Home»Articoli»Tumblr, un blog non si nega a nessuno

Tom Cheshire

La sera del 23 agosto 2011, Chris, un 29enne newyorkese che non vuole rivelare il suo cognome, ha creato un account su Tumblr per parlare della marcia Occupy Wall Street prevista per il 17 settembre. L’idea era semplice: Chris chiedeva agli utenti di inviare loro fotografie con in mano un cartello che spiegasse la loro situazione economica. Ha chiamato la pagina We Are The 99 Percent (Noi siamo il 99 per cento) e se ne è dimenticato quasi subito. Quattro giorni dopo Chris ha controllato il tumblelog di We Are The 99 Percent. “Credevo che mi sarebbero arrivati cinque o sei contributi”, racconta Chris . “Invece, la casella era stracolma di messaggi. Ho passato tutta la notte a leggerli. Quando ho finito, avevo a malapena raschiato la superficie”.

Una delle foto era di Priscilla Grim, un’attivista di 36 anni che lavora sulla comunicazione strategica per il movimento Occupy Wall Street. Grim aveva notato che, due settimane dopo l’invio della foto, il blog non era stato aggiornato, per cui mandò a Chris un’email offrendogli di aiutarlo a gestire il tumblr: “Mi sembrava lo strumento perfetto per questi tempi”, dice. Insieme, i due hanno iniziato a pubblicare i contributi che arrivavano. Alcuni erano brevi: “Ho prestato servizio nell’esercito americano. Mi sono fatto 16 mesi in Iraq. Ora consegno le pizze. Io sono il 99 per cento”. Altri erano più lunghi, da quello della donna disoccupata a cui è stato impedito di donare un rene all’amica in quanto priva di assicurazione sanitaria, a quello della ragazza madre 19enne che non mangiava da giorni per poter comprare il latte in polvere al figlio. Ma avevano tutti lo stesso formato, con il cartello che spesso oscurava il viso dell’autore. “Abbiamo postato 100 foto prima di diventare famosi”, prosegue Grim. Poi il New York Times ha parlato del blog. “Da lì la cosa è esplosa”. Mentre scrivo questo articolo sono già state pubblicate 3000 foto e il tumblelog riceve più di 100 contributi al giorno. I manifestanti hanno adottato lo slogan “Noi siamo il 99 per cento”, scrivendolo su cartelli e striscioni. Era la prima volta che Chris usava Tumblr: “Mi era sembrato di capire che fosse una piattaforma per la condivisione di immagini. Sapevo solo che era una roba un po’ fighetta”.

Tumblr è partito a febbraio del 2007. I primi account erano specializzati in arte, media e pornografia (secondo SeoBook.com, 14 delle 20 chiavi di ricerca più usate contenenti “tumblr” sono tuttora associate a blog per adulti). Circa il 42% dei post originali sono foto. Tumblr sta crescendo, e in fretta: da giugno del 2010 all’estate successiva, il numero di utenti è aumentato del 900 per cento. Nel 2010 la piattaforma totalizzava due miliardi di visualizzazioni al mese; ora ne genera circa 14 miliardi, più di Wikipedia e Twitter. Finora, i 36 milioni di utenti hanno creato 42 milioni di post al giorno, per un totale di 13,5 miliardi.

Secondo la Nielsen, nel terzo trimestre del 2011 è stato il secondo social network più visitato dopo Facebook, con 229,6 milioni di visualizzazioni. Lo scorso settembre il valore di Tumblr è arrivato a 800 milioni di dollari.

Se Facebook è il social network per identificarsi e riconoscersi online, e Twitter quello per comunicare, Tumblr adempie a un altro compito: l’espressione di sé. Gli utenti possono esprimersi con sette tipi diversi di post (testo, foto, citazioni, link, chat, audio, video) usando gli specifici pulsanti sulla dashboard, la loro pagina personale. I blog possono avere la veste grafica che l’utente preferisce, o utilizzare un tema preconfezionato.

