Home»Nonviolenza»Educazione»Basta libri e banchi: in Danimarca si studia sui cuscinoni

Lucia Tozzi

Non bisognerebbe mai commentare un palazzo appena costruito, o addirittura un progetto, come fanno le riviste patinate. “Come resistono i materiali?”, “Come ci stanno dentro le persone?”: questo è il genere di domande veramente interessanti per capire se le intenzioni hanno retto o no alla prova del tempo. 

Il caso della scuola superiore di Ørestad a Copenhagen è esemplare. Progettato dai 3xN Architects per dare consistenza materiale a una riforma scolastica del 2005 che rivoluzionava la didattica, l’edificio è un open space su quattro piani a forma di boomerang, uniti da uno scalone di raccordo. Potrebbe sembrare un raffinato centro commerciale, ma l’obiettivo era che tutti potessero guardare gli altri, per aumentare il tasso di interazione tra studenti e insegnanti e fare lezioni flessibili, in piccoli gruppi o singolarmente, seduti su normali sedie o sdraiati su enormi cuscini. 

In Italia ogni riforma equivale a tagli drastici del budget, professori e studenti si sarebbero trovati a gestire metodi imposti dall’alto senza mezzi per farlo. Qua si sono lasciati guidare dallo spazio senza pareti e hanno sperimentato entusiasti l’abbandono dei libri e il lavoro in gruppi misti. Una libertà di movimento che (in Danimarca) si traduce subito in controllo della voce invece che in anarchia, ma che comunque ha le sue contropartite: l’insegnante ha il controllo remoto del tuo computer e ti può chiedere perché da dieci minuti non stai scrivendo nulla. E poi, dove sono gli anfratti per limonare? 

Fonte: www.life.wired.it

 

 

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