Home»World News»Europa»Emilia, nelle zone devastate dal terremoto
 via libera agli accertamenti per deposito gas

Alessandro Fulloni

Il governo «riconsidera» il progetto di gigantesco deposito sotterraneo di gas da costruire, come previsto in un decreto firmato il 17 febbraio, nel sottosuolo dei comuni di «San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Camposanto, Medolla, Mirandola e Crevalcore». Proprio quelli che più hanno subito le devastanti conseguenze del terremoto di domenica. A quattro giorni dal sisma arriva una specie di parziale «dietrofront» del ministro all’Ambiente Corrado Clini, che assieme a Lorenzo Ornaghi (Beni culturali) ha firmato l’atto per il via libera ai sondaggi. «È evidente che l’evento sismico va valutato con grande attenzione – ha detto il ministro – lo stoccaggio è un tema che va riconsiderato. Devono essere fatti ulteriori accertamenti». Poi puntualizza ancora: «E’ stata data solo una valutazione favorevole all’esplorazione e alla ricerca per la valutazione della fattibilità del progetto di stoccaggio. Ma è chiaro che dopo questo sisma devono essere fatti ulteriori accertamenti».

Le ispezioni (autorizzate per tre pozzi di ricerca e condotte con perforazioni, sonde, cariche esplosive, costruzione di vasche per la raccolta di acqua, fanghi e detriti) dovrebbero servire ad accertare la «compatibilità ambientale» del progetto di maxi deposito sotterraneo di gas. In sintesi, uno stoccaggio da 3,2 miliardi di metri cubi di metano in una cavità naturale a 2.550-2.800 metri di profondità. Un sistema mai visto in Italia. Il decreto che autorizza i rilievi preventivi prevede cariche da far esplodere badando ad evitare «possibili interferenze o contaminazioni delle falde». Richiede la cura di «chiudere i pozzi, riportandoli allo stato precedente, dopo le detonazioni». E sollecita rilievi sismici da effettuare «secondo le più moderne tecniche, evitando qualsiasi tipo di disturbo alle popolazioni residenti e alla fauna». Un programma che però, dopo la devastante scossa delle ore 4 e 03 di domenica mattina, è destinato ad essere completamente rivisto.

Prima che il sisma sfregiasse l’Emilia, queste località della Bassa incuneate fra Modena, Bologna e Ferrara si erano tutte rivoltate – tra la rabbia di comitati cittadini, associazioni, forze politiche praticamente al completo – contro la proposta che ha sempre avuto sponde bipartisan. Gli iniziali «via libera» agli studi di fattibilità, poi frenati dalla Regione Emilia che aveva parlato di «rischio sismico», arrivarono in rapida sequenza nel 2005 (governo Berlusconi) e nel 2006 (governo Prodi).

Adesso è il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli a rendere noto che anche il governo Monti ha autorizzato – con il decreto firmato dai ministri all’Ambiente Corrado Clini e ai Beni Culturali Lorenzo Ornaghi – l’accertamento delle compatibilità ambientali del deposito di metano. «Siamo davanti a una follia – dice lapidario l’ambientalista -. Se il progetto fosse già stato realizzato, si sarebbe trovato proprio sulla verticale dell’epicentro del sisma localizzato a circa 6.300 metri sotto al livello del mare. Una bomba innescata nel sottosuolo di un’area abitata da 80.000 persone. Se l’impianto ancora non esiste, è solo grazie alla cittadinanza che si è opposta in un fronte assolutamente trasversale».

La proposta degli ecologisti, che sarà presentata al consiglio della Regione Emilia dalla consigliera dei Verdi Gabriella Meo, è «quella di ritirare immediatamente l’autorizzazione dei sondaggi esplorativi. Una decisione inevitabile – prosegue Bonelli – che il governo potrebbe già prendere in uno dei prossimo consigli dei ministri».

La «Erg Rivara storage srl» (società angloitaliana costituita nel 2008 che nella proprietà vede la presenza della famiglia Garrone, i proprietari della Sampdoria), ha già programmato la spesa iniziale di 20 milioni di euro per la fase iniziale degli studi mentre l’investimento complessivo ammonterebbe a 300 milioni di euro. Il valore commerciale del gas stoccato sarebbe pari a 1 miliardo e mezzo di euro mentre i nuovi posti di lavoro sarebbero 1300, stando alle cifre riportate da uno studio di Nomisma Energia che elenca anche altre ricadute positive. Voci come indotto, nuove fonti d’imposta, l’aumento delle riserve strategiche di gas che farebbero dell’impianto il sesto per capienza in Italia.

Poche ore dopo il sisma, la società ha emesso una nota in cui chiarisce non aver «realizzato nell’area di Rivara nessuno studio o perforazione, tanto meno con l’iniezione di gas» mentre l’intensità del terremoto (5,9 gradi Richter, ndr) è stata «valutata come compatibile con la presenza di uno stoccaggio di gas».

Una risposta forse indirizzata a quel vociare dilagante, proveniente dagli agricoltori del posto, che nelle 48/72 ore precedenti il sisma avevano notato un innalzamento innaturale, anche di quattro metri, dell’acqua nei pozzi localizzati proprio tra San Felice e Finale Emilia. Fenomeno almeno per ora inspiegabile che qualcuno aveva già azzardato nel collegarlo a presunti sondaggi condotti per verificare le compatibilità ambientali del deposito. Intanto le associazioni cittadine annunciano nuove proteste nella località sconvolte dal terremoto. Le scosse di assestamento nel frattempo continuano a ripetersi ogni giorno. Bonelli scuote la testa: «Forse la pietra tombale su questa vicenda l’ha messa proprio il sisma».

Fonte: www.corriere.it

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