Home»Nonviolenza»Salute naturale»Perché dovremmo sorridere almeno altri 25 minuti. Gli psicologi: 5 al giorno sono pochi

Rossella Burattino

Charles Baudelaire (che non si può certo definire un poeta del buonumore) sosteneva che «il sorriso esprime la gioia di crescere». Perché la risata, quella sana, liberatoria e rassicurante è un toccasana non soltanto per l’animo, ma anche per l’organismo. Cinquant’anni fa ridevamo per 15 minuti. Adesso il tempo si è ridotto a 5. Eppure gli esperti dell’Istituto Riza di medicina psicosomatica (www.riza.it) non hanno dubbi: la dose quotidiana di buonumore deve essere di almeno mezz’ora. I vantaggi? Lo stress diminuisce, l’insonnia migliora. Cuore, fegato e polmoni stanno meglio quando ci divertiamo. Per non parlare dello spirito. È così, anche alla Sorbona di Parigi («ribattezzata» Sorbonne drôlatique), ci si sbellica dalle risate (a fin di studio) e si può frequentare un corso sull’importanza del riso come strumento per migliorare la società.

Per «imparare» a esternare il lato divertente del carattere si può seguire una classe di Yoga della Risata (Hasyayoga), pratica che combina il ridere incondizionato con la respirazione profonda. È stata ideata dal medico indiano Madan Kataria, che nel 1995 ha dato origine al primo Club della Risata. «Oggi si contano milioni di adepti in 75 Paesi del mondo», rivela Laura Toffolo, laughter yoga ambassador e fondatrice dell’associazione nazionale yoga della risata, con sede a Roma e più di 40 indirizzi in Italia (www.yogadellarisata.it). «È più facile sorridere in gruppo perché si combinano contatto visivo e giocosità tipica dell’infanzia – continua -. Le sessioni (sempre gratuite) cominciano con tecniche dolci di riscaldamento: stretching, vocalizzi e battiti ritmici delle mani (cantando ho-ho-ho, ha-ha-ha). Tutto ciò aiuta a far cadere le inibizioni e a sviluppare sentimenti positivi. Seguono gli esercizi di respirazione profonda per preparare i polmoni alla risata abbinando parole come “perdono”, “dimenticare”, “vivi e lascia vivere”». Superati i blocchi, ci si lascia andare, ad esempio, «con la risate di cuore – spiega Toffolo – sollevando le braccia distese verso il cielo, con la testa leggermente inclinata all’indietro. Ci si abbandona attraverso quella di benvenuto unendo le mani e salutando secondo la tradizione indiana (Namaste), oppure, grazie alla risata del leone estendendo pienamente la lingua e ridendo dallo stomaco con gli occhi spalancati e le mani come artigli». La classe termina con la meditazione. I partecipanti sono seduti o sdraiati e lasciano che la positività attraversi il corpo come un fiume in piena. «È un’esperienza potente – riferisce Laura Mariaud, 33 anni, antropologa parigina che ha iniziato a farsi una cultura all’École française du rire et du bien-être di Corinne Cosseron. Spesso porta a una catarsi emotiva benefica e, a volte, a un sentimento di gioia e leggerezza che può durare per diversi giorni. Oltre ai corsi, ho seguito seminari, workshop ed eventi che mi hanno insegnato a prendere la vita senza stress e a ricaricare le energie».

«Ridere non ci seppellirà, ma ci salverà (letteralmente) la vita – racconta Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano – è dimostrato clinicamente: le persone positive hanno più capacità di avere successo nella vita professionale e relazionale. Ridere stimola le difese immunitarie (producendo l’immunoglobulina A), fa rilasciare adrenalina, dopamina (l’ormone del piacere, il neurotrasmettitore che ci consente di essere più intraprendenti, esploratori e selezionare risposte positive). E attiva un meccanismo di liberazione di endorfine e di encefaline (i nostri stupefacenti naturali)». Vedere le opportunità invece delle difficoltà, migliorare la vita con i piccoli gesti: «Come salutare “indossando la divisa del buonumore” – dice Lorenzo Sassoli, presidente Upa, Utenti Pubblicità associati -. L’umore è contagioso così come la malinconia. Perché non trasformare, allora, un giorno al mese, magari il primo lunedì, in un good day? Tutti possiamo impegnarci a sorridere agli altri e a dare soltanto buone notizie. Almeno per 24 ore».

Fonte: www.corriere.it

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