Home»Nonviolenza»Salute naturale»Il colesterolo e la collera: basse concentrazioni favoriscono persino impulsi suicidi

Marco Pacori

Siamo costantemente tempestati dall’informazione sui rischi per la salute legati al tasso di colesterolo. Così, se il medico di famiglia rilevasse da nostri esami valori anomali di questa sostanza, accetteremmo di buon grado il consiglio di fare dieta o esercizio fisico. Ma come la prenderemmo se in ultimo ci raccomandasse anche una visita dallo psicologo? Suona decisamente strano, ma la ricerca sul colesterolo ha messo in luce coincidenze a dir poco sconcertanti: valori bassi di questo lipide accompagnano spesso l’impulso al suicidio ed un inconsueto incremento della frequenza di infortuni e sinistri. Per contro, alte concentrazioni possono essere la conseguenza di un temperamento collerico o di un persistente stato di stress. E’ appena stata pubblicata su Pharmacopsychiatry un’indagine dello psichiatra Papassotiropoulos e altri dell’Università di Bonn in cui è stato provato in modo definitivo che livelli molto bassi di colesterolo nel circolo sanguigno favoriscono un comportamento suicida e aumentano in misura significativa il rischio di incorrere in incidenti mortali. Il disegno sperimentale aveva impegnato un totale di 160 individui: 45 avevano tentato il suicidio; 95 non avevano mai manifestato questo impulso, ma soffrivano di turbe emotive; mentre 20 erano individui comuni presi come controllo. Il risultato più eclatante è stata la constatazione che la tendenza al suicidio decresce con l’aumento del colesterolo totale: chi aveva provato a suicidarsi mostrava valori notevolmente bassi di questo grasso sia in riferimento agli altri due gruppi sia rispetto alla media della popolazione generale. Bassi livelli di colesterolo non limitano il loro effetto nell’inclinazione al suicidio. Altri studi dimostrano che, tra i pazienti psichiatrici, chi ha questo profilo di colesterolo è in genere malinconico, aggressivo ed esibisce una condotta piuttosto violenta. Inoltre, tende a sviluppare una spiccata sensibilità nel cogliere da sfumature della voce o da altri atteggiamenti le espressioni delle emozioni di collera e di tristezza. Anche chi è intensamente timido e inibito non è infrequente che riporti ridotte concentrazioni di colesterolo. E’ quanto affermano Bell e altri ricercatori dell’Università di Tucson in Arizona. Da una ricerca condotta da questi studiosi è emerso che i timidi non solo tendono ad avere un valore basso in questo lipide, ma presentano anche un livello di trigliceridi più alto della norma, abbinati, nel sesso femminile, ad un’elevata percentuale di LDL, il cosiddetto “colesterolo buono” (il quale contribuisce a sua volta contribuisce a ridurre la quantità di HLD o “colesterolo cattivo” in circolo). Engelberg, un noto specialista del Medical Center “Ceder-Sinai” di Los Angeles ha fornito una spiegazione di questo fenomeno sulla rivista Lancet. Secondo il neurologo, l’inclinazione al suicidio e all’atteggiamento ostile hanno a che fare con un’alterazione del metabolismo cerebrale della serotonina. La serotonina è un neurotrasmettitore, cioè una sostanza che le cellule cerebrali usano per lo scambio di messaggi chimici, il cui compito principale è di tenere sotto controllo la quantità di adrenalina e noradrenalina (due ormoni-neurotrasmettitori connessi a collera e paura) presente nel cervello. Dal momento che buona parte della membrana dei neuroni è composta di colesterolo, una sua carenza provoca un’alterazione nella permeabilità di questo rivestimento; di conseguenza, la serotonina non riuscirebbe ad assolvere in modo adeguato la sua funzione inibitrice. Il risultato di questo malfunzionamento sarebbe quindi una limitata capacità di tenere a freno azioni violente e autolesioniste. Può sembrare un paradosso, ma anche una misura elevata di colesterolo HDL è associata ad un aumento dell’animosità. In questo caso però, a livello biochimico, ciò che accade, sebbene affine, è diverso dal meccanismo alla base di dosi basse. In altre parole, la percezione di una minaccia stimola una condizione di mobilitazione dell’intero organismo, preparandolo ad una risposta di combattimento o di fuga. Succede così che il cuore batte più velocemente, la respirazione accelera e si verifica un maggiore afflusso di sangue ai muscoli e al cervello. Queste reazioni sono mediate proprio da adrenalina e noradrenalina. Uno degli effetti del rilascio di questi ormoni è di rendere disponibili le risorse energetiche, tra cui il colesterolo, che viene liberato dai tessuti adiposi del corpo e riversato nel sangue. In chi ha un’indole collerica, il fenomeno descritto diventa una consuetudine, provocando una presenza cronica di alte concentrazioni di questa sostanza in circolo. Viene da sé che questo predispone ad un più intenso rischio di infarto e di altri disturbi cardiocircolatori, dal momento che accumuli di questo grasso si depositano sulle arterie, ostruendole. Naturalmente, non tutti coloro che hanno alti valori di colesterolo sono anche collerici; ma chi è collerico ha quasi sempre valori alti di questo lipide. Il “sodalizio” tra questo sentimento e il colesterolo è presente in individui permalosi e scontrosi di entrambi i sessi; è però più marcato negli uomini. Inoltre, uomini e donne con questo abbinamento, hanno modi diversi di manifestare la rabbia: nell’uomo si esprime maggiormente con atti ostili e con comportamenti dominanti; nelle donne, con atteggiamenti denigratori e irrisori. Inoltre, nel sesso femminile si è osservato che le donne aggressive, ma che tendono a reprimere questa emozione, mostrano un livello più basso di colesterolo rispetto a quelle che la scaricano apertamente. Lo psicologo Muller, assieme a dei colleghi dell’Università di Costanza in Germania, ha rilevato in una vasta indagine come chi abbia un profilo favorevole di colesterolo, cioè livelli contenuti di HDL e alti di LDL, sia in genere un individuo equilibrato, capace di canalizzare la rabbia in modi costruttivi: come l’affermazione di sé e la capacità di fare rispettare le proprie idee. Un’altra emozione provoca un effetto analogo a quello della collera sul colesterolo: è l’ansia. Un gruppo di psichiatri dell’Università di Londra, guidati da Kueczimiercyk, ha riscontrato che gli individui fortemente ansiosi mostrano un’elevata concentrazione di colesterolo e di trigliceridi. Lo stesso accade in caso di stress prolungato o in chi soffre di attacchi di panico. Il meccanismo biologico che sta dietro a questa associazione si suppone sia lo stesso che si innesca con la collera. Quanto detto mette il colesterolo decisamente in “cattiva luce”. Possibile che alte concentrazioni di questo lipide non abbiano almeno un lato positivo? E’ quanto presumibilmente si sono chiesti Muldoon e altri farmacologi dell’Università di Pittsburg in Pennsylvania. In un esperimento, hanno sottoposto 177 soggetti sani a dei test di intelligenza e ne hanno misurato il livello di colesterolo. Dai risultati é emerso che esiste una significativa correlazione tra creatività e profilo elevato di questo lipide. Questo, spiegano gli studiosi, sarebbe dovuto al fatto che il colesterolo è un “eccellente” nutrimento per il cervello. Magra consolazione … o per meglio dire, “grassa”.

Fonte: www.linguaggiodelcorpo.it

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • NONVIOLENZA
  • ABOUT
  • CONTACT