Home»Articoli»Il diritto – dovere di non votare

L’astensione elettorale come precondizione per il cambiamento. Lo so, l’argomento si presta a critiche giustificate che hanno, in linea di principio, una loro fondatezza, ma avanti così non si può più andare.

Venti anni fa crollava quello che Pannella e i radicali chiamavano la “partitocrazia”, i partiti storici di allora vennero risucchiati nel calderone di “Mani pulite” che partì con l’arresto dell’ing. Mario Chiesa nell’inchiesta sul Pio Albergo Trivulzio. Allora come ora, si parlò di mele marce e il segretario del partito socialista (PSI) Bettino Craxi lo definì un “mariuolo isolato”. 

Poi però in carcere Mario Chiesa cominciò a vuotare il sacco e aprì uno squarcio su una realtà che tutti sospettavano ma che nessuno pensava fosse arrivata a superare ogni limite di immaginazione. Tutti rubavano a man bassa in nome proprio o del partito, avendo istituzionalizzato una sorta di “pizzo politico” su ogni attività; non c’era appalto pubblico che non venisse assogettato ad una pratica tangentizia con regole di spartizione da “manuale Cencelli” che tenevano conto dei feudi elettorali di controllo sul territorio.

Nelle more dei processi celebrati dal pool di Milano, allora come ora, i massimi dirigenti dei partiti si difesero affermando di “non sapere” per poi, di fronte alle evidenze probatorie, ripiegare su un quasi autoassolutario “l’ho fatto per il partito”, come fosse una specie di socializzazione del reato. Bettino Craxi, ormai assurto a simbolo della corruttela politica e fatto oggetto di un lancio di monetine all’uscita di un Hotel, scappò ad Hammamet in Tunisia rendendosi latitante fino alla fine dei suoi giorni. Molti ancora ricordano l’imbarazzo salivare di Arnaldo Forlani, allora segretario della DC e membro del famigerato CAF, incalzato da un determinato Antonio Di Pietro che scavava come una talpa in quel mondo di malaffare diffuso.

In quei giorni di sofferenza per la prima Repubblica, i forcaioli della Lega agitavano il cappio in Parlamento gridando contro “Roma ladrona”, mentre i vari Gasparri e La Russa si sperticavano in elogi per l’opera meritoria del pool Mani Pulite di Milano.

La storia ce li riconsegna, venti anni dopo, in vesti del tutto diverse con i verdognoli “Patrioti Padani” imputati di nefandezze simili se non peggiori, visto che si parla di interesse privato più che per il partito, mentre i due ex nostalgici dell’uomo forte e dello stocafisso si sono ritrovati a dichiarare che Ruby rubacuori era la nipote di Mubarack. Il tutto condito dallo spettacolo di mercimonio che ci ha offerto la sede primaria delle istituzioni, ossia il Parlamento.

Al dunque quindi possiamo dire che, passati venti anni, i partiti emersi da quella bufera si sono rifatti il trucco, spolverato un po’ di fard su gli stessi volti di allora ed eletto qualche portaborse a segretario, al solo scopo di lasciare la situazione immutata, anzi se è possibile si è assistito ad un ulteriore degrado etico e morale.

Oggi non si ruba solo per finanziare il partito ma si ruba anche al partito per finanziare se stessi, per riempirsi le tasche. Come dire che si è arrivati allo stato dell’arte e le vicende che investono la Lega in questi giorni sono emblematiche di un fenomeno degenerativo che sembra non avere più limiti. Il sistema ha assorbito e metabolizzato anche coloro che professavano la loro totale diversità, modificandoli geneticamente. Quindi sperare in un cambiamento dei costumi di questa classe politica super squalificata “sic et simpliciter” o per una sorta di autogenesi è come sperare nell’araba fenice.

Allora che fare?

Utilizzare l’unica arma disponibile nelle mani dei cittadini, non andare in massa a votare. Seggi elettorali deserti!

