Home»Città possibile»Filosofia della condivisione: il nuovo che avanza

Mauro Rossini 

La competitività in ogni ambito delle attività umane, i conflitti di ogni genere, l’abuso dei diritti e della dignità di tante vite umane, hanno creato e stanno creando degli squilibri sociali immensi. Nonostante l’attuale contesto di globalizzazione, tali squilibri permangono, e ne sorgono ogni giorno degli altri con delle dimensioni ancora più problematiche, frutto dell’inadeguato coordinamento degli Stati. Proprio questi ultimi sono spesso orientati alla ricerca di potere, che perlopiù crea disuguaglianze, predominio di gruppi economici e finanziari che dettano l’agenda della politica, suscitando nello stesso tempo sdegno e violenza a danno del bene comune.

Secondo diversi filosofi, una nuova epoca sta però avvicinandosi. La parola chiave che la definisce è condivisione. Ciò che contraddistingue questa nuova epoca è infatti la cooperazione, la capacità di singoli, gruppi e nazioni di condividere ciò che hanno e di lavorare assieme nella risoluzione dei problemi, promuovendo un clima di pace. A garantire il futuro del pianeta non sarebbe quindi la competizione, ma la capacità di aiutarsi, di unire le proprie forze puntando al benessere di tutti, nessuno escluso. Il nuovo che avanza si caratterizza per la progressiva presa di coscienza che l’essere chiamati al dono significa ascoltare costantemente la parte migliore di noi stessi.

La filosofia della condivisione muove le sue riflessioni a partire da un’antropologia positiva, che supera la concezione economica classica di homo economicus per approdare a quella più recente di homo empaticus. Con le sue azioni, è questa seconda tipologia di uomo che scardina poco a poco le barriere dell’indifferenza e tesse una rete sociale, garanzia di apertura, scambio e integrazione. Egli sente di appartenere e di sostenere la rete che comincia dal piccolo e a livello locale, ma che si dirama fino a diventare nazionale e sopranazionale; si sente parte di una comunità che promuove la solidarietà, l’uguaglianza, la responsabilità civile, valori che crede fondamento essenziale per ogni società.

La filosofia della condivisione ritiene che l’uomo stia iniziando a vedere il mondo con occhi nuovi. È un uomo che vede le cose con la speranza che quel piccolo seme da lui gettato servendo il prossimo, nell’educazione dei giovani, nel soccorrere chi è più in difficoltà, nell’aiutare lo straniero a integrarsi, nel salvaguardare l’ambiente, possa crescere e mutarsi in coscienza collettiva. Impegnato nell’educare e nell’educarsi alla gioia, l’homo empaticus ha capito che la vita buona richiede reciprocità e che dare è sempre anche ricevere.

L’essere umano non viene dunque considerato rapace e indomabile, creatura fatta di passioni e impulsi che spingono inesorabilmente a consumare. Generoso e capace di andare incontro ai bisogni dei suoi simili, l’uomo avrebbe piuttosto smarrito il cammino che lo conduce verso relazioni più giuste con i suoi simili, con l’ambiente che lo ospita, e verso una vita più salutare e felice. Egli avrebbe difficoltà a valutare il mondo e le relazioni sociali secondo parametri diversi da quelli imposti e favoriti dall’attuale sistema economico e dalle avide logiche che ne stanno alla base. In ogni uomo ci sarebbe un potenziale d’amore e creativo inespresso, una forza bloccata da un consolidato modo egoistico di pensare e agire che esclude ogni senso di responsabilità nei riguardi del prossimo. L’uomo vive al di sotto del suo reale potenziale e fatica nel suscitare, proteggere e promuovere la vita, la fraternità e la comunione.

La condivisione rappresenterebbe il fattore in grado di tirare fuori questo potenziale inespresso.

