Home»Nonviolenza»Educazione»Le regole ai figli? Io ho scelto una «coerenza flessibile»

Maria Luisa Villa

L’ultimo colloquio con un professore a scuola. E la prima volta che ho visto mio figlio minore salire in auto da solo e svoltare l’angolo. Eventi banali, ma se accadono lo stesso giorno si fanno notare. Patente e maturità alle porte. Per me oggi è uno spartiacque. Fine della vita infantile, dell’adolescenza “marcata stretta” dai genitori, e via a un’esistenza più autonoma. In un viaggio ideale tra Milano e Roma, mi sono detta, siamo a Firenze (ottimista?). Tutti sullo stesso treno, anche se ormai in due vagoni diversi. Il problema è capire cosa c’è in valigia, la sua naturalmente. Il bilancio inevitabile, con due figli maschi di 19 e 21 anni, è personale e generazionale.

Cara mamma degli anni Novanta e Duemila, come te la sei cavata? Chiederlo a loro, troppo facile. Bisogna chiederselo. 

Ho avuto la fortuna di abbandonare immediatamente qualsiasi aspirazione alla perfezione. Non per umiltà, ma per necessità. Il poco tempo di una mamma che lavora è stato dedicato ai figli, non alle diatribe pedagogiche. Tra la mamma chioccia e la mamma tigre, con tutte le specie che ci sono in mezzo, ho puntato su una realtà: genitore imperfetto si diventa, e con buoni risultati. Guardo i miei figli, belli imperfetti. E sono (abbastanza) soddisfatta.

Dopo le prime scaramucce con le nonne su cibo, baby sitter, malattie, ho sempre fatto di testa mia, sapendo che avrei potuto sbagliare. In due ancora meglio, per questo ho condiviso tutto con un marito dotato di formidabile sense of humour: il che non significa essere sempre d’accordo, ma presentarsi davanti ai figli almeno con una bozza di accordo.

Compiti, orari dei pasti, ingordigia consumistica, spettro videogiochi violenti, computer acceso la notte: c’è un protocollo di regole da seguire?

Mi dispiace, io non l’ho trovato. Anche adesso: per il figlio timido un po’ di Facebook farebbe tanto bene. Per l’altro, sogno un black out planetario di un paio d’ore al giorno. Quando erano piccoli ho ceduto all’ennesimo mostriciattolo giapponese per stanchezza, ho detto “ni” alle patatine, sulle amicizie ho cercato di indagare vergognandomi un po’. Un disastro? Ma no, una coerenza flessibile.

Non mi è nemmeno passato per la mente di chiedere a mia madre «come si fa», a lei ho affidato il ruolo di nonna professionista che ha svolto con una tenerezza infinita, correndo tra asili, tute da rattoppare e vizi vari. Senza di lei non ce l’avrei fatta, e nell’affetto immenso dei suoi nipoti, oggi, si rispecchia la mia gratitudine. Ma non ho voluto replicare il suo modello: tutto sulle sue spalle, casa figlie lavoro. Mio padre, come tutti i padri allora, felice nel suo ruolo che gli consentiva di dire no, senza dare spiegazioni .

Sull’educazione ho preferito il confronto tra pari.

Quante mamme incontrate in questi anni. Con alcune, se non avessimo avuto scuole in comune, scambi di abiti e «trasporti» vari, non avrei mai nemmeno preso un caffè. Eppure sui figli si è discusso e riso tanto. E i nostri figli sono cresciuti anche così.

Prima infanzia, infanzia, adolescenza. La più impegnativa?

La seconda. Finito l’accudimento amoroso, dalle elementari in poi capisci che quel che fai ha delle ricadute immediate, piccoli mattoncini che si depositano uno sull’altro e alla fine, voilà, ecco materializzarsi il palazzetto dell’adolescenza.

«I bambini non imparano quello che gli dici, ma quello che sei».

E’ la storia dell’educare con l’esempio. Santa verità. Sarà stata sufficiente la mia “coerenza flessibile”?

Sarà bastato non ridere (o farlo di nascosto) dei blue jeans a vita bassa per insegnare il rispetto? E aver vietato la vacanza a causa di un debito a scuola per insegnare la responsabilità?

A occhio, e a momenti alterni, mi pare di sì. Certo in questo ipotetico viaggio che dovrebbe terminare con l’autonomia totale, i miei ragazzi, che pensavo di conoscere come le mie tasche, mi appaiono via via degli sconosciuti. L’altra sera condividevo con un’amica una classica preoccupazione da mamma. Di questo giovanotto iperconnesso e bravino a scuola, sorridente ma tanto silenzioso mi chiedo:

“Mah, non vedo mai ragazze. È troppo riservato…”. “Riservato…Guarda che tuo figlio è il re della festa”. Il re della festa? Chissà quale esempio era….

Fonte: www.27esimaora.corriere.it

 

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • NONVIOLENZA
  • ABOUT
  • CONTACT