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Il fariseo e il pubblicano

Matteo Della Torre

Domenica scorsa, in una serata di caldo torrido, ero alla Messa vespertina della Chiesa del Rosario di San Ferdinando di Puglia, nel settore del “pubblicano”, in fondo alla chiesa. 

L’aria era viziata e faceva molto caldo. Ciononostante, le porte centrali della chiesa erano chiuse e quelle laterali erano addirittura sbarrate con chiavistello e lucchetto, in violazione delle più elementari norme di sicurezza dei luoghi aperti al pubblico. 

La chiesa era piena di gente, soprattutto anziani. L’atmosfera era depressiogena, i canti sonnolenti. Dal pulpito l’omelia del sacerdote, come sempre, si trascinava stanca, senza tempo, evitando accuratamente le parole forti ed ogni attualizzazione del messaggio evangelico, immutabilmente fedele allo spirito tridentino, senza palpiti, paternalistica, melliflua e un pò piagnona.

Improvvisamente, davanti a me, una ragazza si accascia al suolo, colta da malore. Com’era prevedibile, l’omelia, il caldo e l’aria asfittica avevano fatto una vittima! Ho subito avviato i soccorsi chiamando il 118. Per fortuna, la ragazza poco tempo dopo si è ripresa.

La cosa che ha suscitato la mia indignazione è stato apprendere da un parrocchiano che egli aveva ricevuto l’ordine di non aprire le porte laterali, perché nei primi posti della chiesa c’era l’aria condizionata. Ebbene sì, nel settore del “fariseo” si sta belli comodi e freschi, mentre in quello del “pubblicano”, con una punta di sadismo, si può schiattare di caldo ed eventualmente soccombere. Gli ultimi saranno i primi… a svenire!

Al di là dell’evento appena descritto, quello che suscita in me viva preoccupazione è che la porta sbarrata possa sintetizzare icasticamente la grave crisi che sta vivendo il cristianesimo cattolico e rappresentare il simbolo cupo di una claustrofilia pastorale regressiva che si nasconde dietro certi atteggiamenti passatisti di chiusura ostinata in un ghetto ideologico/pragmatico che poco o nulla ha a che vedere con i bagliori della novità evangelica.

La frase “aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo”, pronunciata da Papa Wojtyla all’inizio del suo pontificato, è un’esortazione evergreen, utile per ogni occasione, che la Chiesa cristiano-cattolica interpreta prevalentemente in senso intimistico. Un intimismo egoistico, camuffato da vera religiosità che, invece di aprirsi agli altri e al mondo, chiude porte ed erige muri invisibili che separano l’uomo dall’uomo.

Le porte chiuse sono la spia di un pericolo che incombe. Più che creare senso di appartenenza ed inclusività, legittimano paure e chiusure difensive, sanciscono distinzioni, separazioni, balcanizzano il mondo e radicalizzano le divisioni che preludono a futuri spargimenti di sangue.

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One Response to "Gli ultimi saranno i primi…. a svenire!"

  1. Matteo Della Torre   6 luglio 2012 at 18:41

    Il giorno dopo aver assistito al caso dello svenimento di una ragazza, per eccesso di calore ed aria viziata, ho scritto una lettera aperta al parroco (Emanuele Tosto) dal titolo “Gli ultimi saranno i primi a svenire”. La lettera è stata inviata al parroco alla sua casella personale di posta elettronica ed anche alla mail del sito della Chiesa del Rosario (Scrivi al Parroco). L’ho anche indirizzata a tutti i contatti della mailing list locale di Uomoplanetario.org a cui è iscritto anche il parroco e molti fedeli della sua parrocchia. L’ho inoltrata anche al Vescovo della Diocesi (Giovan Battista Pichierri), a tutti i parroci della Diocesi, ma anche a tutti i Vescovi e i parroci d’Italia, al sindaco e a tutti gli amministratori della nostra città. Credo che come comunicazione personale ed allargata possa bastare, no …? Ma la nostra esperienza ci dice che a nulla serve chiedere, perché la Chiesa Cattolica è autoreferenziale e non crede assolutamente nella democrazia, anche quando i dogmi non c’entrano, ma si tratta solo di buon senso e di rispetto dei più elementari diritti umani. Guai ad aprire un varco al “volere del popolo”.

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