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Marta Serafini

«Salve Beppe Grillo, Anonymous oggi ha deciso di regalarti un po’ della sua attenzione». Inizia così il comunicato in cui i web hacktivist italiani annunciano di aver hackerato il sito dell’ex comico genovese alle 15:40 di venerdì pomeriggio. Il sito risulta tutt’ora inaccessibile. Un’azione abbastanza atipica, soprattutto per quanto riguarda la scelta del bersaglio. Tanto che Grillo attraverso il suo profilo Facebook e Twitter dice: «L’attacco contro www.beppegrillo.it non è opera di Anonymous. Chiedo aiuto alla Rete, e ovviamente anche ad Anonymous, per identificare il gruppo che ha bloccato il sito». Già, peccato che un esponente del movimento confermi a Corriere.it di aver preso parte insieme ad altri hacker all’attacco. Il tutto mentre su Twitter e su Facebook si rincorrono voci e smentite, con alcuni che si schierano dalla parte del leader del Movimento Cinque Stelle e altri che lo accusano di censura. E con gli hacker stessi che si dividono.

IL SALUTO ROMANO E IL MICROSCOPIO – Sia quel che sia la situazione appare abbastanza ironica, Beppe Grillo si erge a difensore del malcostume e della corruzione, lanciando strali dal suo blog, uno dei siti più frequentati d’Italia. E loro, i vendicatori della rete (o, almeno, una parte di loro), lo sbugiardano due volte. La prima imputandogli una serie di colpe. E poi smentendo la sua smentita. La punizione è il tango down del suo sito, ossia la messa fuori uso di beppegrillo.it, fuori uso da parecchie ore. In un comunicato, postato su uno dei blog ufficiali degli Anonymous, Grillo viene tacciato di varie scorrettezze. Si va dall’accusa di aver proibito l’accesso agli stranieri alle liste del Movimento Cinque Stelle, passando da un saluto romano testimoniato con una fotografia. Poi il suo sostegno alla medicina alternativa che «invece provoca il cancro» e la «distruzione della barriera corallina, causata dalla sua barca». Fino al caso più “deplorevole”. Grillo viene accusato per la scomparsa di un microscopio elettronico «che serviva ai ricercatori per dimostrare che il plasma utilizzato negli inceneritori di ultima generazione è peggiore ai metodi precedenti». Secondo Anonymous infatti, l’ex comico genovese prima ha sostenuto la ricerca, poi l’ha tacciata di plagio sottraendo il microscopio «che (preventivamente) avevi fatto intestare ad una Onlus ai ricercatori, impedendo così il loro lavoro».

SPETTACOLI IPOCRITI – Ma non solo. Gli Anonymous si spingono oltre. E chiedono a Beppe Grillo «di liberare il movimento dal suo nome». «Ti ringraziamo – scrivono ancora gli hacktivist – per aver fatto tremare la politica italiana (seppur blandamente), ma da bravo cittadino, con la massima deferenza, dovresti dare le chiavi del tuo movimento a chi porta avanti la causa, cioè al cittadino stesso, evitando di speculare e lucrare ancora sui tuoi spettacoli che di candido non hanno nulla ma sono sordidi di ipocrisia e menzogne».

Fonte: www.corriere.it

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