Tumblr è una piattaforma blog a struttura libera estremamente facile, ma si è evoluto anche in un social network a sé stante. Gli utenti seguono altri tumblelog, i cui contenuti appaiono nella dashboard; il pulsante “reblog” permette di ripubblicare i post sulla propria pagina, una funzionalità introdotta da Tumblr due anni prima che Twitter implementasse il retweet. “Il social networking che emerge da Tumblr è interessante perché è guidato dai contenuti, non dai criteri relazionali”, dice il presidente della società John Maloney. E questi contenuti si diffondono velocemente; un post di Tumblr viene ripubblicato in media nove volte.

Maturando, Tumblr inizia ad attirare personalità importanti: nell’ottobre del 2011 il presidente Obama ha lanciato la sua campagna per la rielezione su Tumblr, invitando gli utenti a mandare contributi e partecipare così a una “immensa narrazione collaborativa”. Tutti, dai grandi media (come Bbc e New York Times) ai colossi della tecnologia (come Ibm e Olympus), hanno un tumblelog.

David Karp ha fondato Tumblr a 19 anni, “quando ero ancora un ragazzino nerd e un po’ fuori di testa”. Il newyorkese Karp è uno che ha imparato a scrivere codici per il web a 11 anni e ha vissuto da solo in Giappone per un anno a 18. Ora, di anni, ne ha 25: “L’età mi è sempre stata d’impaccio. Ancora oggi non ho tanta fiducia in me stesso”. Ma la sua meta è ambiziosa: “Cerco la perfezione”. 

“Tumblr è iniziato come una cosa che volevo usare per me”, spiega David la mattina in cui ci incontriamo. È alto, magro come un chiodo, con occhi azzurro metallico e un ciuffo di capelli castano scuro. Indossa una camicia a quadretti sotto una felpa dall’aria costosa. Fa colazione con un piatto di uova e tè freddo alla menta nel suo locale preferito, un caffè marocchino vicino alla sua casa nel Greenwich Village, e parla quattro volte più veloce di chiunque altro. 

Nel 2006 David voleva disperatamente pubblicare i suoi pensieri su un blog. Ma aveva un problema: “ Non sono uno scrittore. Non sono capace di scrivere. Ma ho delle cose da dire al mondo”. Provò servizi come WordPress e Movable Type, e rimase su Blogger per ben tre mesi, ma “quella grossa casella di testo vuota” gli causava sempre un blocco.

“Mi sono detto: va bene, mi creerò da solo il mio tumblelog”, ricorda. Rinunciò alla casella di testo e decise di inserire un pulsante per ogni tipo di post: testo, foto, link, audio e video. Ciascun pulsante avrebbe aperto una schermata specifica per il caricamento di contenuti, come quelle usate da siti di condivisione come YouTube, Flickr e Delicious. “L’idea era di usare gli stessi loro campi in modo selettivo, ogni volta che lo si desiderava”. In quel periodo Karp gestiva Davidville, una società che produceva siti aziendali, insieme a Marco Arment, un programmatore 24enne che avrebbe poi fondato Instapaper. I due avevano tanto lavoro, ma spesso esasperavano i clienti con la loro inefficienza. “Cose come gli appuntamenti, rispondere alle email: ero un disastro”, racconta David. I due scrissero il codice di una versione rudimentale di Tumblr, che partì, in versione beta, a ottobre del 2006 e fu aperta come piattaforma gratuita all’inizio del 2007. Nel giro di due settimane 75mila utenti avevano già creato un blog. 

“La cosa veramente bella era che si poteva cambiare il tema a proprio piacimento”, racconta Karp. “In pratica era un pezzo di codice che potevi modificare e personalizzare. E ha attratto una comunità di hacker e designer spettacolari. In poche settimane hanno creato su Tumblr delle cose stupende, che non somigliavano a nient’altro”.

Gli utenti si iscrivevano a Tumblr per esprimersi. Danah Boyd, un ricercatore di Microsoft Research che studia i social network, ricorda: “Vedevo gente insoddisfatta di Facebook perché non gli permetteva di esprimersi. Tumblr ne è diventato un efficace complemento, e senza quel dover essere amici a tutti i costi così tipico di Facebook”.

