Home»Articoli»Messaggio sull’asfalto agli ideatori di Critical Mass San Ferdinando di Puglia

Matteo Della Torre

Gli ideatori di Critical Mass San Ferdinando di Puglia non dovrebbero avere paura dei numeri. All’inizio dell’avventura sovversiva di Critical Mass non è necessario “portare più persone possibile” a pedalare. Tutte le esperienze di Critical Mass, da quando nacque a San Francisco nel 1992, negli Stati Uniti e nel mondo, come anche in Italia, sono partite da piccoli o piccolissimi numeri. Se ci sarà coerenza, costanza e perseveranza nel tempo, questi piccoli numeri certamente cresceranno.

Critical Mass è per sua natura plurale; accoglie persone con idee e obiettivi diversi. Gente che si ritrova per caso a pedalare insieme perseguendo, non per caso, le stesse finalità politiche e sociali: rivoluzionare il modello consumista, energivoro e non sostenibile di mobilità urbana fondata sul monopolio dell’automobile, cercando di incidere profondamente sugli stili di vita quotidiani dei cittadini del presente e del futuro, suggerendo nei fatti e con la propria testimonianza un modello di mobilità alternativo e dolce.

Collegare il primo evento di Critical Mass di San Ferdinando di Puglia al solito vecchio schema depressiogeno della festicciola con due associazioni scalcagnate e la solita banducola di teenagerini tenuta in un Parco, che è notoriamente chiuso e vuoto, è un controsenso per varie ragioni. Critical Mass nasce spontaneamente come evento di traffico ciclistico e si chiude spontaneamente come è nato. E’ una “casuale” compresenza di ciclisti. Collegare in qualsiasi forma questo evento “spontaneo” con una qualsiasi forma di evento organizzato significa snaturare Critical Mass irrimediabilmente agli occhi dei cittadini.

In Critical Mass non ci sono responsabili, quindi è impossibile chiedere qualsiasi autorizzazione. Per mostrarvi plasticamente l’assurdità di creare un evento successivo alla biciclettata di Critical Mass vi invito a riflettere: è mai accaduto che venti automobilisti della nostra città si siano ritrovati per caso ad annegare nel traffico di via Nazionale e abbiano sentito il bisogno di collegare il loro stare nel traffico con una festa in villa?

Chi tra voi ricorda quelle penose biciclettate organizzate da Assessori all’ambiente rampanti che vedevano 20-30 persone con bandierine e due fischietti girare nel primo pomeriggio per le vie del paese?  La cosa nasceva e moriva lì senza incidere in alcun modo sugli stili di vita dei partecipanti, che dopo l’evento tornavano a far rombare i loro motori anche per andare a prendere il giornale all’edicola sotto casa. L’unico scopo era offrire un mediocre palcoscenico al politico patrocinatore. L’idea che Chris Carlsson aveva di Critical Mass è esattamente agli antipodi!

Ogni ultimo venerdì del mese, a mio avviso, i pedalatori quotidiani della nostra città dovrebbero darsi un appuntamento fisso che fluisca nella più totale libertà: libertà dai vecchi schemi del passato (che storicamente non hanno prodotto alcun effetto positivo), libertà dal politicante di turno che come un avvoltoio cercherà, è matematico, di fagocitare l’iniziativa. In merito è utile leggere questa mia riflessione; libertà dagli sponsor, libertà anche dalle associazioni di volontariato, soprattutto da quelle che esistono solo sulla carta o che hanno fatto il loro tempo.

Perché non trovo giusto collegare Critical Mass con il mondo del volontariato? La sensibilità arretrata dei nostri concittadini, e non solo, associa il volontariato con la festività dell’esistenza, cioè con un impegno rarefatto nel tempo che faccio soltanto quando mi va o quando non ho altro di più importante o piacevole da fare. Lo scopo di Critical Mass è, invece, far riprendere ai cittadini-ciclisti le strade della città mirando a cambiare gli stili di vita. La bicicletta va vissuta nella ferialità della vita, va presa per gli spostamenti di ogni giorno, non solo nei week-end per fare la parte dei “ciclosuonati” in bicicletta e tuta, uomini con in testa un preservativo, che durante la settimana usano solo la macchina per inquinare a morte la città.

Rivoluzionari in bicicletta (si spera), operiamo le scelte sovversive che si addicono al calibro e al respiro di Critical Mass.

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