Home»Ecologia»9 modi per rendere il mondo più equo

Anna Lisa Bonfranceschi

Nove raccomandazioni su come rendere il pianeta in cui viviamo un mondo più equo per il futuro e scongiurare i peggiori scenari ambientali prendendo in considerazione la popolazione e i consumi, e le conseguenze dei due fattori sulla Terra. Come? Per esempio sviluppando nuovi modelli socioeconomici che offrano un’alternativa alla logica del consumismo, adottando adeguate politiche di pianificazione familiare e considerando l’impatto che la popolazione e l’urbanizzazione hanno sull’ambiente. A dirlo è People and the planet, il report della Royal Society elaborato da 22 esperti, tra cui rappresentanti dell’Institute of Science, Ethics and Innovation, dell’Oxford Institute of Population Ageing, e dell’African Institute for Development Policy.

Il punto di partenza dell’analisi, durata 21 mesi, è stato sostanzialmente questo: abbiamo raggiunto i 7 miliardi di persone ed entro il 2050 si stima che saremo tra gli 8 e gli 11 miliardi. Più persone più consumi, con alcuni, la porzione più ricca che consuma molto, gli altri (oggi circa 1,3 miliardi) poco, anzi pochissimo. Per fare un esempio, come spiega Wired Uk, basti pensare che un bambino nato in un paese sviluppato consuma dalle 30 alle 50 volte più acqua di uno nato in un paese in via di sviluppo. E le risorse che la Terra ha a disposizione non sono infinite. Ne consegue che per cercare di contrastare i cambiamenti che l’aumento della popolazione necessariamente comporta occorrerà usare in modo più razionale le risorse disponibili.

Ecco allora che in cima alle raccomandazioni della Royal Society c’è quella di ridurre i consumi per gli abitanti dei paesi più sviluppati, favorendo al tempo stesso l’aumento per quel 1,3 miliardi di persone che ancora oggi vive con meno di 1,25 dollari al giorno, auspicando la loro uscita definitiva dalla condizione di povertà. Ma il problema dei consumi è legato ovviamente a quello demografico, soprattutto nei paesi in cui il tasso di fertilità continua a essere molto elevato, richiamando il bisogno di adeguate politiche di pianificazione familiare, come si legge nel report: “La pianificazione volontaria della famiglia è una parte fondamentale per continuare la traiettoria discendente dei tassi di fertilità, che porta benefici al benessere individuale degli uomini e delle donne nel mondo. Sul lungo termine una popolazione stabilizzata è un prerequisito essenziale per permettere agli individui di prosperare”.

E in questo contesto si inserisce un’altra delle raccomandazione della Royal Society: favorire l’accesso all’educazione primaria e secondaria per tutti, perché persone più istruite “vivono in genere più a lungo e più in salute, e sono più capaci di scegliere il numero di figli che vogliono avere e sono più determinati, e capaci, di cambiare”.

L’aumento della popolazione non significa solo necessità di regolare i consumi. Nei prossimi anni infatti assisteremo all’aumento dei processi di urbanizzazione, un fenomeno che avrebbe bisogno di essere pianificato, per esempio tenendo in considerazione servizi come l’elettricità, la disponibilità di acqua e il suo smaltimento, allo scopo di garantire il benessere della popolazione.

Ma nel report della Royal Society c’è anche spazio per la questione ambientale, e non solo incitando l’adozione di scelte sostenibili come il riciclo o l’utilizzo delle energie rinnovabili. Quello che infatti gli esperti raccomandano è di considerare l’ambiente, all’interno dei dibattiti internazionali, non come un tema a se stante, ma in relazione alla popolazione, ai cambiamenti demografici.

In che modo sarà possibile raggiungere lo scopo? John Sulston, Nobel per la Medicina nel 2002 e a capo del gruppo di esperti che ha elaborato il report suggerisce che la scienza e la cooperazione tra paesi possano essere la chiave di volta: “In definitiva, dovremmo tutti lottare per un mondo in cui ogni individuo abbia l’opportunità di prosperare. La scienza può aiutarci a raggiungere questo scopo, non solo sviluppando soluzioni pratiche che migliorino la nostra salute, gli standard di vita e ottimizzano l’uso delle risorse, ma anche identificando potenziali problemi, come malattie emergenti o l’impatto dei gas serra. Comunque, la scienza non è una panacea e gli scienziati da soli non possono risolvere le sfide che ora ci troviamo ad affrontare. L’umanità deve agire adesso collettivamente e in modo costruttivo se vogliamo guardare al futuro con fiducia”.

Se i consigli di Sulston rimangono più sul piano generale e si rivolgono a governi e istituzioni, Bjørn Lomborg , il direttore del Copenhagen Consensus project – che ogni quattro anni chiama a raccolta un team di esperti e premi Nobel per decidere quali sono le priorità globali in tema di salute, cambiamenti climatici e guerra su cui concentrare gli investimenti – chiede parere direttamente ai lettori di Slate. Nelle prossime due settimane infatti sottoporrà loro dieci dei temi presentati al prossimo Copenhagen Consensus 2012, a maggio, chiedendo loro quali sono quelli su cui sarebbe meglio concentrare gli investimenti, confrontandoli poi con i pareri degli esperti.

Fonte: www.wired.it

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