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Esiste un futuro per il vino italiano?

Foltran Luca

Un nuovo rapporto di Greenpeace evidenzia che l’aumento globale della temperatura terrestre potrebbe avere effetti importanti sulle coltivazioni, ed in particolare sulla produzione di uva per vini.
Secondo lo studio intitolato “Quale futuro per il vino italiano?” e presentato in occasione della manifestazione Vinitaly 2012, a causa del riscaldamento globale, molti produttori di vino italiani sono stati costretti ad anticipare  il calendario delle raccolte ed intervenire nella fase di produzione al fine di mantenere una buona qualità dei propri prodotti.
L’appello, in difesa della produzione vitivinicola italiana., chiama in causa i Governi perché si impegnino subito a invertire l’andamento delle emissioni globali di gas serra entro il 2015 e a raggiungere riduzioni globali dell’ottanta per cento delle emissioni di gas serra entro il 2050: secondo lo studio è necessario mantenere l’aumento globale delle temperature al di sotto dei 2°C rispetto all’epoca industriale.

Si parla di  sempre maggiori difficoltà nella coltivazione per vitigni come Aglianico e Falanghina e vendemmie anticipate in molte zone d’Italia, dall’Oltrepò Pavese fino alla Toscana.

Sono solo alcuni degli effetti possibili o già in atto dei cambiamenti climatici sulla produzione vitivinicola italiana.

Uno studio simile era già stato condotto nel 2009 sul territorio francese, sempre da Greenpeace, attraverso il rapporto”Impacts of climate change on wine in France”  dove l’attenzione era stata posta specificatamente alla zona della Borgogna (zona di produzione del Pinot nero e del  Chardonnay).

La proiezione stabilisce che con aumenti della temperatura media da 4 a 6°C, l’area di produzione vitivinicola sarebbe destinata a spostarsi di circa 1.000 km a nord nel nostro emisfero (e altrettanto verso sud nell’emisfero australe).
Dato evidente invece è che in Borgogna vi è stato anticipo delle vendemmie per  tutte le varietà prodotte, pari a 12-13 giorni se confrontato con i periodi 1973-87 e 1988-2006, unito a una riduzione media della stagione produttiva.

I problemi più gravi evidenziati dal nuovo rapporto di Greenpeace sul versante italiano parlano di:
– Anticipo delle vendemmie in Oltrepò Pavese, Veneto, Toscana, Abruzzo
– Criticità in Campania per Aglianico e Falanghina
– Siccità e perdita di raccolto in Sicilia

Le proiezioni sul territorio italiano mostrano che alcune aree finora inadatte alla coltivazione della vite potrebbero invece risultare e i risultati sarebbero sbalorditivi: ci si potrebbe trovare con produzioni di Chianti in Trentino Alto Adige.
Il problema non può essere sottovalutato se consideriamo che l’Italia è il primo Paese in Europa nella produzione di vino, grazie anche alle uniche qualità dei vini pregiati che la nostra penisola possiede.

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One Response to "Esiste un futuro per il vino italiano?"

  1. Donato Pasqualicchio   2 maggio 2012 at 18:18

    Il vino è un piacere se contiene veleni che piacere è.Io ho sperimentato per sette anni, ho capito meglio degli altri la peronospora e l’oidio e la combatto con un semplice sacchetto di plastica. Il sacchetto ha la proprietà di non far arrivare le spoore della peronospora e dell’oidio sul grappolo dell’uva, difendendolo da peronospora, dall’oidio, da insetti,da uccelli da grandine,devi solo trattare le foglie con anti oidio.Questo ti da la possibilità di produrre uva biologica, quindi fa diventare il vino un vero piacere.
    L’ecologia non è una filosofia, è un’azione

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