Home»Nonviolenza»“The Lady”: Aung San Suu Kyi e la lotta per i diritti umani arrivano sul grande schermo

Riccardo Noury

Il 23 marzo esce nelle sale italiane un film importante: “The Lady”, di Luc Besson, col patrocinio della Sezione Italiana di Amnesty International.  Come pellicola di esordio da parte della nuova casa di distribuzione Good Films, la scelta non poteva essere migliore.

Due ore di storia della Birmania (che i militari al potere hanno rinominato Myanmar) attraverso la vicenda personale e politica di colei che, per il mondo intero, rappresenta più di ogni altro la sofferenza e il coraggio di un popolo oppresso:  Aung San Suu Kyi.

Aung San Suu Kyi, figlia del padre dell’indipendenza della Birmania, leader della Lega nazionale per la democrazia e premio Nobel per la pace nel 1991, è tornata in libertà e all’impegno politico il 13 novembre del 2010, dopo aver trascorso agli arresti domiciliari oltre 15 dei 21 anni precedenti: dal 1989 al 1995, dal 2000 al 2002 e dal 2003 al 2010 il suo mondo è stato un appartamento di Rangoon (o Yangon, come i militari hanno ribattezzato quella che è ormai l’ex capitale del paese).

Da lì, ha resistito tenacemente all’isolamento e alla denigrazione, ha accudito con amore ma con l’enorme impotenza della lontananza forzata, l’agonia del marito Michael Aris colpito dal cancro in Inghilterra, ha visto sfilare la storiche manifestazioni della “rivoluzione zafferano” del 2007, anticipatrice di tante rivolte degli anni successivi. E una volta libera, ha ripreso la sua battaglia per la democrazia, i diritti, la dignità e l’uguaglianza.

Anche grazie all’impegno di Aung San Suu Kyi, e certamente alle pressioni internazionali, i militari al potere hanno iniziato a rilasciare una parte dei circa 2000 prigionieri politici e di coscienza detenuti in condizioni infami nelle carceri del paese, molti dei quali condannati all’indomani della “rivoluzione zafferano”.

Lo scorso ottobre, sono tornati in libertà 120 dissidenti, tra cui Zaw Htet Ko Ko, esponente del Gruppo studentesco Generazione 88, in carcere dall’ottobre 2007 e l’attore, comico e autore di commedie Zarganar, imprigionato nel giugno 2008 per aver portato i soccorsi alle popolazioni colpite dal ciclone Nargis.

In quell’occasione è tornata in libertà anche la sindacalista Su Su Nway, con cui avevamo inaugurato questo blog, nel maggio scorso.

Il 13 gennaio di quest’anno c’è stata la quarta e ultima, finora, amnistia da parte dell’attuale governo. Sono stati rilasciati 130 prigionieri politici tra i quali i noti dissidenti Htay Kywe e U Gambira, tra i leader della “rivoluzione zafferano”, U Khun Htun Oo (presidente della Lega nazionale per la democrazia dello stato di Shan) e il leader studentesco Min Ko Naing.

Secondo le organizzazioni locali e internazionali, i rilasci devono proseguire fino a quando non uno degli oltre 1000 prigionieri di coscienza sarà ancora in carcere. 

Questo sarà di certo uno degli impegni che Aung San Suu Kyi porterà avanti, sia fuori che, eventualmente, dentro al Parlamento: è infatti candidata alle elezioni suppletive del mese prossimo!

Chi volesse farle gli auguri, omaggiare il suo coraggio, esprimere solidarietà, ha una semplice ed efficace possibilità: prendere parte alla campagna “Send a Message” e registrare un messaggio attraverso la pagina Facebook di Good Films.

Fonte: www.corriere.it

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