Home»Città possibile»L’illuminazione “smart” spenta dalle aziende municipalizzate

Michela Dell’Amico

Un sistema intelligente di illuminazione pubblica porterebbe risparmi di consumi e gestione fino al 60%, oltre a rivoluzionare la gestione del traffico, dell’inquinamento, della sicurezza e della socializzazione. Il progetto Lumière di Enea ha già portato enormi benefici in Comuni come San Giovanni in Persiceto (Bo), che ha istallato 6mila punti luce telecontrollati uniti a un servizio di video sorveglianza. L’amministrazione ha ottenuto un risparmio del 45% nei costi annuali, tradotti in 200mila euro risparmiati. Gli esempi sono moltissimi ma finora sempre limitati a città medio-piccole. “L’ostacolo maggiore sono le aziende municipalizzate, che non intendono certo ridurre i propri margini sui consumi del Comune”, spiega Gianluigi Gereschi, National Key Account di Umpi e partner di Enea. L’azienda di Cattolica è leader mondiale di tecnologie per l’illuminazione pubblica unita alle applicazioni smart, esporta in 14 Paesi e, ad esempio, telecontrolla 100mila punti luce a La Mecca e il sistema d’illuminazione di Rio in Brasile. Ma non lavora nelle grandi città italiane. 

“Il problema dell’efficienza si lega a molti grandi interessi e non solo nel settore dell’illuminazione – conferma Mauro Annunziato, ricercatore dell’Enea e sub-coordinatore del Joint Programme on Smart City europeo. Ci sono pressioni governative e di sistema che cercano di cambiare le cose, ma molto, troppo lentamente. La legge obbliga ad esempio i grandi produttori d’energia, come Enel, a mostrare certificazioni di efficienza e si spera che questo serva alla lunga a far cadere le barriere dei monopoli. L’unica cosa che al momento può incidere in maniera forte e veloce è la scelta del consumatore. Oggi le aziende cambiano filosofia e si convertono all’efficienza e al risparmio energetico principalmente per motivi d’immagine, sanno che pubblicizzare comportamenti “green” porta clienti. Se ognuno di noi si impegnerà a scegliere ancora di più le aziende in base alla loro etica, sarà il modo più veloce ed efficace di cambiare le cose. 

Tra i Comuni italiani che hanno aderito all’iniziativa di Enea e che oggi iniziano a monetizzare il risparmio ci sono Castelnuovo Magra (Sp), Pietrasanta (Lu), Anguillara Sabazia (Rm) e la smart city in costruzione all’Aquila. 

Tra i primi dati, spiccano quelli del Comune di Ceva, Cuneo, partito con un impianto pilota su una parte della città. Oggi segna un – 50% dei consumi tra energia e manutenzione e al momento conta 2mila punti luce smart in tutta la città. Mantova ha appena inaugurato una rete intelligente di lampioni nel suo lungolago, che con un particolare dispositivo controlla i flussi di traffico, segnala situazioni di ingorghi o blocchi, regola la luce in base all’esigenza, dà informazioni sui parcheggi e i servizi ricarica delle macchine elettriche via smart-phone, grazie a un altro sistema di supervisione che prenota la sosta e la ricarica.

In più, i pali della luce fanno anche da stazioni meteo. 

