Home»Ecologia»Ambiente e sostenibilità: quasi sconosciuti per i giovani italiani

Carlotta Clerici

Poca consapevolezza per il futuro e tanta confusione sui termini, ma anche sui comportamenti per la tutela del pianeta. È questo l’atteggiamento dei ragazzi, la fascia dai 18 ai 30, quando si parla di tematiche ambientali. A dirlo, in concomitanza con la conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibile Rio+20, un’indagine condotta dal gruppo di ricerca dell’Università Iulm di Milano, in collaborazione con gli atenei di Catania e di Palermo, che ha sviscerato con domande su abitudini e azioni quotidiane, il rapporto tra i giovani e la sostenibilità. Svelando una fotografia della gioventù italiana ben poco incoraggiante.

SUPERFICIALI – Chi dovrà occuparsi di salvaguardare il mondo in futuro, infatti, non solo non comprende pienamente quali siano le vere azioni per farlo, ma si rivela anche incoerente, dichiarandosi sostenibile per poi agire, nella vita di tutti i giorni, in maniera contraria. Un vuoto culturale, secondo i ricercatori, da attribuire principalmente agli organi d’informazione, soprattutto tv e pubblicità, che affrontano la questione della sostenibilità in maniera superficiale, sfruttando i temi ambientali senza spiegarne la complessità e diffondendo messaggi di comportamento scorretto.

LA RICERCA – Molti, del resto, i giovani totalmente disinteressati all’argomento. Infatti, secondo lo studio effettuato su un campione di mille studenti tra i 18 e 30 anni su tutto il territorio nazionale e coordinato da Vincenzo Russo, professore di psicologia dei consumi dello Iulm, il 33% si è dichiarato totalmente non sostenibile. Con il 19% che butta ancora tutti i rifiuti nello stesso sacco, senza nessun tipo di differenzazione. Meglio, invece, per quello che riguarda la categoria dei ragazzi, il 23%, che si dichiarano molto sostenibili. Anche se, le azioni prese in considerazione dai giovani per ridurre l’impatto ambientale del pianeta si riducono soltanto a poche categorie. «Le questioni affrontate dai giovani», afferma Russo, «quando si parla di sostenibilità si riducono allo spreco dell’energia elettrica, alla raccolta differenziata e al consumo di prodotti biologici. Anche se, nel caso del mangiare, oltre al piacere di comperare prodotti bio emergono anche una grande diffidenza e un forte scetticismo per la loro provenienza».

POCO INFORMATI – Diffidenti, ma anche informati poco e male dalla cattiva maestra televisione. «I ragazzi più in linea con i valori sostenibili», prosegue il professore, «cercano le informazioni che riguardano la sostenibilità su internet. Anche se è difficile liberarsi dall’impronta lasciata dalla tv. Una disinformazione sistematica che genera confusione e superficialità. E questo è facilmente dimostrabile visto che il 58% associa il tema della sostenibilità soltanto con il concetto di natura. Per l’educazione ambientale, è la famiglia che gioca un ruolo determinante. Infatti, i ragazzi più orientati ai comportamenti sostenibili, dal consumo di cibi a chilometro zero a spegnere la luce quando non necessaria, hanno imparato l’importanza di queste azioni in ambito domestico. Il futuro, poi, è un tema che viene affrontato dai giovani in maniera narcisisistica. In generale, la preoccupazione è per se stessi e non per la collettività. Si tratta, dell’edonismo che caratterizza l’età post moderna e che riduce le azioni ambientali e sociali all’io e allo stare bene con se stessi. Anche se, dopo la crisi economica, qualcosa sta iniziando a cambiare».

PROGETTO AXÌA – Un rapporto, quello tra i giovani e la sostenibilità, che fa parte del progetto Axìa, promosso dal gruppo Nestlé e il Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane), come nuovo modello di collaborazione tra aziende e atenei. Dove il termine greco Axìa, che significa valore, indica quello della ricerca scientifica. Il progetto, partito nel 2008, è un monitoraggio delle università italiane su tre temi fondamentali: alimentazione, sostenibilità e multiculturalità. Con 117 progetti di ricerca, seguiti da 31 atenei italiani e 500 docenti coinvolti.

NATIVI SOSTENIBILI – Scoperto, nella ricerca Axìa incentrata sulla sostenibilità, un potenziale gruppo di evangelizzatori di un nuovo modello di sviluppo sostenibile. «Si tratta», conclude Russo, «di giovani donne, generalmente laureate e residenti nel nord dell’Italia. Questa categoria, infatti, è molto più sensibile riguardo alla visione del futuro e si propone di vivere in maniera più consapevole per lasciare ai figli un mondo migliore».

Fonte: www.corriere.it

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