Home»Diritti umani»Elementari, altri 4 bambini bocciati. E arriva la decisione del ministero

Dopo il caso Pontremoli, altre bocciature al primo anno alla scuola primaria di Landriano, in provincia di Pavia, e di Mapello, nel bergamasco. E intanto stanno per concludersi gli accertamenti del Miur. Il Pd propone: “Tornino le compresenze degli insegnanti per aiutare gli alunni a raggiungere gli stessi livelli”

Bocciati in prima elementare. Quattro bambini dovranno ripetere l’anno: tre a seguito dei risultati degli scrutini effettuati alla scuola primaria di Landriano in provincia di Pavia e un altro non potrà frequentare la seconda classe di una scuola di Mapello, nel bergamasco. Dopo il caso della scuola di Pontremoli, in cui erano coinvolti cinque bambini bocciati anch’essi in prima, anche queste decisioni creano polemiche. 

Nel caso della scuola pavese, la dirigente scolastica, Domenica Crea Foti, ha spiegato alla Provincia Paveseche i tre alunni sono stati respinti perché non avevano raggiunto “i traguardi contenuti nelle indicazioni del curriculum formativo”. I tre bambini, insieme ad altri tre della stessa classe, erano seguiti da una logopedista secondo l’indicazione fornita dalla maestra. 

Ma i genitori non ci stanno e fanno sapere di essersi già rivolti ad un legale per ricorrere contro la bocciatura. “I nostri figli non hanno problemi di aggressività o di ritardi particolari – sostengono – la logopedista ha solo suggerito per loro compiti diversi, ma portando avanti il programma del resto della classe”. E accusano la scuola “di aver già deciso da tempo di bocciare i bambini”. La preside però difende la scelta degli insegnanti, sostenendo che è stata fatta sulla base del loro rendimento durante l’anno scolastico.

Delicata la vicenda di Mapello. Il bambino bocciato era già rimasto per motivi di salute a lungo tempo lontano dalla scuola. Vista la situazione, i genitori avevano chiesto una valutazione al servizio di neuropsichiatria dell’Azienda ospedaliera di Treviglio (Bergamo) e il risultato aveva certificato la piena adeguatezza del bambino all’iscrizione alla prima elementare. Iscritto a Locate, il bimbo aveva cominciato a manifestare stati d’ansia, pare per il rapporto difficile con un’insegnante, quindi i genitori avevano optato per il trasferimento a Mapello. Ora i genitori, infuriati per la bocciatura, hanno scritto al provveditore di Bergamo Patrizia Graziani, che si è riservata di approfondire la vicenda.

Il “caso Pontremoli”. Nel frattempo continuano gli accertamenti del Miur sul “caso Pontremoli”. Il dicastero ha fatto sapere che l’esito delle indagini arriverà domani e da Roma, facendo chiarezza sulla questione e smentendo pubblicamente il preside dell’Istituto “Giulio Tifoni” che aveva annunciato che l’ispezione ministeriale non aveva messo in evidenza alcuna irregolarità nell’episodio di cui è stata protagonista la scuola da lui diretta. Sortita che non è piaciuta affatto al dicastero di viale Trastevere che in una nota dell’ufficio stampa rettifica e parla di dichiarazioni “incongrue” del dirigente scolastico perché “prefigurerebbero già un esito degli accertamenti sulla situazione che, invece, sono ancora in corso”.

Dal Miur spiegano, infatti, che c’è stata una prima ricognizione, con conseguente relazione, fatta dall’Ufficio scolastico regionale in accordo con il capo dipartimento all’Istruzione, Lucrezia Stellacci. L’ufficio scolastico regionale ha quindi disposto un secondo accertamento sul posto, “naturalmente nel pieno rispetto della libertà d’insegnamento”. La relazione finale, che sarà messa a punto al termine di questa seconda indagine, verrà consegnata domani dall’ufficio scolastico regionale al ministero e solo allora “il ministero, e non altri, trarrà le dovute conclusioni adottando, se necessario, provvedimenti”.

Intanto arrivano le prime reazioni: “Si ristabiliscano le compresenze nella scuola primaria” dice Francesca Puglisi, responsabile Scuola del Pd, alla luce della notizia di altri tre bambini bocciati in prima elementare in provincia di Pavia. “Quando nella primaria c’erano, a Natale si compiva sempre il miracolo della scuola pubblica: tutti sapevano leggere e scrivere e bimbi tanto diversi, per cultura e per ceto, diventavano una classe. Tutta la comunità, oggi, si senta corresponsabile di questi fallimenti scolastici. Vengano ripristinate le compresenze, perché è inaccettabile che i più piccoli e i più deboli, vengano umiliati da un’esclusione precoce che lascia ferite profonde”.

Fonte: www.repubblica.it

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