Fara Gera D’Adda (Bg) ha appena vinto il premio Save the Sky – Light-pollution Free grazie ai suoi lampioni smart che hanno tra l’altro garantito un risparmio del 60% nei consumi ai suoi cittadini. Perché non se ne può parlare per città come Roma o Milano? “ Le grandi città hanno troppa burocrazia – spiega Gereschi – un processo decisionale troppo lento, anche se le problematiche sono le stesse. Ma il vero ostacolo sta – come detto – nelle aziende municipalizzate, che articolano ancora di più le dinamiche decisionali e per le quali parlare di riduzione dei consumi non rientra tra gli interessi. Bisogna considerare che la luce notturna per un’azienda è un introito enorme con in più costi di gestione minimi, privi di tutti i servizi che vengono forniti ad esempio a un’utenza privata. Quindi parlare di risparmio energetico piace al Comune, piace ai cittadini ma non piacerà mai all’azienda che vende l’energia. L’amministratore delegato di Hera, in Emilia Romagna, mi ha dato del pazzo quando ho proposto tagli del 30-40%, perché questi incidono direttamente nei ricavi di un’azienda quotata in borsa. Al contrario, i piccoli Comuni hanno la loro autonomia. A Fara Gera D’Adda, dove abbiamo ottenuto i risultati maggiori di risparmio, abbiamo stretto l’accordo nell’edicola del sindaco, con l’assessore barbiere: in questi casi di gestione ‘semplice’ l’interesse dell’amministrazione coincide con gli interessi dei cittadini, e tutto è più snello ed efficace”. 

Eppure in Italia spendiamo oltre 5mila milioni di euro ogni anno per il consumo energetico dell’edilizia pubblica, secondo una stima CONSIP del ministero dell’Economia e delle Finanze. Consumiamo oltre 200 Kwh/m2/anno, molto di più della media dei patrimoni pubblici di altri Paesi europei, dice un report di “ BRITA PUBS”. Una grossa fetta di questa torta va all’illuminazione pubblica. 

Il progetto di Enea, in collaborazione con il ministero dello Sviluppo Economico, è stato ideato proprio per correre ai ripari – a fronte di un servizio che in Italia è addirittura ancora non a norma di legge – insegnando ai Comuni la gestione efficiente dell’illuminazione stradale. Enea ci lavora dal 2009 e “ dopo aver analizzato lo stato dell’arte, ideato il percorso e sciolto le varie problematiche e i possibili ostacoli, lanceremo a settembre il vademecum definitivo e standardizzato dell’illuminazione intelligente”, ci spiega Nicoletta Gozo, coordinatrice del Progetto. 

Nel dettaglio, l’illuminazione intelligente potrà regolare l’intensità luminosa del lampione stradale in base al flusso di traffico rilevato, spesso assente di notte, ma non solo. I lampioni “intelligenti e multifunzionali” pongono le basi per un cambiamento graduale che interviene su vari aspetti di una città.

“Con una spesa aggiuntiva minima – continua Gozo – in qualsiasi momento sarà possibile fornire questi lampioni di sensori di ogni tipo che poi – attraverso sistemi di comunicazione avanzati – tracceranno un profilo della strada e della città, fondamentale per capire le esigenze dei cittadini e gestire in maniera praticamente perfetta e automatica diversi aspetti”: dal monitoraggio del traffico, infomobilità, gestione della mobilità elettrica, controllo della qualità dell’aria, alla sicurezza e interattività sociale. 

Insomma, in pieno rispetto del concetto di smart city, si pensa alla città come a un insieme di reti interconnesse, quali la rete della illuminazione pubblica appunto, la rete dei trasporti, la rete elettrica, la rete degli edifici, la rete dell’acqua e dei rifiuti, la rete delle relazioni sociali, e così via. Al centro, le tecnologie ICT (informazione e comunicazione) e la capacità di progettazione sistemica. Questo significa abbattere i consumi ma anche i costi della rete infrastrutturale, perché condivisa da diverse applicazioni. 

Se il problema principale è sempre quello del reperimento dei fondi, Enea ha pensato anche a questo: “ spieghiamo ai sindaci cosa è Esco, ovvero un sistema che permette finanziamenti tramite terzi, con società che realizzano la riqualificazione degli impianti e si assicurano il ritorno del capitale investito con la garanzia del risparmio. In base ai consumi di un Comune insomma, si analizza l’impianto, si calcola il risparmio, e questo poi serve per finanziare l’intervento”, spiega Gozzi. Finora hanno aderito a questo progetto ben 2.350 Comuni d’Italia: ma tutti, guarda caso, di dimensioni medio-piccole.

Fonte: www.wired.it

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