Home»Città possibile»Un concorso premia le migliori app per smart city

Michela Dell’Amico

Usare il crowdsourcing per lo shopping in città; evitare gli ingorghi stradali; sapere sempre come smaltire al meglio i rifiuti o denunciare abusi in meno di un secondo; individuare subito la compagnia telefonica che sta dietro a un numero e calcolare il costo della chiamata; avere sempre in tasca un “bottone rosso” anti-aggressione, che in un tocco darà a polizia, amici e parenti le coordinate del luogo in cui ci troviamo. Insomma, mille modi intelligenti per risolvere i problemi reali della vita quotidiana sono in concorso con Open City App Challenge, iniziativa europea che vuol coinvolgere sviluppatori e comuni cittadini nel disegnare la smart city di domani, oppure votare la nostra app preferita tra quelle già presentate e disponibili sul mercato. Per ora il progetto Open Cities riguarda alcune città europee: Bologna, Roma, Amsterdam, Barcellona, Berlino, Helsinky e Parigi. 

Si parte dal principio che la smart city usa il sistema dell’open-data, ovvero la condivisione di informazioni con il cittadino, applica sensori hi-tech alla vita quotidiana e rafforza il ruolo del singolo, per potenziarne la conoscenza e l’influenza dello spazio in cui vive, compresa la partecipazione alle scelte politiche. La competizione prevede 3mila euro alla app che meglio rispecchierà questo principio – da presentare entro il 15 settembre – e la premierà al prossimo Smart City Expo 2012 di Barcellona. Il concetto è semplice: la popolazione delle metropoli mondiali è in aumento, e le persone hanno urgente bisogno di veder migliorare l’efficienza del loro ambiente urbano, ridurre le spese, godere di un’alta qualità della vita. 

Ma il senso del progetto è anche e soprattutto rendere il cittadino fulcro della propria realtà urbana e in questo Bologna fa scuola. La sua area metropolitana è seconda in Italia solo a Milano, con più di 900mila abitanti, un importante sistema economico e una nota rete di servizi d’eccellenza legati a scuola, cultura e sport. Dai primi anni ’90 la città emiliana ha messo in atto una politica di governo che utilizza le tecnologie della rete per amplificare la diffusione di informazioni e servizi alla comunità, sviluppando i concetti di eCitizenship e digital rights. Prima in Italia e seconda ad Amsterdam in Europa, la rete civica Iperbole è nata nel 1995. Una sorta di piattaforma “olistica” per diffondere informazioni, servizi online, interazione e scambio tra gli utenti, enfatizzare la partecipazione civile, fare da laboratorio. 

Fa parte del sistema, il progetto Iperbole Wireless con accesso gratuito e libero a internet e banda larga dentro e fuori le antiche mura della città , next generation network e sostegno alle imprese ICT. Ma c’è anche la pubblicazione online delle scelte e delle proposte che riguardano la politica del territorio, “nutrito dai contributi creativi dei suoi cittadini”.

Ancora, è in atto dal 2007 un piano urbano per rendere più efficiente l’uso dell’energia e sostenere l’ambiente, con indicatori aggiornati in tempo reale sulle informazioni di consumo, che puntano a una riduzione delle emissioni inquinanti con il supporto dell’Unione europea. L’attuale Metropolitan Strategic Plan di Bologna sta mettendo a punto Iperbole 2020, una rete civica ancora più “social”, che dia al crowdsourcing e agli user-generated contents un posto di ancor maggior rilievo nelle politiche amministrative, sempre nella cornice dell’ Open Data.

Fonte: www.wired.it

 

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