Home»Nonviolenza»Educazione»Timbuktu, il primo magazine per iPad per i bambini

Simone Cosimi

La scommessa è mettere insieme bambini, tecnologia e creatività attraverso il minimo comun denominatore delle notizie. Che non sono solo roba da grandi. Timbuktu, il primo magazine per iPad espressamente pensato per i più piccoli, è la prima puntata su questo specifico piatto, in prospettiva ricco e stimolante, dell’editoria all’epoca dell’ App Store. Dietro c’è un gruppo composto da tre giovani donne da combattimento: la più vecchia (Elena Favilli, la direttrice) è del 1982, la più giovane (Olimpia Zagnoli, l’art director) del 1984. In mezzo c’è la direttrice creativa Francesca Cavallo, classe 1983. Avete capito bene: quel mondo di cui l’Italia ha bisogno come l’aria. 

“Volevamo fare una rivista digitale dove i bambini potessero trovare il meglio della ricerca sull’immagine e il meglio delle potenzialità d’interazione offerte dall’iPad – dice Favilli – e volevamo farne un posto in cui potessero coltivare la loro curiosità e la loro incredibile forza”. Le fa eco la pulitissima immaginazione di Olimpia Zagnoli, una che ha già deliziato con le sue illustrazioni i lettori di New Yorker, New York Times, Rolling Stone, Internazionale e molte altre testate e che s’è presa la briga di spiegare per noi, a un bambino marziano, in cosa consiste questa nuova avventura: “Timbuktu è un iPad news magazine per bambini di tutto il pianeta terra. Timbuktu è una città dell’Africa occidentale e si usa solitamente per indicare un posto molto lontano ed esotico. iPad è un quaderno di alluminio con disegnata sopra una mela morsicata sul quale si possono osservare, leggere, toccare, spostare e cliccare tante cose diverse. News perché non ci saranno soltanto storie ma anche notizie e informazioni sul mondo che ci circonda. Magazine significa rivista e i bambini siete voi. Di tutto il pianeta terra perché è in inglese. Il primo numero è dedicato al ghiaccio e all’interno potrete trovarci storie di ghiaccioli, spiagge artiche, serenate, animali che vivono in posti molto freddi e molto altro”.  

Un’identità visiva solida e coraggiosa, quella del magazine firmato dall’omonimo studio di comunicazione per bambini, vincitore fra l’altro del concorso Working Capital 2010 di Telecom Italia. Uno sviluppo basato sugli standard open source dell’Html 5 e un gruppo di collaboratori internazionale, sguinzagliato da Milano a Berlino passando per San Francisco, Barcellona e Delhi, che alimentano il lavoro del famigerato terzetto di testa: “Le notizie di solito sono considerate qualcosa che appartiene solo agli adulti, qualcosa di troppo serio perché possa interessare ai bambini – spiega Francesca Cavallo – noi pensiamo invece che quello che succede ogni giorno nel mondo sia importante per loro e abbia un enorme potenziale come strumento di crescita e comprensione delle cose. I bambini non amano soltanto le principesse e i draghi. Amano soprattutto esercitare la loro immaginazione per capire e conoscere meglio il mondo che li circonda”.

Timbuktu è uno strumento in più – e oltretutto gratuito – per mettere in moto l’immaginazione.

Un esperimento che fissa oltre tutto un’altra importante tappa nel complesso percorso di rimediazione fra carta stampata ed editoria del futuro (o del presente?): “Per un’illustratrice come me – conclude l’occhialuta Zagnoli – è difficile dire addio alla carta con tanta leggerezza, devo ammetterlo. Credo però che sarebbe uno sbaglio non prendere in considerazione anche questi nuovi supporti o, peggio ancora, lasciare che si evolvano escludendo un pubblico così curioso e vivace come quello dei bambini. Il nostro intento è stato quello di rispettare l’editoria cartacea, lavorare quindi molto sui contenuti e la grafica, ma aggiungere quel guizzo in più che solo questo tipo di supporto può darti. Non cerchiamo di stupire il lettore con effetti speciali ma di divertirlo, coinvolgerlo e accompagnarlo nell’approfondimento dei temi trattati”.

Fonte: www.wired.it

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