A marzo 2007 gli utenti di Tumblr producevano già 10mila post all’ora. I costi mensili di gestione del sito ammontavano a circa 5000 dollari, per cui Karp e Arment iniziarono a parlare con investitori e venture capitalist. A ottobre vendettero il 25% della giovane società a 750mila dollari, portando il valore di Tumblr a 3 milioni. David si rese conto che “avevamo un network di blog pazzeschi”. Ma era difficile scoprire nuovi tumblelog. Gli utenti presero ad autorganizzarsi, scrivendo post in cui chiedevano gli indirizzi di altri tumblr, per poi pubblicare elenchi completi di questi account sulle proprie pagine . “Pur senza avere strumenti a disposizione, si stavano trovando a vicenda”, spiega Karp. Gli utenti stavano cominciando a connettersi, costruendo una mappa di relazioni basate sugli interessi: dalle immagini e dalle citazioni succinte iniziava a emergere una rete. Karp aggiunse gli elenchi, che raggruppavano i blog in base a dei tag scelti dai proprietari, e introdusse la possibilità di consultarli anche per i non iscritti. Creò anche il Radar, una selezione di blog interessanti curata da lui e Arment.

Karp ha trascorso l’adolescenza comportandosi come un adulto. Forse perché le sue ambizioni non erano quelle della maggior parte dei ragazzini. È cresciuto nell’Upper West Side, quartiere intellettuale di Manhattan, e ha imparato da solo il codice html a 11 anni. Ha frequentato per un breve periodo la Bronx High School of Science, una scuola che conta fra i suoi alunni sette premi Nobel per la fisica e sei premi Pulitzer. Secondo David, non era “un ambiente particolarmente stimolante”.

E Karp gli diede retta. Oggi arriva in ufficio alle 9.30 e se ne va alle 18. Ha una relazione stabile con Rachel Eakley, dottoranda in psicologia, e i due hanno un cane che si chiama Clark: “Mi sono allontanato da quel mondo. Per un anno è stato divertente, poi mi sono stufato”. Maloney non nasconde di sentirsi sollevato: “Adesso ha messo la testa a posto. Grazie a Dio quei giorni sono finiti”. A Tumblr lavorano attualmente circa 60 persone. Molti dei nuovi assunti sono impegnati nel compito di renderlo una società redditizia. Mark Coatney, ex giornalista di Newsweek, fornisce alle aziende consulenza su come usare Tumblr. Descrive la piattaforma come un “network per la condivisione di contenuti” che i brand possono usare per costruirsi un pubblico nuovo e più giovane.

Tumblr ha di fronte a sé anche altre questioni, fra cui quelle dei diritti sui contenuti e della pornografia. Karp è ottimista. “Il porno costituiva circa il 10 per cento del nostro traffico complessivo, ora si aggira sul 3 o 5 per cento”, afferma. “Non mi piace l’idea di moderare certi contenuti. Tumblr è un’eccellente piattaforma per la pornografia, questione sulla quale, personalmente, non ho obiezioni di tipo morale”. Per come la vede David, sulla sua piattaforma possono coesistere filoni disparati come la pornografia, il blog We Are The 99 Percent e le pagine delle grandi aziende: vuole promuovere le personalità creative di qualsiasi settore. “Per la circolazione virale, Tumblr è un luogo dove nascono idee e discussioni di ogni genere”.

“Voglio che svolga il suo compito alla perfezione. E che sia sempre al passo con l’ultima generazione di tecnologie, che progredisca insieme a loro. È una visione molto diversa da quella di Facebook, che è una piattaforma in evoluzione su cui vengono affastellate continuamente nuove opzioni”, spiega David. Tumblr ha meno opzioni rispetto a un anno fa, cosa di cui Karp è orgoglioso. “Voglio trasformarlo in un’azienda orientata al prodotto, più simile a Apple o Google”. Per Karp l’emulazione di Apple è in parte una visione e in parte una polizza assicurativa. “Sono convinto che nessuno dei social network duri più di dieci anni. Se ho ragione, voglio essere uno di quelli che creeranno le nuove reti, anziché aspettare semplicemente l’arrivo del prossimo Facebook”.

Gli utenti di Tumblr sono legati alla piattaforma, ma non ne sono prigionieri. Chris e Grim continuano a dirigere il blog We Are The 99 Percent, ma Chris sta anche progettando un nuovo tumblr dedicato all’arte. “Tumblr è fantastico”, sostiene Grim. “Ma non vedo l’ora di scoprire quale sarà la prossima invenzione”.

Fonte: www.wired.it

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