Dal momento che non possiamo attenderci che i politici cambino “motu proprio”, che è esattamente quello che vogliono farci credere in questi giorni con operazioni di pura facciata come quella di cambiarsi il nome, di aggregarsi in formazioni che allarghino l’offerta o pescando nel loro carnet qualche faccia ancora spendibile. Si tratta di puro e semplice trasformismo nella peggior tradizione italica. Si vuol far credere, sforbiciando qua e là, che la pianta possa tornare a fiorire. La pianta è malata perché le radici sono marce e gli “imbellettati” torneranno alle loro pratiche di sempre, magari pian piano, con metodo, con progressione silenziosa ed inesorabile.

Il popolo pertanto deve battere un colpo, dare un segnale di rinascita civica che dia la percezione della consapevolezza. Basta fare quello che i politici si attendono da noi, ossia il supino rito del voto che ha aperto un solco tra la loro ricchezza e le tasche bucate del popolo. Bisogna dare un forte segnale di discontinuità a questi viceré per poter poi invertire la marcia. Anche recarsi al seggio e votare scheda bianca è di per sé una forma di implicito riconoscimento del sistema partitico attuale, mentre lo scopo è proprio quello della dissociazione totale, della palese condanna morale.

Le critiche che vengono mosse ad una iniziativa di questo genere sono essenzialmente due: la prima ha un fondamento civico giuridico, ossia il voto è un diritto ma anche e soprattutto un dovere, la seconda è la considerazione che così facendo si favorisce proprio lo staus quo e magari si fa il gioco dell’antipolitica, termine con il quale si dentifica l’area della contestazione al sistema che non ha rappresentanza parlamentare oppure i movimenti di opinione che crescono e si diffondono sulla rete Web. Il rischio è quello di aprire la strada all’uomo forte di turno o di cadere nelle mani del primo arruffapopolo che sa molto bene come scassare un sistema ma che poi ti lascia in mezzo al guado. Grillo ed il suo Movimento 5 stelle ne sono il simbolo più eclatante.

Obietto alla prima dicendo che il voto è un diritto – dovere se il cittadino ha la possibilità di scelta, diversamente diventa semplice ratifica che sottintende una connivenza o peggio ancora una forma di assuefazione supina. Oggi la scelta non c’è.

E allora qual è il senso di votare Bersani piuttosto che Casini o Alfano alle prossime elezioni politiche del 2013, quando presumibilmente sarà dimissionario l’attuale governo “tecnico”?. C’è qualcuno in grado di garantire un radicale cambiamento? Credo nessuno.

Tornando alle elezioni amministrative in programma tra un paio di settimane con eventuale seguito del ballottaggio, non so se state assistendo a quello che sta avvenendo a livello locale. Si stanno candidando tutti, cani e porci, gente improvvisata e che mai ha speso una parola di politica sul territorio, guidati da un istinto che frulla nel cervello, quello di piazzare il colpo fortunato come al bingo che ti sistema per una vita che risolve la tua esistenza dalla sera alla mattina, ovverossia passare dal ruolo di elettore a quello di eletto, mettere il piede nella mangiatoia, mettere le mani in pasto dove girano i soldi. Questo è il livello attuale della stragrande maggioranza dei candidati che si presenteranno alle prossime elezioni amministrative. Fateci caso è uno spettacolo incredibile ed indecente, è il segnale che la politica si è sputtanata al punto tale che è diventata mero opportunismo, senza alcun pudore, ormai non si salva più neanche la forma.

Quindi, per puro calcolo o speculazione, chiamatela come volete, ritengo che il “non voto” sia l’unica strada per aprire un solco che ci divida in modo netto da questi politici e per riappropriarci del nostro diritto di cittadini, ossia quello di affermare una scelta che non sia quella che loro si aspettano. Ritengo sia l’unica strada per poi rifondare il sistema su basi nuove.

L’alternativa è l’insurrezione e credo che, perdurando o peggiorando ulteriormente l’attuale malessere di strati sempre più larghi della popolazione, l’ipotesi sia tutt’altro che remota. Stiamo avvicinandoci pericolosamente al punto critico di non ritorno.

Fonte: www.agoravox.it

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