Una visione troppo ottimistica? Può darsi. Ma si tratta, secondo questi stessi filosofi, di un percorso globale al quale ogni uomo sarà presto chiamato, un percorso di amore e di coraggio che non lascia vere e proprie alternative. Come a dire: se non accetteremo la cooperazione potremmo seriamente rischiare di fare tutti quanti una brutta fine. Il pianeta potrebbe non resistere alle continue tensioni cui l’umanità lo sta sottoponendo.

Da qui l’accento posto da molti studiosi sul «prestare attenzione» e sul «prendersi cura», sul guardare con amore e compassione il mondo naturale che ci circonda, sul combattere per una società più giusta. In ogni paese stanno nascendo nuovi gruppi con il desiderio di tradurre in modo concreto i più alti ideali e di lavorare per il bene degli altri, superando barriere ed egoismi. Un numero crescente di uomini e donne coraggiosi stanno spendendo la loro vita per cause nobili; uomini e donne aperti al mondo, che hanno saputo leggere i segni dei tempi e provano a dare risposte adeguate, il più delle volte pagando un caro prezzo.

Sono coscienti del fatto che la spinta individualistica ha liberato enormi energie, ha sostenuto la vitalità di un mercato capace di esprimere sempre nuove domande. Oggi, però, quello sviluppo è rallentato entrando in crisi in modo irreversibile, c’è un dissolvimento delle capacità decisionali nelle questioni di interesse collettivo e l’autonomia dei comportamenti è sfociata in forme di disagio. Per il futuro, i valori su cui occorre puntare poggiano sempre meno sulla rivendicazione dell’autonomia personale e sempre più sulla riscoperta dell’altro, sulla relazione e la responsabilità. In sintesi, sulla condivisione.

Fonte: www.ilconsapevole.it

 

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4 Responses to "Filosofia della condivisione: il nuovo che avanza"

  1. mary   3 settembre 2012 at 12:31

    leggendo questo articolo, non riesco a non riflettere sugli importanti cambiamenti che si stanno verificando nella società, dall’incremento della disoccupazione giovanile, alla deriva di una adeguata politica welfare… Sono decisamente a favore della condivisione e dell’aiutarsi, del venirsi incontro. Oggi abbiamo davvero perso di vista questi aspetti che ci consentirebbero di affrontare il futuro in modo nuovo e più pacifico. Quello che manca sono esperti e filosofi della condivisione che diano nuove idee e spunti che facilitano la realizzazione di progetti concreti, in ogni settore. Solo un impegno portato avanti da tante persone e ispirato alle idee della filosofia della condivisione può darci qualche speranza e farci tornare quel sorriso che abbiamo tutti quanti perso.

  2. Flavio   6 agosto 2012 at 14:56

    Mi piace molto questo tema.

  3. Marco Camerale   11 luglio 2012 at 14:48

    Inizio col dire che è stato mio figlio a farmi leggere questo articolo. Si sta infatti documentando su Raj Patel e sulla filosofia della condivisione per una ricerca che la sua professoressa di liceo ha dato da fare alla classe per le vacanze.
    L’argomento trattato dal signor Rossini è davvero interessante, perché invita a riflettere in modo nuovo sul mondo e sulla crisi che stiamo vivendo. I filosofi della condivisione è come se avessero uno sguardo sulle cose un po’ fuori dagli schemi senza per questo mancare di buon senso. La loro è una prospettiva semplice e insieme molto innovativa.
    Io personalmente appoggio in toto l’idea della condivisione, della salvaguardia dei beni comuni e della critica alla dittatura della crescita a tutti i costi.

  4. Giuliano Santoro   1 luglio 2012 at 17:40

    Mettere a frutto quanto si ha non solo per se stessi, ma anche per chi viaggia con noi, essendo consapevoli che i nostri compagni di viaggio hanno delle potenzialità inespresse, ci porta a capire che anche noi siamo come loro, anche noi abbiamo delle potenzialità inespresse che gli altri ci aiutano e ci provocano ad esprimere. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che dobbiamo mai perdere la nostra intraprendenza, data dalle motivazioni che, a volte, possono mancare a causa della nostra pigrizia, della nostra scarsissima voglia di metterci in gioco.

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