che potrà sviluppare tecnologia bellica”.

“La discussione interna e la disponibilità dimostrata da OdES – commenta Valerio Morellato – hanno aiutato ad evitare di fare un passo in una direzione insostenibile, almeno eticamente. Rimane però aperto tutto il resto: la necessità di dare risposte all’interno dell’azienda a chi, tra i lavoratori, potrebbe non capire, l’importanza di approfondire forme di solidarietà e collaborazione all’interno del Patto del Distretto di Economia Solidale e il ruolo positivo che ha giocato e che potrebbe giocare l’economia solidale nell’aiutare a non rimanere compressi tra necessità e coerenza”.

Fonte: www.pisanotizie.it

 

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